Le Web 3: ma ci sarà qualcosa oltre la pubblicità?

| 16 dicembre 2007 |



Si è chiusa a Parigi, organizzata come al solito da Loic Le Meur (nella foto), la due giorni mondiale sullo stato della rete fra qualche preoccupazione per una eventuale nuova ‘’bolla’’ e la convinzione che il modello industriale ‘’verticale’’ e centralizzato possa essere superato- Doc Searls decreta la fine dell’ advertising

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Goojet, un’ azienda francese che si occupa di servizi integrati tra web e dispositivi mobili, ha conquistato il primo posto nella gara per le aziende appena nate (qui le 33 startup che hanno partecipato alla competizione) che si è svolta nell’ ambito del Le Web 3, la rassegna sulle nuove idee ed esperienze di imprenditoria online che si è svolta nei giorni scorsi a Parigi. Al secondo posto si è piazzata Plymedia e al terzo g.ho.st.

‘’Caso vuole che goojet sia uno sponsor della prima ora di Le Web 3, che sia nata in Francia e che il suo lancio avvenga proprio oggi. Una semplice coincidenza? Chissà chi c’è tra gli investitori…’’, ha rilevato su Pandemia Luca Conti, che ha partecipato ai lavori, segnalando anche una certa delusione per i mancati riconoscimenti alle aziende italiane.

Federico Fasce su Apogeonline parla invece di ‘’successo’’ – http://www.apogeonline.com/webzine/2007/12/14/01/200712140101 – della grande manifestazione sulla Rete mondiale, segnalando però che nell’ aria si avvertiva anche ‘’qualche preoccupazione: siamo dentro a una nuova bolla?’’

Nei capannoni di Saint Denis, alla periferia di Parigi, ambiente tipicamente californiano e Loïc Le Meur, l’ organizzatore della manifestazione, non ci sono dubbi – dice ancora Fasce -, strizza spesso e volentieri l’occhio agli States. Ma, alla fine, osserva, anche Le Web 3 ‘’è solo una confezione migliore (a dirla tutta anche un po’ pacchiana) che racchiude uno schema classico: qualcuno parla, la platea ascolta. E a volte si annoia e si rifugia nella hall per un caffè o nella zona networking per cogliere l’occasione di parlare con i mostri sacri del web internazionale’’.

Qualcuno è anche molto cattivo e su infos des medias , ad esempio racconta di aver provato una forte impressione di déjà vu.

‘’Sempre gli stessi blogger francesi, che si sono autodesignati come influenti, che si dividono i legami e i regali delle aziende per restare alla testa delle clasiffiche alla wikio. (Nota: niente di meglio delle quinte di Le Web 3 per capire come nascono i famosi link fra blog che determinano il piazzamento di una pagina e la celebrità. E’ peggio che nella stampa classica).

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Al centro dei discorsi, naturalmente, il problema del business model e, di conseguenza, la questione della pubblicità, che per ora – nonostante la ‘’fantasia’’ dei guru del web – è l’ unica fonte stabile di ricavi. Qualcuno spera – anzi, teorizza – che la forma stessa della rete possa portare con sé una sorta di serendipity economica.

‘’Ma davvero la pubblicità è l’unica risposta possibile per il sostentamento delle applicazioni Internet? Non tutti ne sono convinti – sottolinea Fasce – , a cominciare da Jason Calacanis, che si scaglia contro lo spam imperante in Rete. Con il termine Calacanis non indica solo la pubblicità indesiderata che intasa le caselle mail di tutto il mondo, ma tutto ciò che è contenuto non pertinente, dagli spam blog agli ad di Google, che infastidiscono e limitano le possibilità di ricerca.

Ma è Doc Searls, coautore del Cluetrain Manifesto a decretare la fine dell’advertising. A cominciare proprio dagli AdSense di Google. Il classico processo produttivo, al tempo di Internet, sembra così destinato a frammentarsi in una costellazione di eventi, non tutti diretti a massimizzare il profitto: secondo Searls, il business del ventunesimo secolo deve passare dal concetto di catena a quello di costellazione. Non più, quindi, processi produttivi verticali, ma eventi collegati tra loro che possono generare guadagni in modi inaspettati: la serendipity applicata all’economia’’.

E la ‘’bolla’’?

‘’Le astronomiche valutazioni di Facebook – spiega Federico Fasce – hanno suonato come un campanello d’allarme nelle orecchie degli imprenditori del web, che ora si chiedono se l’interesse intorno al mondo delle start-up non sia eccessivo e stia gonfiando artificialmente le cifre investite. Dal mondo dei venture capitalist, però, si percepisce ancora una certa cautela: le 37 realtà che hanno partecipato alla startup competition sono state duramente bacchettate dai giudici, che hanno riscontrato poca innovazione e una scarsa capacità nel presentare le idee. La vittoria è andata a Goojet, azienda francese che si occupa di servizi integrati tra web e dispositivi mobili, e che curiosamente figura tra gli sponsor della manifestazione’’.<

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