OMISSIS CALIPARI: IL BLOG IRROMPE FRA LE FONTI GIORNALISTICHE

| 5 maggio 2005 |

Con lo scoop sugli omissis al rapporto Usa sull’ uccisione di Calipari il mondo dei blog è ufficialmente entrato nel novero delle fonti giornalistiche. Con lo scoop sugli omissis al rapporto Usa sull’ uccisione di Calipari il mondo dei blog è ufficialmente entrato nel novero delle fonti giornalistiche. Col sequestro a Bagdad e la morte di Enzo Baldoni, quando molte notizie sul collega ucciso vennero scovate proprio in alcuni blog, il giornalismo professionale aveva avviato un processo di riconoscimento delle potenzialità del settore, ma in quel caso si trattava ancora di materiali ‘’aggiuntivi’’.

Questa volta la scoperta degli omissis – e degli errori (?) compiuti dai tecnici Usa – è invece tutta interna alla cosiddetta blogosfera, al di là di chi ne abbia la paternità.

E’ la prima volta che in Italia l’ informazione giornalistica è costretta a confrontarsi apertamente con il blog. Nei resoconti delle grandi testate serpeggia un certo imbarazzo, un po’ di puzza al naso e la voglia di chiudere subito la partita senza fare tanto chiasso con questi ‘’cazzeggioni’’ di blogger che pretenderebbero di fare del giornalismo con i loro post. Il paradosso è che questa volta c’ è incertezza anche nel giornalismo mainstream. Perfino l’ Ansa sembra un po’ in affanno e la sua versione è diventata solo una di quelle che hanno circolato fra domenica e lunedì, attribuendo lo scoop ora a uno studente greco di Bologna (Ansa, a cui si sono adeguati i quotidiani del gruppo Riffeser, che ha la sua sede centrale a Bologna), ora a un informatico di Messina (Repubblica) ora, infine, a Gianluca Neri, alias Macchianera, che sarebbe in realtà il vero autore dello scoop (Manifesto, e alla fine anche il Corsera).

Da parte dei blogger – al di là di un certo nervosismo e qualche sgomitata nella corsa alla primogenitura, un po’ in contraddizione con lo spirito cooperativo e orizzontale che in teoria dovrebbe regolare la rete – è stata l’ occasione per rilanciare una riflessione sul rapporto fra giornalismo professionale e informazione di cittadinanza (o controinformazione, se si vuole) che in altri paesi è già molto avanzata.

Qui, intanto, ci sembra interessante riportare gli interventi di due fra i più equilibrati e lucidi analisti del blog, Massimo Mantellini e Antonio Sofi.

Ormai diversi giornalisti italiani sanno di cosa si parla. Per gli altri forse è opportuno cominciare a fare i conti con queste nuove forme di informazione. Senza pregiudizi e senza ubriacature.

(p. r.)

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INDY, NERI, IL GRECO E IL MESSINESE

di Massimo Mantellini

Trovo molto interessanti gli sviluppi sulla progenitura dello scoop sugli omissis del caso Calipari. Ottima come sempre l’analisi tecnica di Antonio Sofi, alla quale mi sento di aggiungere alcune piccole cattiverie sulle quali Antonio per carattere e signorilita’ ha sorvolato.

Repubblica, il Corriere e l’Ansa, gli unici tre soggetti probabilmente attivi la domenica mattina del 1° maggio ci hanno fatto una figura a loro modo “grandiosa”. Non tanto per aver bucato la notizia che certamente girava in rete ancor prima del post di Macchianera (vedi il post su Indymedia della notte precedente) quanto nel costruirsi in un secondo tempo plausibili ragioni per non dire che solo dopo aver letto il post di Gianluca l’informazione del PDF senza omissis era diventata per loro (come direbbe Antonio) “notiziabile”. Molto divertente la news Ansa sullo studente greco primo scopritore del papocchio, altrettanto divertente la intervista su Repubblica radio al webmaster messinese anch’egli primo scopritore della grande notizia, autore di una mail a Repubblica in piena notte. Un vero peccato che il Corriere non abbia fatto altrettanto scovando magari una casalinga di Cuneo che alle due di notte sveglia Paolo Mieli per annunciare per prima il PDF bucato. (in realta’ il Corriere, che appena saputa la notizia linkava direttamente Macchianera, forse ha rinunciato a trovarsi una propria fonte originale alla quale dedicareunabella intervista per ovvie ragioni di opportunita’).

