Dimenticare la “carta”, un “prodotto unico” per l’ era multimediale

| 20 settembre 2008 | Tag:,

out-134.jpg I media tradizionali che si affacciano sul web si sforzano di tradurre in digitale un prodotto progettato per la carta o altri supporti e invece tutto il processo produttivo deve puntare, sin dalla fase del reporting, a un unico progetto, e a un unico prodotto, naturalmente multimediale – Un intervento di Tedeschini Lalli su un esperimento raccontato da Brian Storm

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Rovesciare il punto di vista. E’ anche un’ operazione culturale, prima che professionale, quella che bisogna fare per entrare in maniera matura nella nuova era dell’ informazione giornalistica digitale.

Ci riflette MarioTedeschini Lalli in uno dei suoi ultimi post, Costruire per il web e decostruire per la carta,  citando a sua volta Brian Storm, “genio fondatore di Mediastorm dove si sperimentano gli strumenti più avanzati di narrazione digitale”.

Quello che abbiamo fatto finora – dice Storm – è “raccogliere informazioni” per la carta e cercare di costruire un insieme per il web. E invece bisogna conquistare un’ ottica affatto diversa, impostando tutto il processo professionale, fin dal momento del reporting (la fase della raccolta delle informazioni), sulla base di un progetto originariamente (e naturalmente) “multimediale e digitale”.

Insomma – “traduce” Tedeschini Lalli -, l’ affermazione del  “concetto di ‘prodotto unico’: una testata che pensa finalmente se stessa non in termini di prodotti diversi con lo stesso nome (la carta, la tv, il web, la radio), ma di un unico prodotto che usa un mix di mezzi diversi”.

Nei media tradizionali che si sono affacciati sul web – spiega Tedeschini Lalli – il problema che si è sempre posto in diversi modi è come “tradurre” per il web i contenuti pensati e costruiti per il mezzo tradizionale, tipicamente la carta di un giornale. Insomma: date le informazioni raccolte dal cronista, dato – sostanzialmente – il suo articolo, come possiamo “arricchirlo”, renderlo più fruibile nel mezzo digitale?

Storm rivolta la problematica. La testata è una sola e uno solo è il prodotto, che si articola su più mezzi. Perché la tua storia sia narrata efficacemente occorre partire dalla più complessa narrazione digitale e poi – quasi di risulta – passare al testo “di carta”.

In particolare – e questo è il secondo importante punto del concetto – è importante che la fase della “raccolta delle informazioni” (reporting) e della loro strutturazione sia fatta avendo in testa il progetto multimediale e digitale. Altrimenti al momento della “scrittura”, quella multimediale non potrà che arrampicarsi sugli specchi per trovare qualcosa con cui “vestire” il testo originale.

La notazione – racconta Tedeschini Lalli – è emersa nel corso di un notevole esperimento fatto da Mediastorm e dal Rocky Mountain News di Denver, dove si è tenuto il congresso del partito democratico americano. Il quotidiano ha chiesto aiuto allo staff di Storm per produrre a tambur battente (una settimana in tutto) un vero e proprio documentario multimediale sulla riunione politica che ha visto l’incoronazione di Barack Obama per la candidatura democratica alla Casa Bianca. Con l’integrazione in un unico, fluido prodotto di foto, audio, video e timelapses (foto in sequenza serrata che mostrano il passare del tempo.

E’ la vera celebrazione del concetto di “prodotto unico”: una testata che pensa finalmente se stessa non in termini di prodotti diversi con lo stesso nome (la carta, la tv, il web, la radio), ma di un unico prodotto che usa un mix di mezzi diversi.

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