Giornalismo: il 2012 l’ anno dell’ oligopolio del controllo dei contenuti?

| 25 dicembre 2011 |

Nieman

Le forze che cercano di controllare il libero flusso delle informazioni sono più grandi che mai e costituiscono una minaccia diretta al giornalismo e all’innovazione – ‘’I giornalisti americani stanno iniziando a prender nota solo ora di tutto questo, e possiamo solo sperare che  non sia troppo tardi’’, avverte Don Gillmor su NiemanLab – Una serie di previsioni per l’ anno alle porte

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Come cambierà il giornalismo nel 2012? Il Nieman Lab, uno dei maggiori centri internazionali di ricerca e di analisi sull’ editoria e la professione giornalistica, ha pubblicato una serie di articoli sull’evoluzione in atto. Fra gli altri, quelli di Nicholas Carr, autore del celebre pamphlet “Google ci rende stupidi?”, che analizza il processo dell’ “applificazione” (la possibilità di creare più versioni di un medesimo contenuto base e di distribuirle a differenti segmenti di clienti, come lui stesso spiega) e di Dan Gillmor, che pubblichiamo qui in traduzione integrale.
Secondo Gillmor il 2012 sarà l’ anno del monopolio/oligopolio nel controllo dei contenuti sullo sfondo di un futuro per la rete e l’industria dell ’informazione tutt’altro che roseo: motori di ricerca, compagnie telefoniche e detentori di copyright potrebbero infatti avere la meglio.
Gillmor2012 WILL BE THE YEAR OF THE CONTENT-CONTROLLER OLIGOPOLY
di Don Gillmor

(traduzione a cura di Claudia Dani)
Per il 2012:

I giornalisti dovranno iniziare a porre seria attenzione ad un tema che determinerà sostanzialmente il grado della loro partecipazione al mondo digitale: la questione del controllo.

Ci stiamo spostando rapidamente dall’era del monopolio dei fornitori di contenuti a quella del monopolio dei controllori dei contenuti: nuove strozzature (choke points).

Non si tratta delle classiche fusioni fra media, in cui un piccolo conglomerato utilizza economie di scala per dominare il giornalismo, attraverso il controllo delle agende locali e nazionali. Questa riduzione dei soggetti a poche aziende oltre al crescente intervento governativo, è sempre più pericoloso – e i produttori di informazione di ogni tipo hanno finalmente iniziato a comprendere ciò che sta succedendo.

I punti di strozzatura includono (fra l’ altro):

Motori di ricerca: Google, per esempio, ha un potere enorme nel decidere cosa è visibile e ha raccolto grandi quantità di dati sulle nostre preferenze e su come usiamo internet. Finora il gruppo si è comportato in modo sostanzialmente  corretto, ma potrebbe non restare ancora a lungo nelle mani di persone che prendono sul serio il mantra ‘don’t be evil’ (non fare del male) che orientava i fondatori di Google.

Fornitori di collegamenti Internet via cavo: nella maggior parte delle comunità americane ci sono al massimo due fornitori di banda larga, le compagnie di telecomunicazione, che hanno il monopolio anche grazie alla protezione del governo. La trasmissione via cavo è immensamente più potente, vista la mancanza di investimenti nella fibra ottica da parte delle compagnie telefoniche – e sta rapidamente diventando la fonte di banda larga per eccellenza. Nel frattempo, le TLC si stanno battendo per avere il diritto di decidere quali bit saranno spediti, in quale ordine e a quale velocità, dato che saranno loro a consegnarli, al cliente che li richiede. Con queste aziende che cercano di accollarsi sempre di più la facoltà di decidere sui contenuti – un chiaro esempio è l’acquisizione da parte di Comcast di NBC Universal –  la prospettiva di una Network Neutrality diventa un problema sempre più importante.

Compagnie telefoniche mobili: con l’assenso della FCC, questo oligopolio impedisce di fatto pratiche di networking eque. Le limitazioni nella larghezza di banda da parte di queste aziende rendono queste restrizioni ( un ‘tetto limite’ assolutamente inutile, che pare creato apposta per favorire i loro contenuti) apparentemente generose. Queste compagnie nello stesso tempo stanno sviluppando sempre più software finalizzato ad attività di controllo degli utenti, come il Carrier IQ (software che spia le attività degli utenti di smartphone) per raccogliere dati su ogni cosa che facciamo in rete.

Apple. La relazione d’ amore fra l’industria delle news e uno dei più ricchi gruppi sulla faccia della terra si è ampliata con la morte di Steve Jobs. In più, i controlli censori applicati da Apple non sono mai stati così grandi e le sue tattiche di business non sono meno brutali e predatorie di quelle di Microsoft negli anni ‘90 – e sono state, e continuano ad essere, applicate ai fornitori di informazioni che vorrebbero poter usare il crescente potere di Apple. ( I giornalisti hanno, a malapena, iniziato ad accorgersi di questa minaccia, purtroppo).

Il ‘cartello’ del copyright. A Hollywood e ai suoi alleati non piacciono le cose che non possono controllare, e stanno lavorando sempre più per poter controllare la rete. Per poco quest’ anno non sono riusciti a far passare al Congresso un regime di censura della rete, attraverso il “SOPA” (Stop Online Privacy Act)*  alla Camera e il “ProtectIP” (Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act ) al Senato – proposte di legge molto vicine all’ approvazione. I media hanno quasi totalmente ignorato la notizia, e, ma non c’ è da sorprendersi, la copertura sulla stampa è stata molto debole. Alla fine, i giornalisti hanno cominciato a capire questa minaccia,  ma anche se le norme quest’ anno non sono passate, sicuramente saranno nell’ agenda del Congresso nel 2012.

Governo. Non solo il Congresso sta lavorando per conto di Hollywood,  ma anche l’amministrazione Obama ha avuto una forza regressiva all’ interno degli USA – mentre all’ estero si sparge il movimento per la libertà di Internet. Il violentissimo attacco a Wikileaks e il cattivo uso dell’ICE (Immigration and Costums Enforcement) per oscurare siti senza giusto processo, sono agghiaccianti.  I giornalisti americani non sono riusciti a capire che negando il loro sostegno a Wikileaks hanno finito per non dare sostegno a loro stessi e hanno sostanzialmente ignorato l’ ipocrisia dell’ Amministrazione.

Le forze che puntano al controllo diventano più potenti di giorno in giorno: sono una minaccia diretta al giornalismo e all’ innovazione. I giornalisti stanno iniziando a prender nota ora di tutto questo – e possiamo solo sperare che  non sia troppo tardi.

* Vedi anche la sintesi di Readwriteweb

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