Newspapers club: fatti il tuo giornale

| 15 marzo 2010 |

NewspaperClub Una azienda appena nata, con sede a Londra, si è lanciata nel campo del self-publishing e consente a chiunque di stampare una copia di un giornale (12 pagine) a prezzi contenuti – E’ sbagliato confondere la stampa con il suo modello economico: se quest’ ultimo è in difficoltà la stampa continuerà a vivere. La Tv non ha certo ucciso la radio, spiega uno dei creatori di Newspaper Club, che ora punta ad espandersi anche negli Stati Uniti  – Trecentosessanta euro per 300 copie in bianco e nero – Fra i primi clienti la BBC, Wired UK e Last.fm –Un articolo di Kabir Chibber su Bbc News

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Media tycoons wanted: Make your own newspaper

di Kabir Chibber
(Business reporter, BBC News)

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Newspaper Club: una start-up che ha sede a Londra permette a chiunque di stampare il proprio giornale (12 pagine)

E’ difficile che a una persona venga in mente di stampare un proprio giornale ma quando capisci che è possibile “ è parecchio cool” dice Russell Davies, un ex manager nella pubblicità passato ai blog, uno degli ideatori e nvestitori nel progetto. “E ci sembra che parecchie persone la possono pensare così”, aggiunge.

Davies, il designer Ben Terrett e un gruppo di amici sviluppatori – che hanno formato un collettivo chiamato Really Interesting Group – hanno cominciato stampando un giornale con i post e le foto migliori dei blog dei loro amici nel 2008.

Le grandi macchine tipografiche commerciali – quelle per esempio di quotidiani come il Sun o il Daily Telegraph – sono ferme per buona parte del giorno prima di cominciare a stampare il giornale. Davis e i suoi amici hanno cominciato così a trattare per utilizzare le tipografie per stampare il loro giornale – chiamato Quello che i nostri amici hanno scritto su internet (Things Our Friends Have Written On The Internet) – e, sorpresi dai costi, si sono resi conto che anche altri avrebbero potuto fare lo stesso.

“Siamo stati nella rete per tutta la nostra vita e solo per caso abbiamo scoperto quanto fosse poco caro stampare”, commenta Davies.

Fra i primi clienti di  Newspaper Club sono arrivati la BBC, Wired UK e Last.fm. E anche Penguin lo ha utilizzato per realizzare una anteprima del quinto capitol di “Hitchhiker’s Guide to the Galaxy”, di Eoin Colfer.

Negli ultimo mesi il capitale azionario – inizialmente investito da 4iP, il venture capital fund di Channel4 – è stato aperto al pubblico.


Fanzine

Ben Hammersley, direttore generale di Wired magazine, ha definito “stupidamente eccitante” questo progetto che vuole trasportare sulla carta i vantaggi del web.

Il progetto “prende il mondo della pubblicazione online, dove le barriere pratiche di ingresso sono molto basse, e lo trasporta in un mezzo in cui prima era virtualmente impossibile entrare”.

“I giornali sono come l’ ultimo bastione dei vecchi media – dice -, sono praticamente l’ ultima cosa che resiste. Questo progetto invece crea una nuova industria, quasi dalle ceneri del vecchio’’.

Hai nella tua città una questione scottante che vuoi condividere? Sei preoccupato per le elezioni imminenti? Ti senti portato per le recensioni dei ristoranti?

Gli scrittori frustrati di qualsiasi paese possono ora pubblicare le loro cose su un giornale – un formato che conserva ancora un fascino speciale per i lettori di tutto il mondo.

Fra le prime pubblicazioni stampate che hanno usato questo servizio c’ è stato 2Halves. Una edizione scritta a metà dai blogger dell’ Arsenal e da quelli del Totthenam, che hanno stampato 3.500 copie a Novembre prima dell’ ultimo derby londinese e lo hanno distribuito in occasione della partita.

