Terremoto!

| 19 giugno 2017 | Tag:, , ,

La notizia è del 15 giugno. La terra ha tremato ancora, per l’ennesima volta, nelle Marche. Ma la notizia, per quello che ci riguarda, oggi è un’altra, e riguarda il nostro ambito di competenza: l’informazione. Non ci saranno liste di persone da riconoscere, non ci saranno macerie da spostare, non ci saranno lutti. La notizia sulla scossa di terremoto stavolta non è vera. Eppure arriva da fonte certa, anzi certissima, anzi certificata: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Al punto che Rai news la riporta ancora nel proprio sito, anche oggi 16 giugno, venerdì, alle ore 15,30 come si vede nello screenshot che abbiamo inserito come prima immagine a commento di questo pezzo. L’immagine non mente e non è stata alterata o falsificata, non da noi, e non qui.

 

 

 

Quello che la rete vi restituirà quando leggerete questo articolo nelle prossime ore e poi nei giorni e nei mesi a venire, quello sarà tutto diverso, ne siamo certi. Ed è su questo aspetto che vi invitiamo a cominciare a riflettere perchè è questo, a nostro avviso, uno degli aspetti più interessanti ma anche preoccupanti di quella che potremmo chiamare gestione delle news durante un’emergenza. O anche togliendo la parola emergenza. La rete non invecchia le notizie, o almeno, non ha la capacità di aggiornarle secondo percorsi automatici. Potremmo riaprire il dibattito sul  diritto all’oblio ad esempio, o parlare di diritto alla rettifica così come spesso accade dopo un fatto di cronaca. In rete le cose rimangono. In rete tutto resta: persino le notizie false, e anche quel tipo di notizie, ad esempio la notizia di un’emergenza di grande impatto sociale come un terremoto o un’inondazione o un attentato terroristico, che abbiamo dimostrato essere state battute con troppa fretta o condivise senza i necessari controlli. Pensate a cosa potrebbe succedere, o meglio a cosa sarebbe potuto succedere proprio in seguito alla notizia della forte scossa di terremoto diffusa per errore il 15 giugno? In realtà la domanda è retorica e questo pezzo prova proprio a rispondere ad essa cercando di andare oltre la superficie.

 

 

Gran cosa la rivoluzione digitale ma stare dentro al mondo improvvisamente globale in cui veniamo subissati da milioni e milioni di informazioni ogni giorno significa avere gli strumenti per gestire questa imponente mole di dati e decodificarli in modo utile e vantaggioso per noi e per gli altri. Significa poter essere al centro delle notizie e usarle per il bene comune non esserne in balia o peggio esserne vittime. Purtroppo davanti ad un cataclisma, ad una sciagura ad un evento naturale devastante è quasi sempre così che va a finire. A tuttoggi nella prima schermata che ci fornisce il nostro motore di ricerca alla query : ” terremoto nelle marche “,  nei primi 8 risultati che emergono

– tenendo conto naturalmente della nostra personale filter bubble o camera dell’eco   – i primi tre nel listato di google riportano la notizia della scossa del 15 giugno e due su tre di questi, il secondo e il terzo, la riportano in modo errato. Uno è il sito di rai news di cui vi abbiamo inserito lo screenshot e l’altro è quello del secondo screenshot postato.  Si tratta di un sito che non conosciamo  ma sembra una rubrica dedicata alle previsioni meteo.

 

 

La falsa notizia è tuttora in pagina in entrambi i siti come da immagini a documento.  Risalendo la corrente verso le fonti e la verifica delle medesime per accertare la genesi della notizia e la dinamica della sua diffusione scopriamo velocemente e senza difficoltà – peraltro la notizia sulla fonte era già contenuta in entrami i siti che l’hanno e tuttora continuano a diffonderla in modo errato – che come abbiamo anticipato sopra a divulgare la falsa notizia è stato il sito dell‘Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  meglio conosciuto come INGV una fonte scientifica e istituzionale di valore assoluto e quindi ritenuta da tutti, giornalisti e non, affidabile al 100% , come è normale che sia, ci permettiamo di aggiungere. Cosa è successo?

 

 

 

 

Secondo il comunicato diramato dai vertici dell’Ingv qualche tempo dopo la diffusione della notizia erronea  si è trattato di un problema tecnico:

 

 

 

“Alle 5:17, ora italiana, di questa mattina (15 giugno 2017) è avvenuto un evento sismico di Ml 1.6 con epicentro nei pressi di Pieve Torina (MC). 

