Usa, giornali su carta a livello del 1940
E gli editori smettono di diffondere dati omogenei

| 1 novembre 2013 | Tag:, , , , ,

MutterNuovi dati confermano il pesante declino dei quotidiani su carta in America.  Ma le associazioni che li rappresentano, incapaci di arrestare anni di calo delle vendite pubblicitarie e di diminuzione delle copie vendute, hanno addirittura deciso di smettere di riferire con regolarità sull’ andamento delle cose, visto che i singoli editori non sono tenuti più a diffondere dati omogenei. Lo denuncia Alan Mutter nelle sue ultime ‘’Reflections of a Newsosaur’’.

 

La diffusione media giornaliera è oggi sui 40 milioni di copie (i dati sono incerti perché gli editori non sono più tenuti a diffondere dati omogenei). Nel 1940, secondo i dati più vecchi di Editor&Publisher, essa era di 41,4 milioni di copie al giorno. Ma nel 1984 era salita al livello più alto mai toccato, 63,3 milioni.

 

Ma c’è una grande differenza tra il 1940 e oggi: la popolazione è molto più numerosa, osserva Alan D: Mutter*.

 

Nel 1940, la diffusione dei quotidiani superava il numero dei nuclei familiari, perché in alcune case entravano anche più di un giornale al giorno. Oggi, con il numero di nuclei familiari tre volte superiore a quelli del 1940, c’ è un giornale solo in una casa su tre.

 

Mutter segnala anche la discordanza di dati che si registra oggi negli Stati Uniti. Un analista, Ken Goldstein di Communications Strategies (Canada), fissa  ad esempio la diffusione dei quotidiani su carta a circa 38 milioni di copie, mentre l’ annuaio di E&P per il 2012 parla di 43,4 milioni di abbonati. Un dato in cui probabilmente sono contenuti anche i lettori delle edizioni digitali.

 

Incapaci di arrestare anni di calo delle vendite pubblicitarie e di diminuzione delle copie vendute, due importanti associazioni di settore negli Stati Uniti hanno addirittura deciso di smettere di riferire sulle metriche che consentono di misurare l’ andamento e quindi le sfide del campo dei giornali.

 

Il fatto è che ora gli editori non sono tenuti a diffondere tutti gli stessi dati.

 

La Newspaper Association of America , la principale organizzazione di supporto del settore, ha deciso di interrompere la pubblicazione dei Report sui ricavi trimestrali in cui viene registrata la crisi pubblicitaria che ha fatto precipitare i ricavi dei quotidiani dal livello  record di 49,4 miliardi dollari ai 22,3 miliardi dollari del 2012 .

 

Come Mutter scriveva qui, le vendite di pubblicità sono calate di circa il 5,5 % nei primi sei mesi dell’ anno . Supponendo che l’ andamento rimanga più o meno lo stesso nella seconda parte dell’ anno, il settore si avvia a scendere ancora a 21 miliardi alla fine del 2013.

 

La NAA  promette ora di diffondere un Rapporto annuale, per per il 2013 dovrebbe essere diffuso nel marzo prossimo.

 

Intanto, precisa Mutter, se il quadro dell’ andamento delle entrate potrà essere più chiaro la prossima primavera, una serie di modifiche nel modo in cui giornali riferiscono sull’ andamento del pubblico dei lettori ha reso impossibile un confronto autorevole sui cambiamenti in corso nel campo della diffusione.

 

Come è stata consuetudine da anni, la Alliance for Audited Media  (l’ ex Audit Bureau of Circulation), ha annunciato oggi la pubblicazione del suo Rapporto semestrale sulle vendite. Ma questa volta, a differenza del passato, l’ organizzazione ha dato nessuna indicazione sull’ andamento della circolazione nei sei mesi di riferimento.

 

Poiché gli editori non sono più “tenuti a segnalare le stesse informazioni, non è possibile ricostruire dei dati macroscopici sulle vendite”, ha detto Neal Lulofs, vice presidente esecutivo di AAM in una intervista.

 

A causa delle modifiche adottate nel corso degli anni, infatti, gli editori non devono più fornire il dato sulla diffusione media su cinque giorni. E hanno, ad esempio, anche la possibilità di conteggiare una persona che legge il giornale su carta, sul suo computer in ufficio, sul portatile personale, sul tablet e sullo smartphone come se fossero cinque abbonati distinti.

 

Alcuni giornali approfittano di queste opzioni e altri no, ma  – dice Mutter – se i criteri di conteggio cambiano nel corso del tempo,  ‘’salta’’ definitivamente la possibilità di confrontare i dati ‘’mele-con-mele’’ in tutto il settore – o anche di anno in anno per la stessa testata  pubblicazione.

 

Comunque al di là di tutte le divergenze nei dati, per Mutter una cosa è chiara: la diffusione dei quotidiani oggi è scesa al livello più basso della storia moderna.

 

* Un lettore fornisce anche un altro dato interessante, quello del consumo di carta da giornale in Usa e Canada. Secondo i dati pubblicati da Risi, il picco era stato raggiunto nel 1999, con 13 milioni di tonnellate. Nel 2012 il consumo è sceso invece a 4 milioni di tonnellate, con un calo del 69%, che riflette insieme sia la perdita di copie che il calo della pubblicità.

 

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