Una coalizione di gruppi femminili lancia un allarme, accusando i giornali di creare un ambiente pericoloso per le donne e chiede alla Commissione d’ indagine sull’ etica nel giornalismo nata dopo lo scandalo sulle intercettazioni illegali di occuparsi anche del modo con cui le donne vengono trattate dai media
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Una coalizione di gruppi femminili ha accusato la stampa britannica di essere sessista e di creare un ambiente pericoloso per le donne. Secondo End Violence Against Women, Equality Now, Eaves, Object, la Commissione di indagine sul comportamento del giornalismo inglese dovrebbe allargare la sua attenzione dallo scandalo delle intercettazioni illegali al modo con cui le donne vengono trattate dai media.
Come riporta l’ Upi, l’ associazione End Violence Against Women ha offerto alla Commissione Leveson vari esempi di "articoli su episodi di violenza contro le donne caratterizzati da un eccesso di intrusività e inaccuratezza e da misoginia o pervasi da una indulgenza verso i responsabili e da allusioni negative sulle vittime’’.
Se la coalizione denuncia tutta l’ industria dei quotidiani in generale, diventa aspramente critica con i tabloid tipo il Sun di Rupert Murdoch per i
La stampa britannica accusata di sessismo
Una coalizione di gruppi femminili lancia un allarme, accusando i giornali di creare un ambiente pericoloso per le donne e chiede alla Commissione d’ indagine sull’ etica nel giornalismo nata dopo lo scandalo sulle intercettazioni illegali di occuparsi anche del modo con cui le donne vengono trattate dai media
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Una coalizione di gruppi femminili ha accusato la stampa britannica di essere sessista e di creare un ambiente pericoloso per le donne. Secondo End Violence Against Women, Equality Now, Eaves, Object, la Commissione di indagine sul comportamento del giornalismo inglese dovrebbe allargare la sua attenzione dallo scandalo delle intercettazioni illegali al modo con cui le donne vengono trattate dai media.
Come riporta l’ Upi, l’ associazione End Violence Against Women ha offerto alla Commissione Leveson vari esempi di "articoli su episodi di violenza contro le donne caratterizzati da un eccesso di intrusività e inaccuratezza e da misoginia o pervasi da una indulgenza verso i responsabili e da allusioni negative sulle vittime’’.
Se la coalizione denuncia tutta l’ industria dei quotidiani in generale, diventa aspramente critica con i tabloid tipo il Sun di Rupert Murdoch per i
Stampa russa: sempre più dura la lotta per la sopravvivenza
La crisi economica mondiale si ripercuote duramente sul settore editoriale di Mosca - Diverse testate medie e piccole hanno chiuso o rischiano di doverlo fare o di dover chiedere “aiuto” al governo o alle grandi holding – Il caso di "Moskovskij Korrespondent" e "Mosca: istruzioni per l' uso" – Ottimismo invece fra i quotidiani a grande tiratura, ma sul lungo periodo, però, le conseguenze rischiano di ricadere indistintamente su tutte le pubblicazioni attraverso la contrazione del mercato della pubblicità
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di Valentina Barbieri
Volere è potere, si dice.
Nel caso dei giornali russi, ultimamente stare in piedi è potere. Stare in piedi vuol dire tenere in considerazione l' imprescindibile rapporto tra l' indipendenza economica di un giornale e l' indipendenza nella scelta dei contenuti.
Se questa è una connessione appurata, la crisi economica mondiale ha ulteriormente acuito la lotta per la sopravvivenza. Ed era inevitabile che lo scoppiare della bolla economica avrebbe creato dei grossi problemi alla Russia, un' economia per molti
Giovannini, un appassionato anticipatore
Riassumere in poche parole chi è stato Giovanni Giovannini è praticamente impossibile dato che per 60 anni ha lavorato con competenza e passione nel mondo del giornalismo e dell’editoria a cavallo fra il tradizionale cartaceo e il nuovo digitale.
Giovannini era nato a Bibbiena, in provincia di Arezzo, il 30 maggio del 1920. Iniziò la sua carriera di giornalista a La Stampa nel 1945 per passare da redattore a inviato, poi vicedirettore, quindi presidente de La Stampa. Per vent’anni è stato alla guida della Federazione italiana degli editori di giornali.