 

A causa di un problema tecnico è stata erroneamente associata a tale evento una magnitudo Mb 5.1 di un terremoto avvenuto nelle Filippine, con pubblicazione sulla lista terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). 
Il problema è stato prontamente corretto. 
Ci scusiamo per l’inconveniente “

“Questa mattina, alle 5:17 ora italiana, è avvenuto un evento sismico di Ml 1.6 con epicentro nei pressi di Pieve Torina (MC). L’evento è stato regolarmente analizzato dai sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in turno, ma trattandosi di un evento ben al di sotto della soglia di magnitudo convenuta con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), non è stata inoltrata alcuna comunicazione al Dipartimento stesso. Quasi contemporaneamente, fuori dai confini italiani si è verificato un terremoto che il sistema di acquisizione ha correttamente localizzato nelle Filippine, stimando una magnitudo pari a Mb 5.1. Purtroppo, a causa di un problema tecnico al sistema di acquisizione automatico, tale magnitudo è stata erroneamente associata al terremoto di Pieve Torina. Entro pochi minuti, come da prassi, il sistema automatico ha pubblicato questa informazione sulla lista dei terremoti dell’INGV.All’INGV è affidata la sorveglianza della sismicità dell’intero territorio nazionale, che viene svolta attraverso reti di sensori e strumentazione tecnologicamente avanzata distribuiti sul territorio nazionale. I segnali acquisiti vengono trasmessi in tempo reale alla sala operativa di Roma, dove personale specializzato, presente 24 ore su 24, li elabora per ottenere i parametri dell’evento e dei processi in atto.

 

 

L’INGV fornisce al DPC informazioni su ogni terremoto italiano potenzialmente percepito dalla popolazione, seguendo una procedura stabilita da un accordo tra INGV e DPC consolidata negli anni. I turnisti della Sala Sismica trasmettono al DPC le informazioni rilevanti con una tempistica rigorosa (entro 2 – 5 – 30 minuti) e con modalità multiple (telefono, messaggi di posta elettronica, SMS inviati tramite un server dedicato). La comunicazione entro i 30 minuti è quella definitiva, ottenuta dopo un’attenta analisi dei sismogrammi registrati dagli oltre 400 sismometri della rete nazionale di rilevamento. Tale procedura viene applicata regolarmente per tutti i terremoti con magnitudo pari o superiore a 2.5 in Italia.

 

 

Da maggio 2012, data in cui è stato attivato il sistema informatico di localizzazione e pubblicazione dei terremoti attualmente in uso, ben 4,5 milioni di localizzazioni sono entrate nella nostra banca-dati della sismicità, e oltre 225.000 terremoti sono stati rivisti manualmente dai turnisti in sala. Solo dal 24 agosto scorso alle 13.00 di oggi (ora italiana) sono stati registrati ben 70.328 terremoti riconducibili alla sequenza di Amatrice-Norcia-Visso, in media oltre 240 terremoti al giorno.
A fronte di questo malfunzionamento del sistema automatico di pubblicazione degli eventi avvenuto oggi, stiamo provvedendo a un ulteriore potenziamento dei controlli “.

 

 

 

Noi di Lsdi abbiamo chiesto ulteriori chiarimenti agli attivisti online del gruppo di lavoro Terremoto Centro Italia che ci ha così risposto attraverso Cristina Galasso:

 

 

“Gli informatici del nostro gruppo  ipotizzano un bug di sistema ma ciò non toglie che qualcosa nelle verifiche manuali non abbia funzionato almeno nelle tempistiche come dichiarano nella nota quelli dell’Ingv. Il problema vero è stata la pubblicazione in automatico sul sito dell’Ingv senza controlli e verifiche manuali che una magnitudo di quel tipo avrebbe dovuto imporre. Così come lascia intendere anche la nota ultima dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanlogia. Al di là di questa specifica notizia secondo noi attivisti del gruppo Terremoto Centro Italia nel nostro Paese manca un vero e proprio piano strategico per la gestione della comunicazione nelle emergenze. Uno strumento che integri comunicazione on e off line, offra regole, policy e format condivisi da tutti i soggetti in campo, in primis la Protezione Civile che ha annunciato sei mesi fa l’apertura di un account twitter che ancora non si è visto. In una situazione del genere è poi dura lamentarsi di avere a che fare con fake news o bufale”.

 

 

 

Inutile dire che condividiamo in toto questo intervento e che vorremmo, per parte nostra, aggiungere una piccola riflessione: nell’anno delle fake news quando forse finalmente ci si comincia seriamente a convincere che non nella diffusione di notizie false stia il vero problema, ma nella rapida messa a punto  degli strumenti culturali per comprendere i meccanismi che portano alla diffusione di tali bufale e di come approcciarsi nel mondo corretto alla verifica di tali fatti e alla loro successiva eventuale condivisione, servono percorsi di consapevolezza per approcciare il cambiamento nel modo corretto.

 

 

 

 

Percorsi che nascono nelle scuole a cominciare dal periodo dell’obbligo e dai nostri figli, dai più piccoli fino agli studenti universitari, che sono certo tutti nativi e a proprio agio con gli strumenti tecnologici ticipi di questo scorcio di secolo ma che mancano di anticorpi, regole, certezze nel sapere come comportarsi in modo adulto e consapevole davanti a situzioni delicate, difficili, imbarazzanti, crude o soltanto complesse che possono presentarsi loro difronte mentre popolano minuto dopo minuto il loro spazio digitale così diverso e così uguale da poter essere chiamato facilmente in un unico e semplice modo, valido per tutti e da tutti conosciuto: la vita.

 

 

 

 

 

Di gestioni delle emergenze abbiamo parlato nell’ultima edizione di digit, quella svoltasi nell’ottobre del 2016 a Prato presso la sede della Camera di Commercio. Di seguito il video intergrale di quell’incontro a cui hanno partecipato Stefano Maria Cianciotta e Cristina Galasso.

 

 

 

 

 

 

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