C’è un gesto che milioni di persone compiono quasi automaticamente davanti a uno sportello ATM. Un’abitudine radicata, spesso percepita come innocua o addirittura utile per tenere traccia delle operazioni.
Eppure, proprio quel piccolo foglio può trasformarsi in un elemento vulnerabile, capace di esporre dati sensibili e facilitare nuove forme di truffa.
La nuova truffa al Bancomat
Negli ultimi mesi, le segnalazioni su tecniche sempre più raffinate di frode legate ai Bancomat hanno riportato l’attenzione su un aspetto sottovalutato: le informazioni contenute negli scontrini cartacei.
Non si tratta, ovviamente, di dati completi come il PIN o il numero integrale della carta, ma il quadro che emerge è comunque sufficiente per alimentare operazioni fraudolente mirate.
Cosa c’è davvero nello scontrino
Uno scontrino ATM contiene una serie di elementi che, presi singolarmente, sembrano innocui. Il saldo disponibile, le ultime cifre della carta, l’orario e il luogo del prelievo. Ma è proprio la combinazione di questi dati a renderlo potenzialmente pericoloso.
Per un truffatore, conoscere il saldo residuo significa capire immediatamente se un conto è “interessante”.

Ecco perché dovresti evitare di stampare lo scontrino – lsdi.it
Le ultime cifre della carta, unite al codice identificativo dello sportello, permettono invece di costruire una traccia credibile, utile per ulteriori tentativi di accesso o manipolazione. Non serve molto di più, soprattutto se questi dati finiscono nelle mani giuste — o sbagliate.
Il rischio aumenta quando lo scontrino viene abbandonato vicino allo sportello o gettato senza particolare attenzione. In questi casi, il passaggio da semplice ricevuta a strumento di attacco è sorprendentemente rapido.
Quando la truffa diventa più sofisticata
Il problema non si limita alla raccolta passiva di informazioni. Sempre più spesso, queste tecniche si intrecciano con strumenti già noti come skimmer e microcamere installate sugli ATM. Se un malintenzionato riesce a intercettare il PIN o clonare la banda magnetica, lo scontrino diventa il tassello finale per completare il quadro.
Ma non è tutto. Un’altra deriva preoccupante riguarda il cosiddetto vishing, ovvero le truffe telefoniche costruite ad arte. In questi casi, i truffatori contattano la vittima fingendosi operatori bancari e utilizzano proprio i dati presenti sullo scontrino per rendere la conversazione credibile.
Citare l’orario esatto di un prelievo o le ultime cifre della carta crea un effetto di fiducia immediato, che può indurre a fornire informazioni ben più sensibili. È qui che la truffa cambia natura: da tentativo generico diventa attacco mirato, costruito su dettagli reali.
Un gesto semplice che può fare la differenza
Di fronte a questo scenario, il consiglio degli esperti è chiaro: evitare la stampa dello scontrino quando non strettamente necessario. Le app bancarie e i servizi digitali offrono ormai un controllo immediato e più sicuro delle operazioni, riducendo la necessità di supporti cartacei.
Quando la stampa è inevitabile, la gestione dello scontrino diventa cruciale. Non lasciarlo mai nei pressi dello sportello e, se possibile, distruggerlo prima di smaltirlo. Sono accorgimenti minimi, ma in grado di ridurre sensibilmente il rischio.
Nel panorama attuale, dove la sicurezza non è più solo una questione tecnologica ma anche comportamentale, anche le abitudini più banali possono fare la differenza. E quel piccolo foglio, spesso ignorato, racconta molto più di quanto si possa immaginare.

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