Quando non si è “solo” giornalisti

| 1 novembre 2008 | Tag:

out-109.jpg L’ uccisione del controverso giornalista ed editore Ivo Pukanic, ultimo di una serie di omicidi di matrice mafiosa, ha scatenato in Croazia lo stato di emergenza (anche se non dichiarato ufficialmente) e un clima da resa dei conti fra aree del potere contrapposte – Un articolo di Drago Hedl sull’ Osservatorio sui Balcani analizza la contaminazione e l’ intreccio fra ruoli e ambienti diversi che caratterizzava la vittima

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Una lotta tra la potente criminalità organizzata croata e lo Stato è in corso in Croazia e il dibattito pubblico si incentra sulla figura del controverso giornalista ed editore della rivista Nacional, Ivo Pukanić, ucciso dall’esplosione di un’auto-bomba nel pieno centro di Zagabria, davanti alla redazione del settimanale di politica Nacional, insieme al responsabile del marketing della testata.

La sua rete di relazioni aveva collegamenti in ogni direzione. Secondo la scrittrice Slavenka Drakulić, i due principali terminali di questa rete erano collegati uno con la mafia, l’altro con lo Stato.

Ma  – osserva in un articolo sull’ Osservatorio dei Balcani Drago Hedl

la dichiarazione del presidente croato Stjepan Mesić –  “o loro o noi” -, rilasciata dopo l’assassinio di Ivo Pukanić, con cui era amico di vecchia data, si è dimostrata più che imprecisa: in Croazia, cioè, è difficile dire chi sono “loro” e chi “noi”. Nonostante Mesić abbia cercato di affermare che “noi” significa lo stato di diritto, il funzionamento del sistema istituzionale e la sicurezza dei cittadini, e “loro” i criminali, i terroristi e i mafiosi, in Croazia non è facile tracciare questa linea. Questo viene fatto notare non solo dagli analisti politici e dai commentatori: ciò si è potuto vedere anche al funerale di Ivo Pukanić, dove qualche fila dietro al presidente dello Stato e alle sue guardie del corpo, c’erano anche i più "rispettabili" appartenenti della malavita zagabrese.

Hedl analizza la situazione osservando che

lo stesso Pukanić, come afferma la nota editorialista Jelena Lovrić, è stato “ponte” e “collegamento” tra ciò che Mesić definisce “noi” e “loro”. “Pukanić era in amicizia con pezzi grossi della criminalità e con i più alti rappresentanti delle autorità”, scrive la Lovrić in occasione della morte di Pukanić, citando il fatto che uno dei più conosciuti mafiosi di Zagabria, Hrvoje Petrač, gli abbia “scritto una lettera confidenziale dal carcere”, e che al contempo Pukanić fosse “intimo” con il presidente Mesić, “con cui usciva a cena e a cui si rivolgeva pubblicamente per nome”.

Che Pukanić non fosse “solo giornalista” e che in Croazia non esista la chiara linea che Mesić ha tracciato tra “noi” e “loro”, lo afferma anche Heni Erceg, in passato capo redattore del settimanale Feral Tribune, non più nelle edicole. La Erceg afferma che Pukanić era “amico dei capi dei clan mafiosi, ma anche di influenti politici, che troppo spesso in Croazia sono la stessa cosa”.

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