Giornalisti Usa poco propensi a giustificare e usare i ‘leaks’

| 8 maggio 2014 | Tag:, , , , ,

DatagateRispetto a dieci anni fa, i giornalisti Usa ritengono cruciale mettere in risalto l’ ipocrisia delle istituzioni. Eppure sono meno propensi a ricorrere a documenti confidenziali (leaks) per esporre tale ipocrisia.
 
Questo il succo di uno studio (relativo allo scorso anno) della Scuola di giornalismo dell’ Università dell’ Indiana (qui il PDF) sulle “pratiche di giornalismo controverse”.

 

Il sondaggio è stato condotto online lo scorso anno e ha coinvolto oltre mille giornalisti di radio, TV, testate cartacee e digitali.

 

Nonostante il clamore per le rivelazioni di WikiLeaks e le ricadute del caso Snowden (incluso il Premio Pulitzer alle testate che lo avevano lanciato), la percentuale di giornalisti che ritengono “giustificata” la diffusione di simili documenti senza autorizzazione è sceso drasticamente: dal 78 per cento del 2002 al 58 per cento del 2013 (nel 1992 superava l’80 per cento).

 

In realtà sembra che i professionisti Usa non approvino granché solo il ricorso a tecniche “controverse”, quali microfoni o telecamere nascoste, celare la propria identità o pagare qualcuno per ottenere informazioni confidenziali. Ciò mentre al contempo, secondo il sondaggio, per il 78 per cento rimane “estremamente importante” condurre inchieste serrate su procedure e affermazioni del governo (dieci anni fa era il 71 per cento, e vent’anni fa il 67 per cento).

 

Questa ritrosia a usare i “leaks” può essere dovuta anche agli attacchi senza precedenti condotti dall’ amministrazione Obama nei confronti dei “whistleblowers”, incluso l’ ostracismo nei confronti di Glenn Greenwald, ad esempio, il reporter del Guardian che per primo ha esposto il datagate nel giugno 2013. Una vicenda che fra l’ altro troverà nuovo slancio con l’arrivo nelle librerie Usa, la prossima settimana, di No Place To Hide, il libro in cui stesso Greenwald dettaglia il suo incontro con Snowden e le ampie implicazioni della sorveglianza di massa – oltre all’ importanza di continuare a diffondere documenti confidenziali.

 

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