Cresce il movimento di opinione contro Facebook, che promette “presto scelte per la privacy più semplici”

| 20 maggio 2010 |

Facebook-fuck

Secondo Giuseppe Granieri quello che sta succedendo a FB rappresenta un momento molto importante della vita del web perché, dice, dal risultato di queste dialettiche sapremo come immaginare la privacy nel prossimo futuro – Intanto, racconta Giovanni Boccia Artieri, la società di Zuckerbergreagisce alla tempesta di critiche di questi giorni promettendo di creare scelte per la privacy più semplici in un paio di settimane

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“Quello che sta succedendo a Facebook oggi è assimilabile ad un movimento di opinione che sta cercando di fare pressione al Governo affinchè cambi le sue politiche. E’ un momento importante, perchè Facebook -che ci piaccia o no- è il terzo stato del mondo. E dal risultato di queste dialettiche sapremo come immaginare la privacy nel prossimo futuro”. Giuseppe Granieri offre sul suo Bookcafè  una spiegazione limpida di Cosa sta succedendo a Facebook .

Intanto la società di Zuckerberg decide di reagire.

Lo fa – spiega Giovanni Boccia Artieri (Facebook prova a cambiare il suo racconto sulla privacy) –  con una strategia di risposta che prova a costruire un nuovo racconto: promettendo di creare scelte per la privacy più semplici in un paio di settimane: “We are going to be providing options for users who want simplistic bands of privacy that they can choose from”, racconta il responsabile della public policy Tim Sparapani. E continua costruendo un punto di vista rovesciato sulle cose:

We have built a privacy setting for every new type of sharing [users] are allowed to have. What that means is that in fact we have come up with an extraordinary number of privacy settings. This should be compared to almost any other company out there where there are no privacy settings at all. So Facebook should be getting credit here for giving tools in the first place.

Come dire: avremo settaggi complessi per la privacy ma lo abbiamo fatto per garantire il racconto delle vostre vite, cioè consentendo di pubblicizzare o meno tutti i tipi di contenuti che avreste prodotto. Ora vi veniamo incontro semplificando le cose.

L’origine della preoccupazione di FB per i propri utenti dipende forse da quanto è accaduto in questi giorni oppure dipende dal fatto che la crescita di un movimento d’opinione contrario alla politica di FB sulla privacy potrebbe fiancheggiare eventuali azioni promosse dalla Federal Trade Commission – che si sta occupando del modo in cui i social network usano i dati personali – la quale, si dice,  si stia sempre più focalizzando su FB”.

E’ proprio quello che osserva anche Granieri, dopo aver citato i principali articoli che sulla stampa mondiale (soprattutto Usa) stanno affrontando la tempesta di critiche che si sta abbattendo in questi giorni su FB.

“Io non sono un fan sfegatato di Facebook e non sono uno di quelli che si preoccupano poco della privacy. Ma se dovessi dire cosa sta succedendo secondo me, direi che siamo nel bel mezzo di una delle nuove forme di cittadinanza politica di cui parlavo qui, una delle nuove situazioni generate dal nostro spostamento di tempo vitale in uno spazio immateriale.

Il punto di partenza è che il web aperto è bellissimo e sarà sempre il motore di tutto, ma i grandi servizi utilizzati da centinaia di milioni di persone saranno sempre proprietari. Non c’è bisogno di citare Schumpeter per capire, intuitivamente, che l’innovazione parte spesso dal piccolo ma poi ha bisogno di molti capitali per essere standardizzata e resa affidabile per numeri elevatissimi di utenti”.

E prosegue:

“Il web aperto resterà il motore, e non può essere altrimenti. E’ lì che nasce il fermento, l’idea, lo spunto migliore che avremo domani. Ma le commodity e i servizi base saranno sempre proprietari o “gestiti”, come accade con le autostrade, gli ospedali, le università e i fornitori di energia elettrica o connettività.
Noi già oggi investiamo molto tempo e molta parte di noi stessi in spazi culturali gestiti da altri: Google (pensiamo a Gmail), Facebook, Twitter, Second Life, eccetera. Siamo cittadini di queste piattaforme come lo siamo della nostra città, della nostra regione o dello Stato”.

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