Trasparenza, la Bussola che monitora i siti della pubblica amministrazione

| 26 marzo 2014 | Tag:, ,

Bussoila Uno strumento utile per tutti, giornalisti e cittadini. La Bussola della Trasparenza è un’agile portale che permette di monitorare in tempo reale il grado di trasparenza e accessibilità dei siti delle amministrazioni.

 

Un argomento di cui Lsdi ha già parlato analizzando i progetti messi in atto dal Comune di Trieste, una serie di iniziative che permettono al comune giuliano di stare al quinto posto nella classifica redatta settimanalmente dalla Bussola grazie all’ analisi di 66 indicatori. Il Comune di Trieste, infatti, ne soddisfa 62 su 66, raggiungendo una percentuale del 93,94%. Molto meno attente risultano invece parecchie amministrazioni di piccole dimensioni che totalizzano uno 0% con nessun indicatore soddisfatto.

 

di Fabio Dalmasso

 

Non solo comuni

 

La Bussola della Trasparenza non monitora però solo i comuni: il Decreto Legislativo 33 del 2013, relativo al “riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni” si rivolge infatti ad agenzie fiscali, aziende ospedaliere, aziende sanitarie locali, camere di commercio, comunità montane, enti di previdenza, enti di ricerca, enti parco, Iacp, ministeri, province, regioni, scuole, unioni di comuni e università. Per ogni singola tipologia sulla è possibile consultare la classifica e testare direttamente il sito prescelto.

 

Ad esempio, tra gli enti di ricerca, il primo posto è occupato, assieme ad altri quattro enti, dal Cnr – Centro di Ricerca Nazionale, con un lusinghiero 100%, mentre l’ INRAN – Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione si attesta all’ ultimo posto. Per quanto riguarda i ministeri, invece, la maglia nera va a quello della Giustizia, con 56 indicatori soddisfatti su 66, mentre la regione maggiormente in ritardo in tema di trasparenza risulta essere la Campania, ferma al 13,24%, cioè 9 criteri su 68.

 

 I criteri

 

Ma quali sono questi criteri che La Bussola della Trasparenza monitora? Sono vari e vanno dall’ amministrazione trasparente al programma per la trasparenza e l’ integrità passando per le sanzioni per mancata comunicazione dei dati, l’ organizzazione, i consulenti e i collaboratori, tassi di assenza, società partecipate, bandi di gara e contratti, patrimonio immobiliare, tempi medi di erogazione dei servizi e molti altri.

 

Per capire meglio come funziona la Bussola  Lsdi ha intervistato Marco Versari, responsabile tecnico del sito che ne spiega nel dettaglio funzionamento e finalità sottolineando il coinvolgimento di tutti i cittadini nel segnalare e monitorare i siti dell’amministrazione pubblica e aggiungendo che la posizione nelle singole classifiche non tiene conto della qualità delle informazioni.

 

Intervista

 

Quando è nata La Bussola della Trasparenza?

 

E’ nata nel 2012 con l’ obiettivo di verificare l’ andamento del processo di trasparenza delle pubbliche amministrazioni. In quegli anni, dal punto di vista normativo, ci sono state le direttive della trasparenza del ministro Brunetta, seguite dalle linee guida sui siti web e per le amministrazioni pubbliche è stata inserita una serie di obblighi per quanto riguarda la pubblicazione di dati e di informazioni sui siti internet.

 

Dal punto di vista del dipartimento dell’ amministrazione centrale di controllo era quindi fondamentale avere uno strumento che permettesse di monitorare come stesse andando questo processo. Anche perché, considerati i numeri in gioco, e parliamo di circa 20.000 amministrazioni con 20.000 siti tra scuole, comuni, università etc…, è chiaro che un controllo e una verifica manuale sarebbero stati praticamente impossibili. Per questo motivo è stato ideato questo strumento, La Bussola della Trasparenza, che all’inizio era un prototipo ad uso interno e reso accessibile in seguito al cittadino, il cui fine è quello di andare a verificare alcuni punti come, ad esempio, se i contenuti previsti fossero pubblicati nei siti, se è possibile accedere rapidamente a questi contenuti e migliorare la governance di tutto questo.

