Il fumetto al servizio del giornalismo di impegno civile

| 30 maggio 2014 | Tag:, ,

Becco1È possibile fare del giornalismo attraverso i fumetti? Una domanda alla quale avevamo già cercato di rispondere con l’ intervista a Carlo Gubitosa sul suo giornale, Mamma! Ma se in quel caso si era parlato soprattutto di fumetti, giornalismo e satira, Lsdi  cerca ora di analizzare il rapporto tra giornalismo e comics nel settore della cronaca. E si è rivolta alla casa editrice Becco Giallo.

 

Dalla strage di piazza della Loggia a Brescia al G8 di Genova passando per la tragedia del Vajont, il mostro di Firenze, Emanuela Orlandi, la Banda della Magliana e molte altre vicende, l’editrice padovana ha infatti dimostrato negli anni che le “nuvole parlanti” hanno tutte le carte in regole per poter entrare di diritto nel mondo del giornalismo.

 

di Fabio Dalmasso

 

Becco Giallo pubblica fumetti d’impegno civile dal 2005 «per la passione verso la verità e per il bisogno di giustizia» racconta il direttore editoriale Guido Ostanel: una scelta che ha portato la casa editrice a confrontarsi con alcuni dei temi più importanti della storia italiana, episodi sui quali spesso non è stata ancora fatta chiarezza.

 

Premio Pulitzer per Maus

A chi esprime dubbi sul rapporto tra giornalismo e fumetti, i responsabili della Becco Giallo ricordano che “il fumetto è niente più e niente meno che un linguaggio, esattamente come la musica o la televisione: banalizzando, è un sistema strutturato di segni (verbali e non verbali) che, al pari degli altri linguaggi, può essere utilizzato (da qualcuno) bene oppure male (secondo qualcuno), per intrattenere, per informare, per fare propaganda, e, quindi, anche per provare a raccontare la realtà in cui viviamo”. Parole che trovano riscontro nei grandi lavori di graphic journalism noti in tutto il mondo come Palestine e Safe Area Goražde di Joe Sacco, in grado di raccontare con maestria i conflitti in Medio Oriente e nella ex Jugoslavia; o Persepolis, di Marjane Satrapi, autobiografia che illustra al meglio la storia dell’ Iran. O ancora Maus, incentrato sulla tragedia degli ebrei durante la seconda guerra mondiale e che è valso al suo creatore e disegnatore, Art Spiegelman, lo Special Award del Premio Pulitzer.

 

Graphic journalism italiano

Becco3Nomi ed esperienze che hanno permesso al graphic journalism di uscire allo scoperto e di essere apprezzato da un numero sempre maggiore di lettori anche in Italia: grazie alla Becco Giallo molti hanno potuto leggere Il delitto Pasolini, di Gianluca Maconi, di cui Furio Colombo ha scritto nella prefazione: “Pensieri e sentimenti, emozioni e tensioni sono misteriosamente trasmigrati, al di là della notizia e della tragica cronaca, guidando mano e parole dell’ autore di questa storia disegnata”.

 

Ma anche opere come Ilva. Comizi d’acciaio, con la sceneggiatura proprio di Carlo Gubitosa e i disegni di Kanjano, o Ilaria Alpi. Il prezzo della verità, scritto da Marco Rizzo e disegnato da Francesco Ripoli, vincitore del premio come miglior fumetto a Napoli Comicon 2008.

 

In questa intervista a Lsdi Guido Ostanel, direttore editoriale di Becco Giallo, spiega i motivi che hanno portato alla nascita della casa editrice e come si possa fare giornalismo attraverso i fumetti.

 

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Quando e perché nasce Becco Giallo?

 

Nasce nel 2005. Per non dimenticare. Per cercare di divulgare fatti importanti della storia italiana con uno strumento nuovo e, speriamo, efficace.

 

 Perché la scelta di dedicarsi a un fumetto che affrontasse la cronaca?

 

Per la passione verso la verità e per il bisogno di giustizia. Nella speranza di poter coinvolgere i lettori più giovani. E nella convinzione che solo un accostamento a prima vista “irriverente”, come quello fra fumetto e casi di cronaca tra i più dolorosi della storia italiana, potesse all’inizio risvegliare le coscienze tra le più assopite d’Europa.

 

 

Avete dei buoni riscontri? C’è interesse verso questo tipo di fumetto?

 

Siamo felici. Per i numeri, che ci consentono di proseguire il nostro progetto. E soprattutto per la sensazione di aver fornito in questi anni a tante persone materiali utili per continuare le loro battaglie, personali o collettive, per la verità e per la giustizia, contro l’ oblio e la disinformazione.

 

 

Pensa che sia possibile fare giornalismo attraverso il fumetto?

 

Sì. Se il fumetto è un linguaggio, allora con il fumetto si può fare, tra le altre cose, anche giornalismo.

 

 

Quali sono i punti di forza di un giornalismo fatto attraverso i fumetti secondo lei?

 

La potenza, l’efficacia, l’immediatezza, la grande capacità attrattiva del segno iconico, l’alto livello di complicità richiesta al fruitore del pezzo, la capacità di sintesi, le possibilità di immedesimazione, la facilità con cui si possono gestire molteplici livelli di lettura.

 

Quali sono gli autori più importanti (internazionali e italiani) di graphic journalism?

 

Per l’ Italia cito volentieri il percorso fatto in questi anni da Claudio Calia e Gianluca Costantini. Fuori dallo stivale, quelli di Ted Rall e Philippe Squarzoni.

 

 

Quali saranno i temi affrontati nelle prossime uscite?

 

L’Aquila e Don Lorenzo Milani. Storie a cui stiamo lavorando e a cui teniamo molto.

 

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