The Atavist, come cambiare il modo di raccontare nell’ era online

| 3 luglio 2014 | Tag:, ,

AtavistL’  idea per la nuova piattaforma di contenuti è partita davanti a una birra e a un cattivo sapore in bocca dovuto alla direzione verso la quale si stava incamminando il mondo dei contenuti online.

Tre anni più tardi, i suoi fondatori continuano a cercare di ridefinire come creare e leggere articoli e racconti con gli strumenti offerti dalla tecnologia digitale.

Su Inc, Jill Krasny analizza la storia di una azienda editoriale profondamente innovativa

 

The Atavist: Changing Digital Storytelling

di Jill Krasny

(Inc.com )  

 

Per alcuni The Atavist  è famoso per le sue superpremiate storie di long-form journalism, di giornalismo narrativo; altri lo conoscono per il suo software Creatavist,   il programma che sta dietro i suoi contenuti; ora, con il lancio di Atavist Books, la compagnia va in avanscoperta nel mondo dell’  editoria libraria ed è sicura di poter attrarre un numero di appassionati ancora maggiore e di rendere più profonda  l’ impronta lasciata sui media.

 

“Fondamentalmente, noi abbiamo intenzione di essere il luogo di raccolta in cui si ritrovi chiunque voglia fare una splendida editoria digitale”, afferma Evan Rattlif, il quale, insieme a Jefferson Rabb, un creatore di software, e Nicholas Thompson, capo redattore del sito web del The New Yorker, aveva fondato The Atavist nel 2009. “L’idea è che non importa dove sia la produzione: se hai una storia da raccontare, sia essa in un video, un saggio fotografico o qualche altra cosa, puoi entrare nel sistema,  progettare il tuo lavoro come  più ti aggrada   e premere invio per pubblicare…tutto in un solo ‘luogo’ ”.

 

Questo progetto ha attratti sostenitori finanziari di alto profilo, compreso Erich Schmidt, di Google, oppure il fondatore di Netscape Marc Andressen, o la Founders Fund, guidata   dagli investitori della prima era di Facebook, Sean Parker e Peter  Thiel; sino ad ora, la compagnia ha rastrellato 1,5 milioni di dollari in  finanziamenti destinati all’ avviamento: è il risultato di due sue caratteristiche, la coraggiosa visione della narrazione digitale ed la sua intuitiva interfaccia.

 

“E’ coerente con  quel che mi sembra di vedere, ovvero il fatto che la nuova base tecnologica   delle aziende digitali  di contenuti  ricopre un ruolo assolutamente chiave”, afferma Ken Doctor, un analista di mezzi di comunicazione il cui sito, Newsonomics, tratta esaurientemente della proteiforme industria delle notizie. “La piattaforma da loro creata ha obbiettivi che vanno al di là di una mera edizione                                                                             classica di una storia: è un business basato sulla tecnologia oltre che sull’editoria.

 

Una miriade di testate, inclusi The Weather Channel  ed il Daily News di New York, hanno impiegato il programma Creatavist di Atavist per pubblicare articoli. Il sistema di amministrazione dei contenuti consente agli scrittori ed agli editori di libri elettronici, riviste, ed altri media di personalizzare i loro contenuti usando testi, immagini, video e mappe. I clienti possono poi pubblicare il materiale sulle proprie applicazioni,  oppure gratis su Creatavist   , od ancora tramite lettori elettronici o il web. Non vi è pressoché limite al come il contenuto possa apparire o essere sentito!

 

Ratliff ha rifiutato di fornire delle cifre specifiche, mapossiamo dire che The Atavist genera parte dei propri guadagni per mezzo di racconti  cha vanno dalle 5.000 alle 30.000  parole,  a prezzi che oscillano dagli 1,99  ai 2,99 dollari per  ogni ebook su Kindle, iPad oppure Nook. Non c’è pubblicità, sulle pagine: l’ abbonamento annuale varia dai 19,99 dollari per l’ accesso a tutti i pezzi pubblicati  nell’ arco dell’ anno ai 29,99 dollari per l’ intero archivio Atavist.

 

L’ altra fonte di guadagno dell’ azienda è il programma Creatavist: il suo utilizzo va da gratuito (singola pubblicazione di contenuto) , a 10 dollari/mese ( pubblicazione illimitata di contenuti), sino a 250 dollari/mese  (per la pubblicazione con marchio per applicazioni iOS). In aggiunta, sono previsti da 2.000 a 5.000$/mese per l’editoria con supporto tecnico da parte della piattaforma, che prevede, tra l’ altro, un ulteriore esborso anche per il lavoro di progettazione personalizzata.

 

E’ un modello potenzialmente attivo economicamente, ma non è l’ unico: The Atavist è solo uno dei tanti media esordienti che sono riusciti a individuare e perseguire una opportunità in questo nuovo spazio. Medium, la piattaforma blog creata dal co-fondatore di Twitter, Ed Williams, nel 2012, ha già iniziato a sfidare The Atavist per ciò che riguarda il suo sofware, con il suo convincente progetto. Allo stesso modo, nuovi media che producono lo stesso tipo di contenuti pubblicati da The Atavist, stanno moltiplicandosi. Sia Verge cheVox puntano sulla pubblicazione di contenuti lunghi e tempestivi: “La fortuna per noi, in qualche modo, è che c’è una forte domanda di lavoro di qualità’’.

