Chi gestisce un blog non è responsabile dei commenti: il caso del ‘’Perbenista’’

| 19 marzo 2014 | Tag:, , ,

PerbenistaIl gestore di un blog non è responsabile dei commenti che vengono inseriti dai lettori: la Corte di Cassazione ha così motivato la sentenza con la quale ha annullato il sequestro del sito Il Perbenista, provvedimento che era stato preso in seguito a un querela.

 

« Il perbenista – spiega Marco Belviso, giornalista e blogger, responsabile del sito – è un blog attivo ormai da diversi anni e si occupa di denunciare quelle che a nostro avviso sono gli eccessi della casta e della pubblica amministrazione entrando nei palazzi e cercando di capire ciò non va, sempre con la consulenza di alcuni avvocati che ci aiutano in queste ricerche».

 

di Fabio Dalmasso

 

Nel 2008 il blog di Belviso pubblicò per primo una notizia su un presunto giro di escort assoldate da un avvocato di Udine per incontri con uomini politici, nello specifico con rappresentanti di Forza Italia. La notizia ebbe poi una certa eco anche a livello nazionale tanto che anche i maggiori quotidiani ne parlarono.

 

Querela al blog

 

I personaggi coinvolti patteggiarono la pena, ma la vicenda per il blog non si esaurì: «Il nome dell’avvocato coinvolto, che patteggiò il reato di favoreggiamento della prostituzione, era oggetto di molte critiche – ricorda Belviso – sul nostro blog arrivarono un gran numero di commenti su questa persona, commenti duri o ironizzanti. Così l’avvocato decise di querelarci perché, al contrario di quello che diceva un commento, lui non era stato radiato dall’ ordine degli avvocati, ma solo sospeso per 2 mesi. Però era un commento, non era una frase presente nel nostro articolo. In una conversazione su un blog non è che si pretende che tutti dicano la cosa esatta, in un blog interviene chiunque».

 

Oltre che per quell’ errore, l’ avvocato querelò il blog perché i commenti, a suo dire, erano lesivi della propria immagine.

 

Oscuramento del blog

 

Il 6 aprile del 2013 il GIP del Tribunale di Udine predisponeva quindi il sequestro preventivo del blog indagando Belviso per il reato di cui all’art. 595, commi 1 e 3, cioè diffamazione aggravata a mezzo stampa. Sequestro confermato dal Tribunale per il riesame di Udine che, con ordinanza del 14 maggio 2013, sottolineava che “il sito è stato lo strumento attraverso il quale i messaggi diffamatori sono stati diffusi e che ben potrebbe, anche in futuro, essere utilizzato al medesimo scopo”.

 

Il ricorso in Cassazione ha però dato ragione al blogger udinese: la pubblicazione di un commento, infatti, non giustifica il sequestro dell’ intero sito. Tale provvedimento, anzi, viola il diritto di manifestazione del proprio pensiero da parte del blogger: «Per quanto riguarda i commenti lesivi dell’ immagine – dice il blogger – secondo la sentenza il blog è da considerarsi una forma di diario on-line dove le persone dialogano e non si può immaginare che non ci sia atteggiamento come quello che si ha, ad esempio, al bar: non è che se uno scrive su un blog e commenta una notizia si trattiene. Io avrei dovuto censurare, ma non posso farlo, non posso tenere solo i commenti positivi, che discussione sarebbe? Sarebbe una cosa antidemocratica».
 

Moderatore o fomentatore?

 

La querela che definì “macchina del fango” Il Perbenista viene quindi smontata anche nella parte in cui si denunciava come i commenti inseriti dal gestore non servivano a moderare il dibattito, ma anzi lo fomentavano negativamente: «Però io, come titolare del sito, non ho obbligo di moderare – sottolinea Marco Belviso – io “fomentavo” perché mantenevo la mia posizione: se uno diceva che era una vergogna che ci siano certi personaggi che procacciano prostitute, io ero d’ accordo e dicevo che si, è una vera vergogna, l’ Italia deve cambiare, ma non era un fomentare tipo “andiamo a casa sua con i bastoni”».

 

Un altro fatto che ha giocato a favore del blogger è stata la tempistica: «Il blog venne oscurato due anni dopo la pubblicazione di quei commenti, il che è una cosa folle: un conto è oscurare in tempo reale, ma due anni dopo, quando ormai i commenti sono vecchi, nessuno li va più a leggere». Anche il pericolo di eventuale danno futuro, alla base del sequestro, veniva quindi meno visto che i commenti vecchi venivano “obliterati” da quelli più attuali.

 

Incontro sulla sentenza

 

«Come dice la Cassazione, con il paragone che sostenevamo noi – aggiunge Belviso – dovendo attuare un sequestro simile su un giornale cartaceo è come se, invece di imporre la rettifica, sequestrassero le rotative e i computer della testata. Inoltre commenti analoghi erano presenti anche sul sito del Messaggero Veneto, ma perché per quel sito non hanno fatto nulla, mentre noi siamo stati oscurati? Noi abbiamo fatto solo il mestiere dei giornalisti».

 

E proprio per commentare e spiegare la sentenza che ha permesso a Il Perbenista di tornare on-line è previsto un incontro a Udine il 28 marzo al quale parteciperanno, tra gli altri, anche il presidente dell’ Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e il direttore del Messaggero Veneto.

 

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