Blog come stampa clandestina, mobilitazione e proteste per la condanna di Carlo Ruta

| 27 maggio 2011 |

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Ossigeno per l’ informazione si rivolge al Parlamento denunciando come sia ”paradossale che in Italia si possa considerare reato ciò che in nome della libertà si ritiene giusto in Libia o in Siria” – Lo storico e blogger siciliano annuncia ricorso in Cassazione per provocare un pronunciamento di legittimità della Suprema Corte su una questione ”di interesse generale, con pesanti effetti sulla libertà di espressione e di informazione”.

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”C’è una contraddizione evidente fra la sentenza di Catania e ciò che ogni giorno ci fa inneggiare al grande potenziale liberatorio di Internet e al vento rinnovatore della ”primavera araba”, ci fa parteggiare per i blogger dei paesi arabi che, proprio pubblicando notiziari liberi, non  autorizzati, stanno contribuendo a rovesciare regimi totalitari ed autocratici. E’ paradossale che in Italia si possa considerare reato ciò che in nome della libertà si ritiene giusto in Libia o in Siria. Di fronte a una così palese distanza fra l’orientamento dell’opinione pubblica quello di alcuni giudici e bene che sia il Parlamento a dire una parola chiara”.   

Alberto Spampinato, direttore di Osssigeno per l’Informazione, interpreta così, aggiungendo un appello al Parlamento, la protesta che sta montando nel mondo dell’ informazione italiana alla notizia della condanna in appello dello storico e giornalista-blogger Carlo Ruta, cui i giudici di Catania hanno inflitto una condanna a 150 euro di ammenda per il reato di ”stampa clandestina” previsto dalla legge sulla stampa del 1948.

La sentenza (pronunciata il 2 maggio scorso, ma di cui si è avuta notizia solo ieri) conferma la condanna di primo grado pronunciata dal giudice Patricia di Marco del Tribunale di Modica il 9 maggio 2008 in seguito ad una denuncia dell’allora procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, che si riteneva danneggiato dall’attività del blog di Ruta, ‘accadeinsicilia”, sito di documentazione storica e sociale diffuso via internet.

La condanna di Ruta, per un reato per il quale non e’ stato condannato nessuno da almeno trent’anni, suscito’ due anni fa interrogazioni parlamentari, una ondata di proteste politiche e del mondo del web e numerose attestazioni di solidarieta’.

‘Una sentenza shock per la libertà sul web”, titolò Lsdi  il 3 settembre 2008, pubblicando poi ampi stralci di una intervista in cui Ruta, fra l’ altro, denunciava ”la situazione nel paese, davvero preoccupante”, che ”sollecita tutti, operatori della comunicazione e cittadini, a una mobilitazione responsabile”.

La Corte ha stabilito ora che il blog di Ruta deve essere equiparato a un giornale cartaceo quotidiano; pertanto avrebbe dovuto essere registrato come testata giornalistica presso il Tribunale, e invece non lo era, come la maggior parte dei blog. La difesa ha eccepito che il blog e’ uno strumento di documentazione, non può essere considerato un prodotto giornalistico. Quello di Ruta, fra l’altro, come e’ risultato da alcuni accertamenti, veniva aggiornato episodicamente e senza regolarita’ periodica.

Ruta ha spiegato ora di essere ”sorpreso e amareggiato” dalla condanna in appello. Invece di chiudere il caso invocando la prescrizione del reato, ha annunciato però che farà ricorso in Cassazione per provocare un pronunciamento di legittimita’ della Suprema Corte su una questione che considera di interesse generale, con pesanti effetti sulla libertà di espressione e di informazione.

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