Tutto questo scalpitare secondo me significa una sola cosa: queste persone, impegnate a retrodatare le loro fonti, stanno dando un senso al loro lavoro. Lo giustificano e lo valorizzano come possono. Non e’ banale che nelle occasioni in cui c’e’ poco o nulla da valorizzare i risultati siano questi.

Scrivere su Repubblica o sul Corriere, “l’ho letto su Macchianera” e’ una realta’ inconfessabile per chiunque abbia una considerazione simbolica della propria attivita’ professionale. Tutta roba legata al mondo che fu. La mail del lettore greco o messinese e’ compatibile con la funzione di filtro informativo del giornalista (anche se ridotta alla odiosa formula “alcuni lettori ci informano..”). La lettura della notizia su un blog no. I blog, nell’immaginario ristretto di molta stampa rappresentano una sorta di concorrente sleale: non e’ possibile citarli pena il rischio che qualcuno li associ, per capacita’ di informazione ed analisi, alla informazione professionale.

Ora la cosa divertente e’ che questa e’ a tutti gli effetti una paranoia. Una specie di ossessione cristallizzata di molta stampa che non riesce a comprendere che oggi l’informazione viaggia a velocita’ molto superiori alla capacita’ di controllo di chiunque. Sempre piu’ spesso le notizie importanti usciranno da viottoli differenti delle solite 4 agenzie di stampa. E questo avverra’ senza che nessuno decida a tavolino di violare il sacro orticello degli iscritti all’ordine. Il cui potere va piano piano calando non certo per colpa delle eventuali aspirazioni giornalistiche dei blogger, quanto per banali ragioni di contesto tecnologico.

Una volta compreso questo sono certo che qualsiasi giornalista potra’ iniziare a citare come deontologia vuole la fonte da cui ha appreso la notizia, senza timori o vergogna. Che siano tratte da un blog o da qualsiasi altra contesto. Tutto diventera’ piu’ normale, eppure ho come la sensazione che ci divertiremo assai meno. (http://www.mantellini.it/2005_05_01_archivio.htm#111506347149301001)

OMISSISGATE
di Antonio Sofi

In sintesi ieri, sui blog e non solo, è successo questo, per chi non lo sapesse – e la questione merita di essere seguita da vicino, chè è tutt’altro che finita.

Antefatto
Il comando americano a Bagdad rende pubbliche le conclusioni cui è giunta la commissione d’inchiesta sulla morte di Nicola Calipari avvenuta in Iraq durante la liberazione della giornalista italiana Giuliana Sgrena. Le 43 pagine del dossier vengono inviate alla stampa in pdf, formato proprietario di Acrobat ma leggibile attraverso software gratuitamente scaricabili. Il formato pdf si sta ormai decisamente imponendo come standard per la pubblicazione di contenuti digitali; e una delle ragioni decisive è che con il formato di Adobe è possibile proteggere il documento da successive modificazioni – garantendo così che ciò che vi viene originariamente scritto non possa essere successivamente modificato da altri (operazione che non è possibile con altri formati molto diffusi quali, per esempio, il .doc di office word).

Questo a patto che chi crei il pdf si ricordi di attivare questa protezione, ovviamente.

L’emersione della notizia sui blog
Spiega Gianluca Neri su Macchianera, in un post pubblicato alle 9:00 (prendo come buona l’indicazione di Gianluca, anche se il permalink del post segna le 11:44) di ieri primo maggio, che ha provocato, direttamente o indirettamente (ci ritorno dopo) l’emersione del caso a livello nazionale e non:

”[gli americani] pur avendo a che fare con un documento che – evidentemente – conteneva lunghi paragrafi che dovevano rimanere segreti: hanno preso il documento, hanno deciso che cosa andava cancellato, e hanno coperto il testo incriminato con una pecetta nera, trattando un documento digitale come se fosse un ciclostile e ignorando che sotto la pecetta nera le frasi cancellate rimanevano lì, a coprirsi le vergogne con un asciugamano che poteva essere scostato da chiunque”.

