Democrazia e media digitali: Generazione Facebook a Baku

| 26 agosto 2011 |

Baku-generazioneFB

Un documento dell’ European Stability Initiative racconta il modo con cui i movimenti giovanili in Azerbaijan hanno usato i social media per affermare la necessità di un forte cambiamento – La nascita di OL (‘’Sii!’’ – Se vuoi vedere il cambiamento, sii il cambiamento) e di ADR (Repubblica Democratica dell’Azerbaijan), le lettere che ricordano il primo stato indipendente azero (1918/1920), diventato per i nuovi giovani il simbolo di un futuro diverso e democratico – Il processo contro due attivisti azeri leader delle nuove forme di protagonismo e di rivolta, che fanno dei media digitali una delle basi essenziali: i movimenti, ora, sono fatti anche di click

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di Valentina Barbieri

Le rivoluzioni degli ultimi anni passano anche attraverso i nuovi media. La testimonianza più lampante è stata sicuramente quella delle rivolte dei paesi arabi, ma anche altri recenti movimenti di aspirazione democratica hanno sfruttato con grande efficacia gli stessi strumenti.

Un documento pubblicato dall’ European Stability Initiative riporta l’interessante caso della Generazione Facebook a Baku. Adnan, Emin e il futuro del dissenso in Azerbaijan.

Non si può qui parlare di una reazione unitaria, quanto di una serie di movimenti giovanili nati a partire dal 2005 dalla spinta di giovani azeri che avevano studiato all’estero. Questi movimenti prendono vita da un comune senso di frustrazione rispetto allo sviluppo del paese, dalla necessità di un cambiamento e dalla convinzione che la nuova generazione (e i suoi strumenti) possa avere un ruolo fondante.

Due sono i protagonisti attorno a cui ruotano le vicende, anche giudiziarie, di questi movimenti: Emin Milli e Adnan Hajizade.

Emin Milli si laurea in diritto internazionale prima a Baku e poi in Germania all’università di Saarbrucken, lavora presso l’Istituto Repubblicano internazionale e in varie organizzazioni internazionali (OSCE, Consiglio di Europa). Nel 2005 è tra i fondatori di Alumni Network (AN), che a sei mesi dalla nascita vanta una mailing list di oltre 1500 indirizzi. L’Alumni Network diventa fautore di iniziative: feste all’American Alumni Association, incontri con i giovani, conferenze su temi che vanno dallo studio all’estero al decostruttivismo di Habermas, proiezioni di film su temi critici (Le vite degli altri, Land of the blind).

A febbraio dell’anno successivo nasce ufficialmente OL (letteralmente “Sii!”), un movimento che aspira ad educare, ispirare e fornire ai giovani gli strumenti per avere un ruolo più attivo nei diversi ambiti della società. Mente creativa di è Adnan Hajizade.

Il motto di OL è “Vuoi vedere il cambiamento? E allora SII il cambiamento!”: un cambiamento nella mentalità, con il rifiuto della corruzione e del favoritismo; un cambiamento nella cultura giovanile che però sia consapevole della lezione della generazione precedente. Pur non essendo ufficialmente registrata, OL collabora con ONG registrate in qualità di partner di progetto e rende pubblicamente accessibili tutti i documenti.

OL fa da subito grande uso dei social network, che diventano uno dei mezzi preferenziali per comunicarne il messaggio. Nel 2005 OL approda su Youtube, nel 2006 su Facebook e Twitter. Gli attivisti di OL aprono blog contraddistinti dal manifesto del gruppo, incentrato su tre capisaldi: tolleranza, non violenza e modernità. Una grande priorità di OL è l’educazione, dato lo stato di corruzione, bassa qualità e scarso investimento del sistema educativo dell’Azerbaijan.

Nel 2007 OL dà vita ad una serie di incontri settimanali nella sede dell’American Alumni Association a Baku. Si parla di come migliorare l’istruzione, ma anche del difensore civico e della Corte Europea dei diritti umani. Gli eventi crescono di partecipazione e criticità degli argomenti, toccando argomento come libertà di espressione e guerra russo-georgiana del 2008.

Il 2008 è anche l’anno di una mobilitazione mediatica internazionale: il 28 maggio in varie città del mondo (Baku, Istanbul, Los Angeles, London e New York) vengono fotografati e ripresi giovani che indossano t-shirt colorate con le lettere ADR (Repubblica Democratica dell’Azerbaijan), che ricordano il primo stato indipendente azero (1918/1920), diventato per i nuovi giovani il simbolo di un futuro diverso e democratico.

A novembre dello stesso anno Emin Milli parla alla Camera dei Lord a Londra in occasione di un incontro organizzato dal Forum degli studenti dell’Azerbaijani in Europe (FASE) e delinea un manifesto per il cambiamento.

“E’ importante che la nostra generazione dia ora forma ad una visione forte, che definisca chiaramente di che tipo di cambiamento abbiamo bisogno nel sistema valoriale della nostra società e nel nostro stato, non perché tutto finisca in un inferno, ma per farci strada verso il paradiso”.

Questo discorso viene caricato su Youtube e di visualizzazione in visualizzazione Emin diventa uno dei rappresentanti di spicco della “generazione Facebook di Baku formatasi all’estero”.

A marzo 2009 il governo azero elimina i limiti temporali del mandato presidenziale. Il 15 aprile 2009 Milli tiene un discorso su dinastia e democrazia in Azerbaijan alla Columbia University di New York, in cui critica aspramente il culto della personalità degli Aliyev (la famiglia del presidente azero), evidenzia il consolidamento di un regime autoritario e punta il dito sulla crescente corruzione delle varie sfere della vita pubblica.