 

Questo strumento è stato presentato e reso accessibile al pubblico nel maggio 2012 e sin dall’inizio ha suscitato grande interesse. In seguito sono state aggiunte tutta una serie di nuove funzionalità per migliorare La Bussola e renderla fruibile a tutti e fornire strumenti in più a tutti gli stakeholders interessati. Ora si è trasformato anche in uno strumento di controllo da parte dei cittadini: da questo punto di vista infatti bisogna dire che è cresciuto molto e ha anche avuto riconoscimenti a livello europeo come progetto innovativo. Ora è diventato elemento fondamentale un po’ per tutti e di questo siamo molto orgogliosi: un’ idea nata all’ interno dell’ amministrazione è diventata uno strumento fondamentale anche all’ esterno.

 

Quali sono i criteri che monitorate?

 

La Bussola della Trasparenza va a verificare se all’ interno dei siti web sono presenti i contenuti previsti dalle norme. Prima del 2013, cioè dell’ entrata in vigore del Decreto Legislativo 33/2013, questa verifica veniva fatta andando a vedere se fossero presenti i contenuti presenti nelle linee guida sui siti web, un documento realizzato all’ interno dell’ amministrazione pubblica assieme ad altri attori che ha schematizzato ciò che leggi prevedevano e ha quindi dato indicazioni anche su come nominare le diverse sezioni del singolo sito e dove inserirle. Dopo il 33/2013 anche La Bussola è stata aggiornata e adesso va a verificare ciò che è previsto nel Decreto in base all’ allegato tecnico, uno strumento snello e utile che fornisce nuove indicazioni su come vanno nominati e dove devono essere posizionati i vari contenuti.

 

Ogni quanto avviene il monitoraggio?

 

La Bussola permette di fare le verifiche in due modalità: una è in tempo reale, scatta nel momento in cui l’ utente clicca su questo tipo di verifica e viene fatta una analisi in tempo reale sul sito indicato. Il risultato va quindi a rispecchiare la situazione del sito in quel preciso momento. La seconda modalità invece parte dal presupposto che l’ analisi di un sito porta via un po’ di tempo, circa 5-10 secondi, e moltiplicarla per 20.000 siti sarebbe chiaramente un processo molto pesante. Per questo motivo La Bussola effettua un monitoraggio su tutto il set di siti inseriti nel database tipicamente nei week end per non dare nessun disservizio, di solito di sabato. Una volta a settimana, quindi, viene analizzato e aggiornato il database. Questo monitoraggio settimanale modifica poi la classifica che è quindi aggiornata settimanalmente.

 

Quali sono i problemi che vengono riscontrati più spesso?

 

Nei siti delle amministrazione pubbliche ci sono spesso dei problemi tecnici, ma sono problemi banali: l’ algoritmo de La Bussola va a verificare i contenuti dei siti pagina per pagina, analizza cioè il codice che sta dietro le pagine web cercando questi contenuti. Succede che a volte un sito dell’amministrazione denomina il contenuto in modo diverso da ciò che prevede il 33/2013: essendo La Bussola uno strumento automatico e seguendo delle regole rigide imposte dai programmatori, non riesce ad individuare quel contenuto perché denominato in modo diverso e quindi viene trovato un errore. Questa cosa viene risolta banalmente attraverso il nostro servizio di assistenza a disposizione di tutte le amministrazioni: loro ci scrivono e nel giro di uno – due giorni indichiamo cosa modificare nel sito per poterlo sistemare.

 

Questi problemi determinano poi le posizioni più basso nella classifica?

 

Si, può capitare, ma spesso succede che le posizioni in basso non rispecchino la realtà del sito in quanto si verificano quelli che noi chiamiamo falsi negativi, cioè risulta un contenuto negativo o addirittura tutta la sezione non viene rintracciata, però magari analizzando i siti web si scopre che una sezione o un contenuto sono stati denominati male, magari con nomi legati alla vecchia normativa, cose che inevitabilmente La Bussola segnala. In questi casi non significa che i contenuti non siano presenti: ci sono però non sono denominati come dice la legge, per cui è una trasparenza grigia, con l’ utente spaesato che non riesce a trovare contenuti. Ora il 77% delle amministrazioni ha la sezione “amministrazione trasparente” trovata da La Bussola, una percentuale molto alta.

 

È quindi positivo il vostro giudizio sulla effettiva applicazione del Decreto 33/2013 da parte delle amministrazioni ed enti vari?