(continua...)
Anche in Francia “allarme stampa”
La media community parigina riflette sulla crisi della stampa nazionale – Poche pagine locali, niente edizione la domenica (il giorno in cui si legge di più) e troppa connivenza col potere – Quanto a internet il problema è che la pubblicità aumenta del 20% all’ anno ma il prezzo dei banner cala sempre di più
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(a.f.) – Parigi - Allarme stampa! Questo il tema dell’ultimo dibattito organizzato al Lagardère Racing Club di Parigi dal club Générations d’idées il 23 settembre scorso. Al centro della discussine l’exception française, ovvero le specificità di un panorama mediatico francese che lamenta la crisi della stampa quotidiana nazionale – “56 lettori per mille abitanti a fronte di 600 per mille nei paesi scandinavi” – ma che sa produrre anche un Lagardère, leader mondiale della stampa magazine.
Ma da dove deriva la crisi dei quotidiani francesi? Ce lo spiega Maurice Szafran, direttore di Marianne, settimanale di attualità che ha fatto del giornalismo di attacco (contro Sarkozy) e di opinione un’arma vincente. Quasi trecentomila le copie vendute ogni settimana. “Partiamo dal 1977: 4 quotidiani socialdemocratici vengono lanciati
La maggioranza dei PR Usa ritengono la stampa più valida dell’ online
Secondo una ricerca della società Usa Parker, Wayne & Kent, anche i clienti delle agenzie preferiscono una “copertura” cartacea rispetto a quella online o radiotelevisiva
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Più della metà (il 53%) dei professionisti delle Pubbliche Relazioni ritengono che articoli e servizi su carta abbiano un valore maggiore di quelli online. E’ un risultato sorprendente – rilevaKatherine Thompson su Editor’s weblog – visto che, al contrario, la maggioranza dei consumatori indica che l’ online è il mezzo di comunicazione con maggiore capacità di influenza.
In più, non sono sono i PR a preferire la stampa, ma anche i loro clienti. Quasi il 64% dei PR ritengono che i loro clienti preferirebbe una “copertura” cartacea a quelle online e radiotelevisive.
(continua...)
Giornali Usa: +12% nell’ online, ma non basta per compensare le perdite
I lettori dei siti web dei quotidiani sono ormai il 40% di tutti gli utenti di internet, ma i giornali non riescono a monetizzare questo traffico per pareggiare almeno il calo nel cartaceo
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I siti web dei giornali Usa continuano a crescere: nel secondo quadrimestre del 2008 i visitatori unici sono aumentati del 12% rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso -, arrivando a 66,4 milioni di persone, secondo i dati della Newspaper Association of America. E’ più del 40% di tutti gli utenti di internet negli Usa.
Ma c’ è un problema. I giornali – rileva mediapost.com - non riescono a monetizzare il loro traffico online a un livello tale da poter almeno pareggiare le perdite nelle edizioni a stampa.
Oltre all’ aumento dei visitatori unici, i siti web dei giornali hanno registrato anche 3 miliardi di pagine viste al mese, e cioè quasi il 10% di più rispetto ai 2,7 miliardi dello stesso periodo del 2007.
Mentre complessivamente il numero dei lettori unici è inferiore, il tasso di crescita del 12% si situa a metà strada fra
Usa: un altro quotidiano taglia l’ edizione stampata e si concentra sull’ online
E’ il Daily Telegram, un pomeridiano del Wisconsin con circa 6.000 copie vendute e una redazione di 10 persone, che da ottobre taglierà quattro delle sei edizioni settimanali dedicandosi soprattutto al sito web – “Non abbiamo altra scelta - spiega il direttore -, se i lettori vanno su internet”
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Un altro giornale Usa ha deciso di abbandonare la carta come supporto principale di diffusione e di concentrarsi sull’ online. E’ un piccolo giornale del Wisconsin, il Daily Telegram, di Superior, un quotidiano del pomeriggio che normalmente stampa sei numeri a settimana e che, dal prossimo autunno, ridurrà a solo due numeri a settimana l’ edizione stampata.
Attualmente – secondo Sfn – il Daily Telegram ha una diffusione di circa 6.000 copie. La redazione è composta da 10 persone.
