Economia

Colonnine elettriche da record: cosa cambia per chi viaggia

Stazione di ricarica Free to X nell’area di servizio Arno Ovest sull’autostrada A1
Stazione di ricarica Free to X presso l’area di servizio Arno Ovest sulla A1. Foto: Moliva, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

La rete italiana per la ricarica delle auto elettriche accelera proprio nel cuore dell’estate, quando viaggi, autostrade e soste programmate diventano una prova concreta per chi guida. Secondo il nuovo monitoraggio trimestrale di Motus-E, al 30 giugno 2026 in Italia risultano installati 84.564 punti di ricarica pubblici: sono 6.311 in più nel solo trimestre aprile-giugno e 17.003 in più rispetto a un anno prima. Il dato segna un record e cambia la fotografia della mobilità elettrica, ma non chiude tutti i problemi: la disponibilità cresce, mentre restano decisivi distribuzione, potenza, accessibilità e tempi di attivazione nelle aree più trafficate.

Stazione di ricarica Free to X nell’area di servizio Arno Ovest sull’autostrada A1
Stazione di ricarica Free to X presso l’area di servizio Arno Ovest sulla A1. Foto: Moliva, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Il record che sposta la mappa della ricarica

Il numero più importante non è soltanto il totale delle colonnine, ma il ritmo dell’installazione. La crescita trimestrale indicata da Motus-E mostra che la rete pubblica non sta avanzando per piccoli aggiustamenti, ma con un salto misurabile. Il contributo dei fondi PNRR, insieme agli investimenti degli operatori privati, sta portando nuovi punti in città, parcheggi, centri commerciali, nodi logistici e aree di servizio.

Per gli automobilisti questo significa una conseguenza pratica: programmare un viaggio elettrico diventa meno dipendente da poche stazioni isolate. La ricarica resta una variabile da pianificare, soprattutto nelle giornate da bollino rosso, ma la rete più fitta riduce il rischio di trovare tratte scoperte o alternative troppo lontane.

Il nodo più sensibile riguarda le autostrade. I punti di ricarica lungo la rete autostradale sono saliti a 1.516 unità. È un progresso rispetto ai 1.159 di giugno 2025 e ai 963 di giugno 2024. Secondo i dati diffusi, l’86% di questi punti è veloce in corrente continua e il 59% supera i 150 kW, cioè una soglia utile per soste più brevi nei viaggi lunghi.

Postazione IPlanet per la ricarica veloce di veicoli elettrici a Castelnuovo del Garda
Postazione di ricarica elettrica IPlanet a Castelnuovo del Garda. Foto: Danysan1, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Cosa cambia per chi parte in auto elettrica

La crescita delle colonnine non elimina la necessità di controllare app, potenza disponibile e compatibilità della presa prima di partire. Cambia però il margine di sicurezza: più punti significano più possibilità di ricaricare durante una sosta, più concorrenza tra operatori e una pressione maggiore perché le stazioni siano funzionanti, segnalate correttamente e facilmente pagabili.

Per chi viaggia in autostrada, la differenza la fa la ricarica veloce. Una colonnina ad alta potenza può trasformare una fermata lunga in una pausa gestibile, ma solo se l’auto la supporta, se il punto è libero e se l’area di servizio è davvero accessibile nel senso di marcia. Per questo il dato sul superamento dei 150 kW è rilevante: indica che la rete non cresce solo nel numero, ma anche nella qualità tecnica.

Resta però un ritardo da colmare. Motus-E segnala che oltre il 50% delle aree di servizio autostradali dispone ormai di punti di ricarica, ma chiede un cambio di passo sui bandi dei concessionari rimasti indietro. È qui che la crescita rischia di diventare disomogenea: alcune direttrici sono già più attrezzate, altre possono ancora creare colli di bottiglia nelle ore di punta.

Il record, quindi, non va letto come un “problema risolto”, ma come un segnale industriale. L’Italia sta installando più infrastruttura pubblica, mentre il mercato dell’auto elettrica continua a dipendere anche da prezzi dei veicoli, fiscalità, flotte aziendali, incentivi e fiducia dei consumatori. Senza una domanda più robusta, una parte della rete potrebbe restare sottoutilizzata; senza una rete capillare, molti automobilisti continueranno a rinviare il passaggio all’elettrico.

Fonti

Leggi anche: Perché le tasse frenano la diffusione della ricarica elettrica: cosa cambia per gli automobilisti

Leggi anche: Suzuki Across 2026, la nuova generazione punta tutto sul plug-in: cosa cambia

Conclusioni finali

Il nuovo record delle 84.564 colonnine pubbliche è una notizia concreta per chi usa o valuta un’auto elettrica: più punti, più ricarica veloce e più copertura sulle tratte principali. La prova decisiva, però, sarà l’estate reale degli spostamenti: disponibilità, manutenzione, trasparenza dei prezzi e completamento delle aree autostradali diranno se il salto numerico diventerà anche un salto di esperienza per chi viaggia.

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