Rider Glovo sottopagati: cosa rischia il delivery in Italia

Rider Glovo in bicicletta in una strada urbana

Il caso Glovo-Foodinho torna al centro del lavoro digitale in Italia. Secondo quanto riportato da ANSA, la Procura di Milano ritiene ancora insufficiente il nuovo piano sui compensi dei rider e sostienè che una parte rilevante del tempo di lavoro non venga retribuita. Il punto non riguarda solo una piattaforma: tocca il modo in cui il food delivery misura le ore, remunera le attese e inquadra migliaia di personè che consegnano nelle città italiane.

Rider Glovo in bicicletta a Madrid. Foto: Javier Perez Montes/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.
Rider Glovo con zaino per consegne in strada. Foto: Javier Perez Montes/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Cosa dice il nuovo passaggio dell’inchiesta

Il parere dei magistrati milanesi arriva dopo mesi di controllo giudiziario e dopo gli interventi annunciati dalla società per alzare i compensi. La contestazione, in sintesi, è che l’aumento non risolva il nodo centrale: il tempo effettivamente messo a disposizione della piattaforma. Secondo la ricostruzione ANSA, i consulenti nominati dal pm avrebbero calcolato per il solo mese di giugno oltre 342mila ore non riconosciute ai fini retributivi su più di 26mila rider.

La conseguenza pratica e immediata: se una parte del turno resta fuori dal conteggio, il compenso orario promesso può apparire adeguato sulla carta ma risultare più basso nella vita reale. Attese davanti ai locali, tempi morti tra un ordine e l’altro, tragitti e disponibilità sull’app diventano quindi il cuore del caso. Per la Procura, sempre secondo le informazioni diffuse dall’agenzia, i rider non sarebbero semplici autonomi quando organizzazione, tempi e accesso agli ordini dipendono dalla piattaforma.

Il precedente controllo giudiziario era stato disposto a febbraio, con accuse pesanti sul fronte dello sfruttamento lavorativo. In quel passaggio erano stati indicati circa 40mila rider coinvolti in Italia e paghe considerate, dagli inquirenti, inferiori ai parametri minimi. La società aveva rivendicato collaborazione con le autorita e la volontà di migliorare gli standard operativi. Il nuovo passaggio, pero, segnala che il confronto non è chiuso.

Perche il caso pesa su app, clienti e contratti

Per chi ordina una cena tramite app, la vicenda può sembrare lontana. In realta il modello dei rider incide su tempi di consegna, prezzi, disponibilità del servizio e responsabilita delle piattaforme. Se i giudici dovessero confermare l’obbligo di un inquadramento più vicino al lavoro subordinato, il settore potrebbe dover rivedere costi, turni, assicurazioni, sicurezza e modalità di assegnazione degli ordini.

Il punto è delicato anche perche non riguarda solo il salario minimo di una singola consegna. Nel food delivery il compenso dipende da algoritmi, fasce orarie, domanda, distanza e disponibilità del rider. Quando questi elementi non sono trasparenti, il lavoratore può non sapere in anticipo quanto guadagnera davvero per l’intero tempo passato connesso. E quando il reddito dipende dall’accettazione rapida degli ordini, cresce anche il rischio di pressione su sicurezza stradale e pause.

La vicenda si incrocia inoltre con l’istruttoria aperta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sulle comunicazioni etiche e di responsabilita sociale rivolte ai consumatori da alcune società del gruppo Glovo e da Deliveroo Italy. L’Antitrust ha contestato il possibile scarto tra immagine pubblica delle piattaforme e condizioni effettive nella gestione dei rider. Non e la stessa procedura della Procura di Milano, ma il tema comune e chiaro: il lavoro digitale non può essere trattato come una zona grigia permanente.

Per le imprese della ristorazione il caso apre un altro fronte. Molti locali dipendono dalle piattaforme per una quota crescente degli ordini, ma non controllano direttamente tariffe, turni e regole degli addetti alla consegna. Un eventuale aumento strutturale dei costi potrebbe riflettersi sulle commissioni ai ristoratori o sui prezzi finali. Al tempo stesso, regole più chiare possono ridurre il rischio reputazionale per chi usa servizi di consegna esterni.

Per i rider, invece, la posta e concreta: riconoscimento del tempo di disponibilità, tutela in caso di incidenti, contributi, ferie, malattia e strumenti per contestare decisioni automatiche. La domanda di fondo resta se chi lavora ogni giorno dentro un sistema governato da app e punteggi debba essere considerato autonomo, subordinato o inserito in una disciplina specifica più adatta alle piattaforme.

Conclusioni finali

Il nuovo affondo della Procura di Milano rende il caso Glovo-Foodinho un segnale nazionale. Non c’e soltanto una disputa tecnica su euro a consegna o formule di calcolo: c’e il confine tra flessibilita promessa dalle piattaforme e diritti minimi di chi lavora. Finché il tempo realmente impiegato non viene misurato in modo trasparente, ogni aumento rischia di restare parziale.

La prossima fase dira se il controllo giudiziario portera a una correzione stabile o a un nuovo scontro in tribunale. Per il settore del delivery italiano, pero, il messaggio e gia evidente: il modello deve dimostrarè che velocita, prezzi bassi e comodita per i clienti non si reggono su compensi opachi e lavoro fragile.

Fonti

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Autore: Redazione

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