Antologia di vecchie e nuove proposte (natale)

| 27 dicembre 2017 | Tag:, , , , , , ,

Buongiorno, benvenuti, e auguri a tutti ;)

 

 

Chiudiamo l’anno di Lsdi con due pezzi in staffetta uno dietro all’altro per fare il punto su quanto accaduto e provare a lanciare l’anno che verrà, fedeli a Dalla sempre e dovunque, e anche provando a rimanere fedeli ai nostri principi che sono: osservare, segnalare, ma soprattutto evitare qualunque giudizio. C’era un personaggio nei fumetti Marvel, anzi di sicuro ci sarà ancora, che si chiamava l’Osservatore. Non ho mai capito se fosse un personaggio positivo o negativo. Diciamo che proviamo ad ispirarci a lui. Come si fa a fare un’antologia di nuove proposte? E’ semplice soprattutto quando le proposte paiono nuove ma in realtà sono già state fatte in epoche precedenti. Prendiamo ad esempio il primo articolo dell’anno in corso pubblicato da queste parti provavamo a fare delle previsioni, spulciando quà e là in rete cercavamo di orientare la nostra e la vostra prua verso percorsi plausibili per l’anno che stava iniziando. Ebbene ad un anno esatto da allora possiamo facilmente confutare le nostre stesse previsioni. Ad esempio si parlava di conversazioni e di notizie, si parlava di preponderanza dei social quali contenitori di notizie, si diceva:

 

 

I giorni del “non leggere i commenti ” sono assolutamente passati. Se la comunità è il valore fondamentale… i giornalisti devono essere padroni responsabili, impegnandosi attivamente, ascoltando e parlando con la comunità per coltivarne il valore. I giornalisti devono cercare di elevare la comunità, che funge da piattaforma di idee piuttosto che di distribuzione, di verifica e controllo dei fatti”.

 

 

Avete visto nulla di simile? Il problema commenti e loro gestione casomai è diventato ancora più complesso, e la tendenza più diffusa  nel mondo, in particolare in quello dell’editoria e in ancora più nello specifico in Italia, è di non gestirli, fingere che non esistano, o se proprio bloccare i troll, o ancora meglio chiudere lo spazio sotto la notizia ad ogni tipo di commento.

 

 

Fra i temi caldi nell’anno appena trascorso la questione della sostenibilità, meglio nota come ricerca del “modello di business”, ha svolto un ruolo preponderante. Molto si è detto, altrettanto si è scritto, poco è realmente successo. All’inizio dell’anno è stata lanciata dai colleghi di ONA Italia una query in tal senso, anzi meglio, la ricerca andava nella direzione di scoprire con l’aiuto di chi il giornalista e i giornali li fa ogni giorno, cosa stesse realmente accadendo nel nostro comparto nel bel mezzo del compimento della “rivoluzione digitale”. Il tema specifico non riguardava solo il “modello di business”, ma prendeva molto sul serio una tema assai difficile, scottante alle nostre latitudini, quello del “giornalista imprenditore”. Un tema ancora tutto da scoprire, affrontare, discutere, alle nostre latitudini. Un tema, ci permettiamo di suggerire, che potrebbe essere facilmente collocato nelle discussioni fra le parti per il rinnovo del contratto nazionale della categoria in scadenza a breve.

 

 

E’ stato l’anno del FOIA, ovvero dell’entrata in vigore anche nel nostro Paese di un freedom of information act . Una notizia davvero bella non c’è che dire. Peccato che il bilancio del primo anno di funzionamento di questo fondamentale diritto sia scarsino, quasi invisibile, come ha commentato lo stesso autore dell’articolo che annunciava l’entrata in vigore del FOIA sulle nostre colonne: Benedetto Ponti, non più tardi di una settimana fa su twitter. E lo screenshot qui accanto lo testimonia piuttosto bene.

 

A febbraio è arrivato il nuovo rapporto di Lsdi sullo stato della professione giornalistica. Un disastro annunciato che anno dopo anno proviamo a spiegare, ma che nonostante gli avvisi ai naviganti diramati da tempo, non si arresta ma peggiora. Che si sia superato il punto di non ritorno? Forse i conti in profondo rosso  dell’Inpgi potrebbero dircelo, non trovate?

 

 

Durante il festival di Sanremo è successo un fatto strano, in qualche modo clamoroso, un hashtag è stato venduto al miglior offerente e nessuno si è chiesto come mai e se questa cosa fosse lecita. Gli hashtag sono un valore aggiunto di totale proprietà della comunità, recitano le regole dei principali social, regole scritte dagli avvocati delle aziende proprietarie dei social in oggetto, eppure nessuno si è preoccupato di rispettare o far rispettare queste stesse regole.  L’accaduto ha acceso alcune lampadine in alcune teste, anche qui a bottega, ed il tema degli algoritmi è divenuto improvvisamente centrale.

 

 

La torre d’avorio dei nuovi padroni del vapore ha cominciato a scricchiolare. Il tempo degli algoritmi era arrivato e nel frattempo (perdonate il gioco di parole) il neo Mr. President Trump e le modalità della sua recente elezione sollevavano in tutto il mondo una serie di nuovi interrogativi che con gli algoritmi e i “neo padroni del vapore” avevano e hanno, molti punti in comune. A lanciare l’allarme per primi sono stati quelli del Washington Post, lo hanno fatto in aprile al Festival del giornalismo di Perugia. Ma il Washington Post non è di proprietà di uno dei signori degli algoritmi?

 

 

La libertà di stampa è ancora un problema centrale nel mondo e segnali tutt’altro che positivi sono stati registrati in molti paesi anche nell’anno che va a concludersi. Proprio ad aprile il mondo intero ha trattenuto a lungo il respiro per la sorte di un nostro reporter, trattenuto senza un lecito motivo, in Turchia, o meglio in un carcere turco, e contro il suo volere. Gabriele Del Grande è stato liberato ma sono centinaia i giornalisti ancora rinchiusi senza motivi validi nelle carceri di mezzo mondo, rei soltanto di aver voluto raccontare i fatti nella loro integrità.

 

 

Nell’anno in cui le notizie sono sempre di più dentro le conversazioni che si svolgono, guarda caso, sulle bacheche, in particolare quelle dei social, se un gruppo viene improvvisamente archiviato, dove vanno a finire tutte quelle conversazioni e di conseguenza tutte quelle notizie? E siamo di nuovo lì, nelle strette vicinanze di algoritmi, nuovi signori del vapore, libertà di espressione e diritto alla conservazione delle notizie, detto anche diritto all’oblio.  Perchè la verità non sta dentro alle gabbie? (continua)

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