democrazia

Smart society in Smart cities #digit16

5 Ottobre 2016 Tag:, , , , , , , , , , ,

smartsocietyLa cultura digitale deve andare di pari passo con l’evoluzione tecnologica non sono sufficienti le abilitazioni tecnologiche e quelle legislative per avviare il cambiamento, ma contano gli aspetti sociali, culturali e organizzativi. Ecco perché, quello  delle Smart City e Smart Society, non è un tema da affrontare soltanto da un punto di vista tecnologico/legislativo, ma anche ripensando le organizzazioni come sistemi sociali aperti in cui le persone abbiano un ruolo costantemente cooperativo e collaborativo. Partendo proprio da questioni di ordine sociologico, individuando la necessità di percorsi di cooperazione per la gestione del Bene Comune, il workshop sarà occasione di approfondimento di e formulazione di ipotesi di lavoro su una materia tanto interessante quanto complessa. (altro…)

Il selfie: ‘’diritto’’ ad autorappresentarsi e ‘’democratizzazione’’ del ritratto

2 Gennaio 2014 Tag:, , , , ,
Selfie-cop Su Culture Visuelle André Gunthert continua l’ analisi del ‘’selfie’’ – l’ autoritratto fotografico realizzato con camere digitali o smartphone e diffuso all’ interno dei social network -.   Dopo aver analizzato il ruolo del selfie come ‘’strumento di scambio sociale’’ , il ricercatore francese esamina ora in un piccolo saggio di etnografia digitale altri aspetti della pratica fotografica, mettendo a confronto le osservazioni di Baudelaire - ferocemente contrario all' influenza massificatrice e narcisistica del daguerrotipo - e quelle di Gisèle Freund, testimone della funzione democratica della fotografia e dell' autorappresentazione, e descrivendo il modo con cui i difetti dell' autioscatto diventano dei tratti stilistici essenziali di questa nuova forma di ''conversazione''   (altro…)

Usare gli aiuti alla stampa per dare un reddito minimo garantito ai giornalisti?

20 Febbraio 2013 Tag:, , , , , , , , , ,
Giornali Se i giornalisti possono lavorare dovunque, se diventano essi stessi dei media con il loro proprio brand, se possono riunirsi in gruppi di lavoro, in redazioni temporanee a seconda delle esigenze dell’ attualità, non sarebbe meglio dirottare gli aiuti alla stampa direttamente a loro? Lo propone  Jacques Rosselin su HuffingtonPost.fr, spiegando che i contributi versati dallo Stato alle aziende editoriali francesi (5 mld di euro in 3 anni) non hanno dato nessun risultato apprezzabile, sia dal punto di vista dei lettori, che continuano a disertare, sia da quello dei giornalisti, che continuano ad essere licenziati, stato di crisi dopo stato di crisi.   Rousselin suggerisce l’ idea di un reddito minimo garantito per i giornalisti . ‘’ I cittadini di un paese democratico – dice - hanno bisogno di informazione, e quindi di giornalisti. Di quanti? (…) Qualunque sia il loro numero, siccome la pubblicità, gli abbonamenti online o il prezzo di vendita della carta non riescono più a remunerarli oggi, e poiché queste difficoltà li rendono dipendenti da attori economici i cui obbiettivi non hanno niente a che vedere con la difesa della democrazia, la collettività deve farsi carico di

Nuove metriche per misurare l’ impatto del giornalismo

24 Agosto 2012 Tag:, , , , , , , ,
L' idea di monitorare gli effetti del giornalismo non è nuova, ha varie decine di anni. La novità sta nella possibilità di realizzare analisi a basso costo e a largo raggio, basandosi su dati che arrivano fino al livello del singolo utente e del singolo articolo, e nell' idea di usare questi dati per la gestione di una redazione. La sfida è capire quali dati usare e come renderli significativi – In un ampio articolo su Niemanlab.org Jonathan Stray valuta la possibilità di adottare criteri e metodi di misurazione qualitativa per capire non solo ciò che il giornalismo fa, ma anche il modo per migliorare le valutazioni future - ‘’Per cominciare non c’ è bisogno di nulla di tanto elaborato. Ogni redazione ha dei meccanismi di analisi dei contenuto e gli effetti qualitativi possono essere monitorati con nient'altro che delle note in un foglio di calcolo. Ma,  soprattutto, abbiamo bisogno di continuare a chiederci: perché lo stiamo facendo? A volte, quando incrocio qualcuno per strada, mi chiedo se il lavoro che sto facendo potrà avere qualche effetto sulla sua vita - e se sì, in che termini? E

“La democrazia muore dietro le porte chiuse” : il FOIA e la trasparenza degli atti pubblici

14 Gennaio 2010 Tag:, , , , , , , , , , , ,
Una approfondita tesi di laurea analizza il Freedom of Information Act, lo strumento che dovrebbe assicurare ai cittadini la garanzia di trasparenza sugli atti della pubblica amministrazione (e che negli Usa ha consentito la pubblicazione dei Memorandum segreti del governo Bush sulle torture) - Il problema dell’ arretratezza italiana nel campo della cultura della trasparenza e l’ importanza di una nuova legge che regolamenti la possibilità di accesso ai documenti amministrativi o, per lo meno, il miglioramento di quella esistente ------ Freedom Of Information Act, FOIA. E’ lo strumento che dovrebbe assicurare ai cittadini la garanzia di trasparenza sugli atti della pubblica amministrazione e che negli Usa ha consentito la pubblicazione (col via linbera del presidente Obama) dei Memorandum governativi sui ‘’metodi duri’’ di interrogatorio di sospetti terroristi da parte della CIA (vedi Lsdi, ”Ma che torture…”). All’ analisi del FOIA un giovane ricercatore, Fabio Friso, ha dedicato una tesi di laurea (relatore Raffaele Fiengo) – Freedom of Information Act (FOIA), l’ accesso ai documenti del governo federale statunitense alla portata di tutti’’-, che, come avevamo annunciato, pubblichiamo su Lsdi. La lettura di questa tesi, come sottolineava Fiengo introducendo il Dossier sulle torture