Davies racconta che l’ idea aveva avuto successo e che il gruppo che ha lavorato a questo numero pensa di produrne un altro.

E una libreria notturna di Soho, The Book Club Boutique, ha stampato recentemente un giornale con materiali di 25 dei suoi migliori scrittori.


Futuro digitale?

L’ ironia è che tutto questo arriva proprio in un momento in cui circolano grandi timori per il futuro della parola stampata.

Una recente analisi del Pew Research Center ha mostrato che l’ informazione online è diventata più popolare di quella stampata sui giornali.

I giornali di entrambe le coste dell’ Atlantico stanno attraversando tempi difficili per il calo della pubblicità e la migrazione dei lettori verso internet.

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Molti giornali puntano le loro speranze sulla nuova tecnologia, come gli smartphone e gli iPad per allettare i lettori a pagare per i contenuti online.

Ma Davies non pensa che la stampa sia morta.

“La gente sbaglia quando confonde stampa e industria della stampa. Il business model collegato alla stampa può essere in difficoltà – dice – ma non significa che lo sia la stampa in se stessa.

Non sarà la tecnologia dominante fra 10 anni, ma continuerà ad esserci. La tv non ha certo ammazzato la radio”.


Micro publishing

Con la crescita di servizi di self-publishing come Lulu, Newspaper Club è ovviamente il prossimo passo.

Ma i grandi stampatori non sembrano molto preoccupati che il loro oligopolio sul mondo della stampa possa essere sfidato dai cittadini-utenti.

Davies sottolinea che il suo obbiettivo non è trovare un altro Rupert Murdoch né sfidare i granbdi media.

“Le cose che mi eccitano di più – continua Davies – sono quando per esempio ci chiama una coppia che voleva un giornale per le loro nozze”.

Volevano raccogliere tutte le foto, i discorsi, i tweet, per un numero speciale da regalare agli invitati

Quante copie? Duecento. Certo, il Sun vende circa 3 milioni di copie al giorno…

“Certo, vedremo parecchi interessanti fallimenti, molte sperimentazioni”, dicono.

“Gran parte delle cose rimarranno anonime o saranno solo per hobby, ma una o due diventeranno dei boom”.

In effetti,  i primi che hanno testato l’ iniziativa hanno fatto pensare a un fallimento, ma perché la gente non era preparata per quella roba che gli arrivava a casa.

Espansione Americana

I prezzi del Newspaper Club variano a seconda del formato. Per esempio 330 sterline (363 euro)  (o 1,1 sterlina a copia, 1,2 euro) per 300 copie del giornale in bianco e nero.

A colori, il prezzo sale di 30 pence (a 1,5 euro) l’ una per 5.000 copie.

“Cerchiamo di rendere il servizio il più accessibile possibile”, racconta Davies.

The Newspaper Club ha uno strumento chiamato ARTHR, che permette a ciascuno di disegnare il proprio giornale secondo uno standard decente.

Ma chi ha qualche grafico specializzato può caricare il proprio giornale usando il PDF.

In futuro, pianificano di aggiungere alter funzioni, come ad esempio qualche widget che permette ai lettori dei blog di chiedere di ricevere a casa una copia del giornale stampato.

Il “gioiello della corona” intanto ha vinto il premio della sezione graphic design nel Brit Insurance Design of the Year.

“Non ci aspettavamo di vincere – dice Davies -. E’ stato eccitante. Il fatto è che i giudici hanno riconosciuto che non si tratta soltanto di stampa contro digitale, ma che il futuro sarà sempre più pieno di sfumature”.

Per ora, Newspaper Club non lavora ancora all’ estero, per gli alti costi di spedizione. Ma il team sta per partire alla volta di Austin, Texas, per partecipare all’ SXSW Festival e valutare se realizzare una versione Usa del sito.

E presto, potrebbero esserci delle filiali di Newspaper Club in tutto il mondo.

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