 

Si, è una buona percentuale: seguiamo questo processo e abbiamo visto crescere in maniera costante la percentuale dell’ adempienza da parte delle amministrazioni. Bisogna però dire che La Bussola della Trasparenza, essendo uno strumento automatico realizzato per cercare i contenuti, nulla può per quanto riguarda la valutazione della qualità degli stessi.

 

Cioè?

 

Nel momento in cui viene rintracciata la pagina contente quel determinato contenuto, non si ha poi la capacità di analizzare quell’ elemento e dire se è o meno di qualità. Per cui, ad esempio, se l’ amministrazione fa una pagina con i Curricula dei dirigenti, che è uno degli elementi che vengono verificati, e questa pagina è perfettamente denominata, strutturata e posizionata, ma se i Curricula sono vecchi, La Bussola non se ne può accorgere. Lì entrano in gioco i cosiddetti falsi positivi, cioè ci sono amministrazioni che hanno sezioni e contenuti mostrati all’ utenza in maniera perfetta, però poi presentano all’ interno sezioni incomplete. Quello che noi vediamo sono quindi le percentuali di adempienza formale, che è il primo passo fondamentale per la trasparenza, però non è completo, nel senso che bisogna poi andare a verificare caso per caso se il contenuto inserito sia o meno di qualità.

 

C’è un coinvolgimento da parte dei cittadini in tutto questo processo?

 

Assolutamente si, la partecipazione dei cittadini è uno dei punti fondamentali: dato il numero dei contenuti e dei siti presenti, la verifica è un compito enorme e chiaramente necessita della collaborazione e della partecipazione del cittadino. La Bussola si propone come strumento abilitante di questo controllo, cioè è uno strumento che mostra al cittadino direttamente i contenuti e lo invita a segnalare e migliorare l’ amministrazione. Questo avviene attraverso uno strumento sul sito che si chiama “Esprimi la tua opinione” con il quale il cittadino può indicare siti, dare una valutazione della qualità del contenuto, se questo è veramente presente, se è aggiornato, completo e chiaro.

 

Tutte queste opinioni vengono presentate su La Bussola un po’ come i siti di valutazione e scelta degli alberghi e simili. Abbiamo anche notato che La Bussola è strumento usato tipicamente in ambito social per fare delle analisi: su Facebook, ad esempio, c’è il gruppo “Trasparenza siti web pubblica amministrazione” (http://www.facebook.com/#!/groups/386437364759218/): più di 2000 persone si incontrano on-line utilizzando La Bussola come punto di partenza e vanno a “fare le pulci” ai siti che prendono come target.

 

Partendo quindi da La Bussola e dalla verifica formale che essa fornisce, questo gruppo va a verificare e analizzare se la trasparenza sia effettiva o no. In seguito fanno dei report che mandano direttamente all’ amministrazione e agli organi di controllo. Anche questo ci rende contenti: c’è molta partecipazione dal basso da parte dei cittadini che sentono quanto sia importante la trasparenza e utilizzano questo strumento nel modo opportuno.

 

Una volta che riscontrate un problema avvertite l’ente interessato affinché corregga l’errore?

 

A dire il vero la maggior parte delle volte è l’ ente stesso che ci contatta: spesso succede, anche grazie alla collaborazione con i media che magari fanno articoli su una realtà locale che non è adempiente rispetto a quanto previsto. Si mettono così in moto dei meccanismi di controllo e feedback con l’amministrazione che va a verificare, ci contatta e viene aiutata nel miglioramento e nel raggiungimento effettivo della trasparenza.

 

Per cui è una sorta di circolo virtuoso che spesso nasce dall’amministrazione stessa dopo essere stata stimolata dal basso. Anche noi comunque, cerchiamo di stimolare quelle amministrazioni nelle quali riscontriamo un problema tecnico o un ostacolo che impedisce l’effettiva trasparenza: le contattiamo e diciamo loro le modifiche che possono permettere di raggiungere la trasparenza così che La Bussola possa assegnare un punteggio corrispondente a quello che si è effettivamente fatto.

 

Spesso, infatti,  l’ amministrazione si impegna molto a rendere trasparente il proprio operato, ma poi, magari per un motivo tecnico banale, risulta in basso nella classifica e questo non è corretto. Sono comunque pochi i casi negativi: come dicevo prima siamo quasi all’80% di adempienza.

 

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