 

UNA SPLENDIDA CREAZIONE

 

Come molte aziende di comunicazione, The Atavist era stata fondata come reazione allo stato in cui versa il giornalismo: nel 2009, i tre cofondatori erano giunti a pensare che i tritura-contenuti come Demand Media  minacciavano di sminuire ed impoverire intellettualmente e culturalmente i contenuti del web. ‘’La gente non pubblica cose per leggersele su un dispositivo digitale e neppure fa progetti elaborati, in questo senso – dice Ratliff -. Il pubblico non investe risorse progettuali per aggiungere cose in forma video solo per realizzare delle belle creazioni”.

 

I tre co-fondatori avevano ragione di credere che ci fosse un pubblico per delle storie più lunghe. “Evan e Nick uscivano da poco da un’ esperienza esaltante: avevano composto un notevole pezzo speciale intitolato ‘Vanished’, per Wired, ed erano davvero eccitati riguardo  alle potenzialità che il digitale in forma di contenuto lungo, corposo, poteva  apportare alla scrittura in questo tipo di media”, afferma Rabb, il quale, senza alcun aiuto, ha costruito Creatavist per far sì  che i suoi lettori  potessero pubblicare i propri contenuti.

 

‘’Impera l’ idea che i media digitali rendano  più  stupida  la gente, ma io sentivo, invece, che potevano mettere in grado la gente di poter rilassarsi e focalizzare l’attenzione su di un lungo, complesso lavoro e che quello fosse uno dei problemi principali di cui, come azienda,  bisognasse programmare la risoluzione’’.

 

I fondatori discussero di The Atavist per un anno, ma in modo discontinuo: alla fine, nel 2011, partorirono i  primi prodotti: una app e due ebook. “E’ stato il  più eccitante tra gli sforzi creativi”, dice Ratliff alludendo a quelle due opere di saggistica (Piano Demon, di Brendon I. Koerner e Lifted, di Ratliff medesimo. “Discutevamo davanti a una birra: ‘Chissà come sarebbe se ci fosse l’ audio, insieme al testo del libro…’ Ancora oggi quel modus operandi  ci contraddistingue nel modo di lavorare sul prodotto.”

 

Il business funzionava, ma mantenerlo vivo non era facile: Ratliff ammette liberamente di aver commesso “ogni sorta di possibile sbaglio”, all’inizio; tra gli errori, spicca quello che attiene agli “aspetti pratici” del condurre un’ impresa, come aprire un conto corrente bancario. “Non è poi così terribilmente difficile lanciare un’ impresa – afferma -, ma ti ritrovi intorno fiumi di persone che continuano a fare domande tipo: ‘Qualcuno conosce persone che lo hanno già fatto?’, oppure ‘Qualcuno conosce un contabile esperto in aziende all’ esordio?’…”

 

Tra l’ altro, i tre non erano pronti a gestire la domanda di contenuti. “Se avessimo anche solo immaginato che ci sarebbe potuto essere così tanto interesse, avremmo programmato e realizzato preventivamente almeno sei opere – dice Ratliff -. Ora The Atavic tiene pronte dalle dodici alle quindici storie, in caso  di ‘secca” creativa’ ‘’.

 

CREATAVIST ED ATAVIST LIBRI

 

Creatavist non faceva parte del progetto industriale originario…Solo quando un imprenditore del settore chiese come mai i fondatori stessero sprecando tempo a livello editoriale, capirono che il software poteva essere prezioso.

 

Dal 2012 “divenne ben chiaro perché le due cose funzionassero insieme”, dice Ratliff, “La parte editoriale era quella che aveva attirato su di noi l’ attenzione ed era il motivo per cui piacevamo ad un sacco di persone: era, però,  anche il modo in cui il pubblico entrava in contatto con il software!  L’azienda appena nata iniziò quindi a sottoscrivere accordi di licenza con aziende come TED e Paris Review. Con il tempo, la piattaforma divenne più complessa, aggiungendo elementi quali mappe, o cronologie a supportare le storie. Alla fine – dice Rabb – il sistema si è evoluto in ‘uno strumento che può essere usato per pubblicare pressoché qualsiasi cosa’ ”.

 

Come prossimo atto, la giovane azienda lancerà “Atavist Books”, in compartecipazione con il magnate dei media Barry Diller, con il produttore cinematografico Scott Rudin e con l’ ex direttore di Picador, FrancisCoady. L’ idea, ci dice quest’ultimo, è di costituire una alternativa alle case editrici tradizionali, che focalizzano l’ attenzione sulla carta stampata.

 

“Quel che desideravo era creare una casa editrice in collaborazione con qualche piattaforma eccezionale – afferma -. The Atavist è in continuo adattamento tecnologico, sia che si adatti alla storia, sia che si tratti di aggiungere  filmati o illustrazioni… Questo è ciò che  mi è sempre piaciuto’’.

 

Il racconto di esordio  era di Karen Russell,  si intitolava “Sleep Donation”, un racconto su una forma di insonnia  che colpisce tutto il mondo: la copertina è interattiva e la compagnia ha  lanciato una campagna sulle piattaforme sociali per promuovere il libro. Un altro titolo in arrivo, che tratta di un compositore che si trasferisce a New York, metterà in grado i lettori, passando il mouse sopra le immagini, di riprodurre  i suoni così come uditi dai personaggi.

 

I libri, che sono disponibili nelle librerie “tridimensionali” per l’ acquisto, così come sulle piattaforme  Kindle, , Nook, Apple iTunes e Google Play e sul sito web Atavist, rappresentano un passo in avanti nell’ editoria e, forse, finanche nella narrazione. “In un certo qual modo vogliamo solo fare domande sul come potrebbe apparire il libro digitale in futuro – dice Coady -. Considerato che la struttura classica editoriale sta cambiando, si stanno ponendo le basi per un modello di business davvero diverso…”

 

(traduzione a cura di Maria Daniela Barbieri)

 

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