Il sito web, ha precisato il direttore, Rob Brochu, diventerà il punto principale di accesso al giornale e una volt ache sarà stata realizzata questa svolta, la redazione si concentrerà sul lavoro di edizione del sito, con tutto quello che ciò significherà in
I giornali non sono più il centro del mondo: la nuova ecosfera dell’ informazione
Jeff Jarvis (foto) analizza in un ampio articolo su Buzz Machine, il suo blog, come “la stampa” sia diventata in realtà una sfera (press-sphere) in cui è vertiginosamente cresciuta la complessità del sistema informativo – Una notazione chiave: il processo diventa molto più significativo del prodotto perché un articolo, su qualsiasi mezzo di informazione, è soltanto un segmento di una linea, un passaggio dell’ intero processo, e quel processo continuerà anche dopo la pubblicazione
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di Jeff Jarvis
(The press becomes the press-sphere,
Buzzmachine.com,
traduzione di Maria Itri)
Uno dei problemi che recentemente ho notato in molte discussioni sul futuro dell’informazione è che sono spesso troppo “stampa-centriche”. Si concentrano sui giornali come se questi fossero il centro del mondo, come se la stessa informazione, le notizie dipendessero da questo, come se risolvere i problemi della stampa significasse risolvere quelli dell’informazione.
Questo non è l’ecosistema dell’informazione oggi. Siamo di fronte ad una nuova importante strutturazione dei media e ci sono molti modi differenti di analizzarla. E fino a quando non lo capiremo, non credo che inizieremo a creare nuovi modelli per l’informazione.
Questi disegni semplicistici qui sotto sono un
Pubblicità: nel 2007 in crescita del 3,1% in Italia
I dati della Nielsen Media Research – Più 1,2% nella tv e più 3% nella stampa, mentre internet registra il record del più 42,7% (ma con un totale di investimenti di soli 281 mln di euro) – I dati dell' Osservatorio della FCP
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Nel 2007 gli investimenti pubblicitari nei media in Italia hanno raggiunto gli 8.783 milioni di euro, con una crescita del +3,1% sul 2006.
I dati sono stati rilevati dalla Nielsen Media Research e diffusi da Primacomunicazione , secondo cui i maggiori investitori dell’anno - Ferrero, Unilever, Wind, Vodafone, Procter&Gamble, Tim, Barilla, Fiat Div Fiat Auto, Volkswagen e L’Oreal Saipo – da soli hanno investito 1.250 milioni, pari a circa il 14% del totale.
Gli investimenti nel settore televisione sono stati di 4.653 milioni con una variazione del +1,2% sull’anno e del +8,1% a dicembre 2007 su dicembre 2006.
Il totale Stampa ha registrato una crescita nel 2007 del +3,0% superando i 3.101 milioni.
Nel dettaglio, gli investimenti sui Quotidiani da gennaio a
Venti di crisi per la stampa anche in UK
La crisi ha colpito in primo luogo i giornali popolari, tanto che il Sun – per la prima volta dopo 33 anni – è sceso sotto la soglia di 3 milioni di copie - Secondo l’ ABC il trend in discesa del 2007 è generalizzato (-2,5%), con l’eccezione del Financial Times (+2,6%, pari a 450 mila copie), che si fa forte del suo sviluppo internazionale.
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La crisi della stampa britannica – che ha colpito in primo luogo i giornali popolari – si è accentuata nell’ultimo mese dell’anno scorso. Il Sun – per la prima volta dopo 33 anni – è sceso sotto la soglia di 3 milioni di copie vendute.
Secondo l’ABC (Audit bureau of circulations, organismo di controllo della diffusione della stampa), il trend in discesa del 2007 è generalizzato (-2,5%), con l’eccezione del Financial Times (+2,6%, pari a 450 mila copie), forte del suo sviluppo internazionale.
Il Sun, tabloid per eccellenza dell’impero del magnate australiano Rupert Murdoch, non è riuscito a frenare la perdita di lettori nemmeno con un prezzo particolarmente basso a Londra e in Scozia (20 penny, circa 26 centesimi di euro).
Il quotidiano, che venti anni fa vendeva 4,3 milioni