Il documento pecettato
Le pecette del pdf originale messo in circolazione potevano, insomma, essere facilmente “aggirate” da chiunque avesse un minimo (davvero un minimo) di conoscenze informatiche. Chissà quanti erano privatamente riusciti a scoprire il trucco – io stesso mi fossi trovato di fronte al documento con le pecette nere, anche solo per curiosità, avrei provato a selezionarle e copincollarle da qualche altra parte. E, infatti, su Indymedia, si scopre in seguito, il pdf senza pecette era stato pubblicato dalle otto alle dieci ore prima del post su Macchianera.

Ma nessuno se ne è accorto
Quello che è interessante è ciò che succede dopo, anche se alcuni passaggi mi sono ancora oscuri (anzi, un consiglio a Gianluca: un ulteriore sforzo e una vera e propria cronologia ragionata sarebbe utile e meritoria).

Primacy giornalistica
Non è insomma, a mio parere, questione di primacy assoluta in termini di tempo, ma di primacy giornalistica: Neri, su Macchianera, ovvero uno dei blog italiani più letti e seguiti, non ha fatto altro che pubblicare un post su qualcosa che probabilmente molti avevano già scoperto privatamente, che altrettanti forse sapevano ma sul quale nessuno aveva scritto ancora una riga. Mettendo inoltre liberamente scaricabili le due versioni: quella originale con le pecette nere a coprire i nomi e le informazioni ritenute dal comando americano non opportune da diffondere, e l’altra senza le pecette.

Diminutio? Il contrario
Ma se qualcuno sapeva perchè non ne ha scritto?
Per esempio, nei commenti a questo post, c’è chi afferma che la cosa fosse ampiamente nota fin dalla sera prima “negli ambienti giornalistici”. A me pare che la rivelazione, se fosse vera, più che essere una diminutio per Neri, sia un segno di scarso istinto giornalistico di chi invece sapeva: che la scoperta fosse molto notiziabile lo dimostra il fatto che nella giornata di ieri il caso esplode e il documento senza pecette diventa la notizia del giorno.

Il link che prima c’ era e poi non c’ è

Inoltre Neri fa un’altra cosa. In un secondo post delle 14:46, fa sapere di aver provato ad avvertire (non ho ben capito se prima, se prima e dopo, se contemporaneamente alla pubblicazione del primo post – ma in realtà poco conta) molte redazioni giornalistiche, comprese immagino quelle de La Repubblica e de il Corriere. Le quali, nel pomeriggio, seguite pian piano da tutta la stampa italiana (vedi Google News con key omissis) e internazionale (vedi google news nella stampa americana con key calipari) “aprono” proprio con la notizia del documento svelato. Addirittura, da quel che leggo sempre su Macchianera, il corriere.it aveva inizialmente linkato il post di Neri ; quindi tolto e (devo dire legittimamente) sostituito con proprio materiale autoprodotto – eliminando però qualsiasi riferimento alla fonte che era stata inizialmente presa come riferimento.

Il dibattito è aperto, e mi riservo di aggiungere altre impressioni nelle prossime ore. Non ho letto tutto e mi scuso per eventuali imprecisioni, inesattezze, ridondanze con quanto già scritto altrove, dimenticanze varie, che provvederò a correggere se me le segnalate.
Ho privilegiato la velocità all’accuratezza, perchè la questione merita di essere seguita attentamente.

Alcuni riferimenti ipertestuali utili:
– su Macchianera, anche una rassegna stampa sui media giornalistici che hanno riportato la cosa segnalando il blog;
– ma consiglio di seguire la cosa anche sul già citato google news con key omissis;
– e su technorati con key omissis o calipari, per tracciare la copertura dei blog.
(http://www.webgol.it/archives/000719.html)

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