Precariato, ma gli editori non sono i soli responsabili

| 15 marzo 2014 | Tag:, , ,

corrispettivi-giornalistiLa pagina Facebook del presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino sta pubblicando in questi giorni delle immagini di scansioni digitali di documenti che riportano i compensi che vari editori propongono, o meglio dire impongono, ai giornalisti collaboratori.

 

Come non è noto ai cittadini – lettori, ma come sanno  tutti i giornalisti, questo esercito di giornalisti è la vera spina dorsale produttiva dei giornali e degli organi di informazione dato che senza di loro non si produrrebbe più della metà dell’informazione in circolo in Italia. Dai documenti esce un mondo del giornalismo sempre più sfruttato e tiranneggiato  attraverso forme contrattuali perennemente al ribasso, diverse fra loro come forma e sostanza.

 

Se scorrete la fotogallery si scopre che si pagano dai 2 ai 5 euro a notizia, le foto possono essere pagate anche 1 euro ciascuna. Per un video siamo intorno ai 12 euro.

 

 

Nell’ analisi che accompagna la pagina Facebook dove sono pubblicati i dati raccolti la colpa di questa situazione è attribuita agli editori.

 

In effetti gli editori sono i tenutari del sistema dello sfruttamento, essendo loro i referenti economici dell’ attività imprenditoriale che si esprime nella produzione dell’ informazione.

Ma occorre essere chiari, non sono gli unici responsabili.

 

Il sistema inquinato dell’ informazione in Italia è anche fatto da giornalisti che sfruttano altri giornalisti e che per difendere le loro cariche, le loro prebende e spesso la loro incompetenza e le loro compromissioni, non si sognano neanche lontanamente di tutelare o denunciare lo sfruttamento continuo e sistematico, economico ed etico dei loro colleghi collaboratori.

 

Nonostante le buone intenzioni, la ”Carta di Firenze”, che avrebbe dovuto consentire di procedere proprio contro le responsabilità dei vertici giornalistici delle testate nello sfruttamento dei colleghi precari, si è dimostrata uno strumento in gran parte inutile.  Ma d’ altronde è difficile che una Carta possa incidere in situazioni tanto radicate da diventare quasi una componente strutturale dello scenario del mercato del lavoro giornalistico in Italia.
A questo si aggiungono le responsabilità di parti importanti dell’ Ordine Nazionale dei Giornalisti e degli Ordini Regionali che per anni hanno scelto di far crescere a dismisura il numero dei giornalisti in Italia, pensando alla quantità piuttosto che alla qualità, pensando al numero dei voti e delle tessere, piuttosto che al futuro e al buon senso della professione.

 

Non solo ma gli stessi Ordini si svegliano solo ora a denunciare una situazione da anni pervasiva. E in molti ordini Regionali prevale ancora l’  omertà su molte situazioni, se non la connivenza con gli editori.

 

Allo stesso modo il sindacato dei giornalisti, Fnsi e Associazioni regionali di stampa, per troppi anni hanno tutelato e difeso gli interessi dei soli contrattualizzati, dimenticando i free lance, specie professionale scoperta forzosamente solo negli ultimi anni, ma senza capire ancora per bene che un riequilibrio sul piano dei redditi e dei diritti può venire solo attraverso una contrattazione radicalmente diversa.

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