Crisi dei media in Macedonia

| 3 agosto 2011 |

Vreme

Una grave crisi si abbatte sul mercato editoriale di Skopje, molte testate stanno chiudendo e i più penalizzati sembrano i  media di opposizione – Nel frattempo, il parlamento adotta una legge bollata dall’opposizione come faziosa – Quello che preoccupa però è l’assenza di una voce critica e obiettiva – Un’ analisi della situazione sull’ Osservatorio sui Balcani

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Fino a 16-17 anni fa, in Macedonia non esisteva la libertà di stampa. Poi lo spazio dei media si è aperto e il settore ha subito una vera e propria impennata. Sono fiorite decine di testate cartacee e online, sono stati creati migliaia di posti  di lavoro. Ora però il settore è in crisi, con varie testate che chiudono. Anche se potrebbero essere ‘’solo segnali di un surriscaldamento, temporaneo’’. Ma più che la chiusura di qualche organo di informazione (che forse erano effettivamente troppi per un mercato di soli due milioni di persone) ciò che preoccupa maggiormente è, purtroppo, la crescente difficoltà di trovare una voce autenticamente indipendente nel rumore generale.

E’ il quadro della crisi del mercato editoriale nel paese balcanico che emerge da un’ analisi di Risto Karajkov, pubblicata da Osservatorio sui Balcani, Media in Macedonia: è crisi .

‘’Praticamente – osserva Karajkov – tutte le TV e i giornali sembrano agire in base a un programma, solitamente fazioso, che viene seguito ciecamente, a volte in maniera davvero spudorata’’.

‘’La politica e gli interessi privati dei proprietari – aggiunge – hanno avuto un’influenza tale sui media negli ultimi anni che è diventato difficile trovare una vera notizia, per non parlare di un’opinione obiettiva. I giornalisti sostengono che il loro lavoro è davvero duro da portare avanti in un posto come la Macedonia. Il che, probabilmente, è vero, ma molti di loro non sembravano obbligati a farlo’’.

In ogni caso,  conclude Karajkov, ‘’occorre adottare misure correttive. Forse la verità emerge dal confronto di opposti interessi che illustrano soltanto il proprio punto di vista. Ciò nonostante, il cittadino ha bisogno anche di una voce che dica le cose come stanno’’.

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