Non esiste una regola universale, ma esistono principi tecnici precisi che consentono di prendere la decisione giusta.
Il punto di partenza è la distinzione tra condizionatori inverter e modelli on-off. Il condizionatore on-off, una volta acceso, lavora alla sua potenza nominale in modo costante fino a quando non raggiunge la temperatura impostata, dopodiché si spegne. Il condizionatore inverter, invece, lavora alla massima potenza solo in una prima fase, fino a quando la temperatura ambiente non arriva a circa 2°C da quella impostata, poi si attiva la funzione inverter con un funzionamento continuo a consumo energetico molto ridotto. Questo cambia tutto nel calcolo acceso-spento.
Condizionatore: conviene accenderlo e spegnerlo o tenerlo sempre acceso
Per un inverter, lasciarlo acceso durante un’assenza breve — due, tre ore — è spesso più efficiente che spegnerlo e riaccenderlo. Spegnere e riaccendere frequentemente il condizionatore può portare a un maggiore consumo di energia, perché il dispositivo utilizza più energia per raggiungere nuovamente la temperatura desiderata ogni volta che viene acceso. Il picco iniziale di assorbimento è la voce di costo più elevata nel ciclo di funzionamento.

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Per le assenze lunghe la logica si inverte. Tre ricercatrici dell’Università del Colorado hanno determinato che in genere spegnere e riaccendere il climatizzatore consuma meno che tenerlo sempre acceso per mantenere una temperatura costante per tutto il giorno. La ragione è semplice: una casa vuota accumula calore, ma il volume di calore da smaltire al rientro resta inferiore a quello che il condizionatore avrebbe continuato a consumare durante le ore di assenza per mantenere la temperatura target.
Le ricercatrici hanno però chiarito che questa conclusione non vale in modo assoluto: ci sono diversi fattori di cui tener conto, come l’isolamento della casa, le dimensioni, il tipo di condizionatore utilizzato, la temperatura e l’umidità esterne. Una casa ben isolata accumula calore lentamente, quindi il vantaggio dello spegnimento è maggiore. Una casa con pareti in cemento esposto e finestre a sud può surriscaldarsi così rapidamente che il costo di riportarla alla temperatura desiderata annulla il risparmio ottenuto.
Un dato concreto aiuta a capire la scala dei costi. Un condizionatore da 12.000 BTU in classe A+++ consuma circa 1-1,05 kWh all’ora, che al prezzo ARERA del secondo trimestre 2026 — pari a 0,302 euro/kWh tasse incluse — equivale a circa 0,30-0,32 euro l’ora. Lasciarlo acceso inutilmente per otto ore significa circa 2,5 euro al giorno sprecati, oltre 70 euro al mese.
Filtri intasati possono raddoppiare i consumi del condizionatore. È un dato che spesso viene ignorato nella discussione acceso-spento, ma che pesa in modo diretto sulla bolletta indipendentemente dalla strategia di utilizzo adottata. Un apparecchio con filtri puliti lavora in modo più efficiente sia nel funzionamento continuo che nelle fasi di avviamento.
L’osservazione contro-intuitiva che emerge dall’analisi tecnica è che la temperatura impostata conta più della durata di accensione. I ventilatori da soffitto o a pale consumano solo 50-80 watt contro i 1.000-1.500 watt del condizionatore, e l’effetto wind-chill che producono fa percepire temperature più basse di 2-4 gradi, permettendo di alzare la temperatura impostata sul condizionatore mantenendo lo stesso comfort. Alzare di due gradi la temperatura del condizionatore — da 24 a 26 — riduce i consumi di circa il 10-15% per ogni grado, a parità di ore di accensione.
La scelta ottimale per la maggior parte delle abitazioni resta quindi questa: spegnere per assenze superiori alle tre-quattro ore nelle ore più calde, impostare 26°C invece di 24°C, e non dimenticare che un modello on-off risponde a logiche completamente diverse rispetto a un inverter.

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