Giornali Usa: in 2 anni i profitti in calo 1,7 volte di più delle vendite

| 13 marzo 2010 |

Mutter

Nonostante i duri tagli alle redazioni e al flusso della produzione giornalistica degli anni scorsi, un declino dei profitti del 45,9%, secondo Alan Mutter, rappresenta non solo una grossa sfida per le aziende, ma una forte minaccia per la qualità del giornalismo che i grandi gruppi editoriali saranno in grado di produrre nel futuro – E, anche se i giornali  conservano un margine di profitto due volte maggiore di quello di Wal-Mart e tre volte più alto di quello di Ford Motor Co.,  il declino della redditività li mette in crisi rispetto alle loro performance storiche – e alle attese della comunità finanziaria a cui essi devono rispondere

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Mentre le vendite sono crollate di circa il 27,4% negli ultimi due anni, i profitti delle aziende editoriali di quotidiani negli Usa sono scesi 1,7 volte di più. Lo rileva Alan Mutter in una delle sue Reflections of Newsosaur, citando un’ analisi dei bilanci pubblicati dagli editori.

Una media del 45,9% di calo dei profitti dal 2007 – osserva Mutter – rappresenta non solo una grossa sfida per le aziende, ma una forte minaccia per la qualità del giornalismo che i grandi gruppi editoriali Usa come Gannett, McClatchy e New York Times Co. saranno in grado di produrre nel futuro.

Le redazioni e il volume di informazioni prodotto avevano già subito delle significative contrazioni quando gli editori avevano cercato di conservare il livello di profitto nel momento in cui il fatturato pubblicitario stava cominciando a ridursi, nel 2006. Ma il marcato declino dei profitti dei quotidiani negli ultimi due anni significa che quei tagli – e tutti gli altri tipi di risparmi messi in pratica dagli editori – non sono riusciti neanche lontanamente a mantenere il livello di profitto che storicamente ha caratterizzato il settore negli Stati Uniti.

Se i ricavi pubblicitari non ripartiranno di nuovo, e presto, gli editori dovranno diventare ancora più aggressivi sul piano dei tagli per preservare quanti più profitti possibile. E poiché gli organici redazionali e il volume di produzione sono le spese più semplici da tagliare, questi ultimi probabilmente saranno al centro di un tasso sproporzionato di attenzioni non volute.

I ricavi pubblicitari, che rappresentano quasi l’ 80% del flusso di entrate in un quotidiano medio (vendite e abbonamenti coprono il restante 20%), hanno cominciato a calare costantemente rispetto ai 49,4 miliardi di dollari del 2005, il tetto più alto mai raggiunto.  La pubblicità è diminuita di pochissimo nel 2006, del 7,9% nel 2007, del 16,6% nel 2008 e probabilmente calerà del 25% o più nel 2009 (non ci sono ancora dati precisi), secondo la Newspaper Association of America.

Sebbene gli editori sostengano che la pubblicità nel quarto trimestre del 2009 sia scesa “solo” del 20% dopo essere crollata del 30% nei primi trimestri dell’ anno, alcuni di loro osservano che in questi primi mesi del 2010 il calo è continuato a percentuali a due cifre.

A dir poco, il settore è lontano dall’ essere sulla strada della ripresa. Ma questo non solleva gli editori dalle aspettative degli investitori e dei creditori, che contano ancora su di loro per riavvicinarsi ai ricchi profitti che i quotidiani generavano mediamente in passato.

I creditori, in particolare, sperano che I giornali facciano abbastanza soldi per coprire gli interessi futuri e le scadenze dei prestiti che secondo qualche analista saranno insostenibilmente alte. Sebbene molti editori abbiano rinegoziato il proprio debito per ottenere dei termini meno pesanti di quelli che mediamente  venivano praticati qualche anno fa, molti degli accordi raggiunti prevedono che le vendite e i profitti dei quotidiani almeno si stabilizzeranno, se non cresceranno.

Nonostante i tagli traumatici che hanno dilaniato il settore dei quotidiani fin dal 2007, un’ analisi delle performance finanziarie di otto gruppi editoriali Usa mostra che essi hanno registrato nel 2009 un EBITDA (margine operativo lordo) molto ridotto rispetto a quello che avevano visto solo poco tempo fa, nel 2007.

Poiché l’  EBITDA viene generalmente utilizzato per misurare il grado di produzione di profitto di un’ azienda, la tabella qui sopra mostra come nessuno degli otto  gruppi editoriali sia stato in grado di mantenere il suo tasso di profitti negli ultimi due anni.

Le aziende esaminate sono tutti gruppi editoriali “puri”, come  A.H. Belo (AHC), Lee Enterprises (LEE) e McClatchy (MNI), gruppi che integrano quotidiani e broadcasting, come  Gannett (GCI), Journal Communications (JRN), Media General (MEG) and E.W. Scripps (SSP), e infine The New York Times Co. (NYT), a cui fa capo About.Com.

Mentre il declino del margine di profitto rappresenta un serio pericolo per la salute finanziaria e giornalistica del settore dei quotidiani, è importante notare che la percentuale media dell’  EBITDA del settore nel 2009 lo mette allo stesso livello di Exxon o Chevron. I quotidiani hanno un margine di profitto due volte maggiore di quello di Wal-Mart e tre volte più alto di quello di Ford Motor Co.

Sfortunatamente per i giornali,  il declino dei loro margini di profitto li mette in crisi rispetto alle loro performance storiche – e alle attese della comunità finanziaria a cui essi devono rispondere.

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