Nel frattempo OL si consolida. Adnan Hajizade guida i media di OL ed è la mente creativa di video su temi filosofici (“In che cosa credi?”), democrazia, cultura azera contemporanea (“Perché sono azero”): video che riflettono situazioni quotidiane e facilmente riconoscibili con toni satirici e critici. Uno dei video più famosi mostrava un cittadino che accettava fatalmente che la sua casa fosse demolita dal governo. Il video più visto di OL, (128.233 visualizzazioni su YouTube, il 14 marzo 2011) è stato girato nel 2009 e ha segnato una svolta, per alcuni aspetti controproducente, nella visibilità di OL.

Il video riprende con ironia la notizia del presunto acquisto da parte del governo del paese di un asino dalla Germania al costo di  US$41,000 (più di 28mila euro). Nel video è Adnan stesso a vestire i panni di un asino impegnato in una conferenza stampa.

“Se mi dovessi reincarnare in Azerbaijan, vorrei essere di nuovo un asino. A differenza dell’Europa, qui più sei asino, più hai possibilità. Perché ero così costoso? Perché sono un asino di Prima Categoria: parlo tre lingue, suono il violino. Prevedo di lavorare come membro dell’Associazione liberale degli asini per proteggere i diritti degli altri asini. Ma, dati gli emendamenti proposti alla legge sulle ONG, questo non sembra possibile. Ma se non lasciano fare questo neppure agli asini, come possono farlo i normali esseri umani?”.

Il video si conclude con la frase “C’è chi si prende cura dei diritti degli asini. Ma chi si prenderà cura dei diritti degli uomini?” Questa è sicuramente una delle gocce che fanno traboccare il vaso.

A luglio del 2009 due uomini avvicinano Emin e Adnan al ristorante e li picchiano, rompendo il naso ad Adnad e ferendo Emin alla gamba. Emin, Adnan e un amico si recano alla più vicina stazione di polizia, dove la situazione si capovolge, portando all’arresto di Adnan e Emin per atti di teppismo.

Nella versione ufficiale della polizia sono stati Adnan ed Emin ad aggredire i due uomini, che avevano chiesto ai due di usare un linguaggio meno scurrile e aggressivo.

Lo stesso Ministero degli Interni e l’ufficio del Procuratore rilasciano una dichiarazione in cui attribuiscono la responsabilità dell’accaduto ai due attivisti e protestano contro la reazione internazionale ad un comune caso di teppismo. Dichiarano “Guardiamo a questa come ad una pressione sul processo di indagine e chiediamo alla comunità internazionale di smettere di interferire negli affari interni della repubblica dell’Azerbaijan”

Il processo ha inizio il 4 settembre 2009. Nonostante non sia possibile registrare o fare foto durante le 12 sedute, i social media ancora una volta svolgono un ruolo determinante. Vari attivisti partecipano alle sedute e usano l’applicazione Facebook per i cellulari per fornire aggiornamenti in diretta. Man mano che il processo va avanti, l’attenzione dei media internazionale va crescendo. Ne parliano Radio Free europe/Radio Liberty, New York Times , BBC; molte organizzazioni di diritti umani come Article 19, Global Campaign for Free Expression, Human Rights Watch e International PEN scrivono una lettera al president Ilham Aliyev.

Nel frattempo OL prosegue la sua attività e lancia l’università del libero pensiero  (FTU, Azad Fikir Universiteti), ente registrato. Fra settembre 2009 e giugno 2010, il gruppo organizza circa 100 lezioni interattive, seminari, dibattiti e altri eventi che coinvolgono quasi 1000 persone.

Ma la mobilitazione non sembra incidere minimamente sull’andamento del processo.

Il verdetto dell’11 novembre 2009 è di 30 mesi di reclusione per Emin e 24 mesi per Adnan, con l’accusa di teppismo e violenza fisica intenzionale.

Rilasciano dichiarazioni in merito la Segreteria generale del consiglio d’Europa, l’Unione Europea, il Dipartimento di stato americano, Freedom House, Reporter Senza Frontiere, Amnesty International.

Ma a marzo e agosto 2010 la corte di appello di Baku e la Corte suprema confermano il giudizio e gli avvocati della difesa si rivolgono alla corte europea dei diritti dell’uomo

Interviene persino il presidente Obama, che durante una sessione ONU chiede al presidente azero di liberare i due attivisti.

Dopo pochi mesi, Adnan e Emin vengono liberati a condizione di non lasciare Baku.

Fin dalle prime dichiarazioni, i due attivisti riconoscono e ribadiscono il ruolo dei nuovi media nella vicenda.

“Mi mancava la libertà” ha dichiarato Milli “Non la libertà spirituale, ce l’avevo persino in prigione. Mi mancava la libertà di movimento, la libertà di usare Internet. Penso che la privazione di internet sia una nuova forma di tortura per le persone della nostra generazione”.

Alcune settimane dopo essere stati rilasciati, tutti e due hanno dichiarato di voler continuare la loro attività.

Il 12 dicembre 2010 Emin e Adnan hanno postato su Youtube un video di sei minuti in cui ringraziavano le persone e le organizzazioni che si erano schierate dalla loro parte.

“Fino alla fine delle nostre vite saremo grati ad ognuno di voi per ogni parola che avete detto, ogni vostro click, ogni video e petizione che avete fatto”

Ad ammettere che ogni click ha dato corpo ad un movimento.

A questo link si trova l’intervento di Emin Milli e Adnad Hajizada in occasione del World Press Freedom Day 2011 tenutosi in Washington: http://www.youtube.com/watch?v=b0hQS9OXVUA

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