Dal 2027 il sistema pensionistico subirà nuovi adeguamenti e per molte lavoratrici scatterà una scelta che può incidere in modo importante sull’importo finale dell’assegno.
Il tema riguarda soprattutto le contribuenti inserite nel sistema contributivo puro, cioè con primo versamento successivo al 31 dicembre 1995.
Le novità interessano sia l’età pensionabile sia la possibilità di ottenere fino a 16 mesi di arretrati, grazie ai benefici riconosciuti alle madri con figli.
Dal 2027 aumentano i requisiti pensionistici
L’adeguamento all’aspettativa di vita farà salire progressivamente i requisiti anagrafici. Dal 2027 è previsto un incremento iniziale di un mese, seguito da ulteriori aumenti dal 2028.
Questo cambiamento coinvolgerà la pensione di vecchiaia contributiva, la pensione anticipata contributiva e anche la pensione ordinaria. Per le lavoratrici madri, però, continuerà a esistere una corsia agevolata. Ogni figlio permette infatti di ridurre l’età pensionabile di quattro mesi, fino ad arrivare a un massimo di 16 mesi di anticipo per chi ha almeno quattro figli.

Anticipo pensionistico di 16 mesi – LSDI.it
Il vantaggio può essere sfruttato in modi differenti. Alcune lavoratrici scelgono di lasciare il lavoro prima, mentre altre preferiscono continuare l’attività e utilizzare successivamente il beneficio per ottenere una decorrenza retroattiva della pensione. È proprio questa seconda possibilità che sta attirando l’interesse di molte contribuenti.
Come funzionano i 16 mesi di arretrati
Chi non utilizza immediatamente lo sconto legato ai figli può chiedere in seguito il riconoscimento della pensione con decorrenza precedente. In pratica, se il diritto era già maturato grazie alla riduzione dell’età pensionabile, l’INPS può riconoscere fino a 16 mesi di arretrati.
Il calcolo dell’assegno extra dipende dall’importo mensile maturato e dal numero di mesi riconosciuti come arretrati. Facendo un esempio pratico, una pensione da 1.200 euro mensili con 16 mesi arretrati potrebbe generare un importo lordo vicino ai 19.200 euro.
Tuttavia il meccanismo non è sempre conveniente come sembra a prima vista. Nel sistema contributivo, infatti, l’importo finale della pensione viene determinato attraverso specifici coefficienti di trasformazione. Questo significa che chi anticipa l’uscita riceve generalmente un assegno più basso rispetto a chi resta al lavoro più a lungo.
Di conseguenza, anche scegliendo gli arretrati, il calcolo viene effettuato con coefficienti meno favorevoli. Al contrario, continuare a lavorare può consentire di ottenere un assegno più elevato nel tempo.
Esiste poi un’opzione poco conosciuta ma molto interessante per alcune madri lavoratrici. In determinati casi è possibile rinunciare all’anticipo pensionistico e ottenere comunque un coefficiente più vantaggioso, come se il pensionamento fosse avvenuto uno o due anni più tardi. Questo meccanismo permette di aumentare l’importo dell’assegno pur mantenendo l’età ordinaria di uscita.
La scelta finale, quindi, dipende da diversi fattori: contributi accumulati, numero di figli, necessità economiche immediate e obiettivo futuro. Nel sistema contributivo ogni mese può incidere in modo permanente sull’importo della pensione, ed è proprio per questo che valutare bene tra uscita anticipata, arretrati o assegno più alto diventa fondamentale.

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