Il giornalismo? Spesso solo un canale per le PR

| 20 marzo 2010 |

Spinning Uno studio condotto in Australia su 10 quotidiani per cinque giorni ha mostrato che più della metà degli articoli erano ispirati da uffici di pubbliche relazioni o addirittura costituiti da comunicati – Una influenza che va dal 70% del Daily Telegraph a “solo” il 40% del Sydney Morning Herald

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Più della metà del materiale che viene quotidianamente spacciato per giornalismo è comunicazione di propaganda. E la percentuale è in crescita.

Lo sostengono alcuni ricercatori dell’ Australian Centre for Independent Journalism della Sydney’s University of Technology , che hanno analizzato più di 2.000 articoli di 10 quotidiani australiani nell’ arco di cinque giorni.

Si tratta solo di giornalismo pigro – si chiede  Abc.net –  oppure è una conseguenza del fatto che molte delle risorse delle redazioni sono state smantellate e  hanno crescente bisogno di surrogati?

“Noi – racconta Wendy Bacon, della Sydney’s University of Technology, che ha coordinato la ricerca – abbiamo scoperto che più del 50% dei contenuti dei giornali sono stati ispirati dalle PR. Certo, su alcuni di questi articoli c’ è stato un intervento dei redattori, ma spesso la gran parte degli articoli erano comunicati stampa. In molti casi gli articoli erano interamente, letteralmente, pubbliche relazioni”.

Wendy Bacon ha lavorato con 40 studenti per verificare e quantificare il fenomeno dello “spinning the media”, cioè del carburante propagandistico che muove una notevole parte della produzione giornalistica.

In uno dei 10 quotidiani australiani analizzati, The Daily Telegraph, il materiale ispirato dale PR è stato addirittura il 70%, mentre il Sydney Morning Herald è ultimo in classifica in quella settimana con solo il 40% degli articoli frutto di comunicati stampa.

Molti giornalisti e redattori – racconta il sito australiano Crikey.com -, quando sono stati interpellati telefonicamente si sono trincerati sulla difensiva. Assediati dal lavoro e dai ritmi, organici tagliati, sempre sotto pressione. Molti hanno rifiutato di rispondere, qualcuno che inizialmente aveva promesso una intervista hanno pio rinunciato per timore di essere rimproverato o, addirittura, licenziato.

Ma qualcuno ha risposto candidamente. Chris Mitchell, direttore dell’ Australian, ha detto a uno degli autori della ricerca, Sasha Pavey:

E’ veramente difficile, date le risorse che negli ultimi 30 anni si sono spostate dal giornalismo alle PR, tenere le distanze come uno vorrebbe… Intendo dire che il numero di persone che hanno frequentato le Scuole di comunicazione e poi sono arrivate nelle PR è cresciuto in questi anni mentre i giornalisti sono diminuiti sempre più drasticamente.

E dato il lugubre stato di alcuni di questi giornali – e i profondi tagli sul fronte redazionale – è quasi sorprendente che ci si fermi a quel 55%.

Scrivono i ricercatori:

La nostra ricerca conferma nettamente che oggi il giornalismo in Australia è pesantemente influenzato da interessi commerciali e fortemente condizionato da politici, polizia e altre forze che controllano il messaggio informativo.

Sono questioni sgradevoli – conclude Crikey.com -, ma sarebbe molto difficile trovare qualche addetto ai media che in fondo  non sia d’ accordo.

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