Troppi giornalisti nei quotidiani?

| 24 luglio 2010 |

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In Italia ci sono 127 giornalisti per 100.000 copie di quotidiani e si vendono solo 88 copie per 1.000 abitanti, contro i 136 giornalisti per 100.000 copie e le 440 copie vendute per 1.000 abitanti della Norvegia – In Francia il numero dei giornalisti è triplicato in due generazioni, mentre il numero di copie vendute per 1.000 abitanti è sceso del 66%, da 320 a circa 120 per 1.000 – Frédéric Filloux, basandosi sui dati di una recente ricerca dell’ Ocse, ritiene che troppi contributi comportino bassi profitti operativi e calo di lettori- “Italia e Francia ne sono un perfetto esempio. Paragonata alla Svezia, l’ Italia ha 4 volte meno lettori per 1.000 abitanti, ma 12 volte più contributi per lettore” – “E per quanto riguarda la Francia, i numeri sono leggermente migliori: 3 volte meno lettori e 5 volte più sussidi diretti (secondo una stima prudente, il 10% del reddito dei quotidiani francesi proviene dal sostegno pubblico”)

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127 giornalisti per 100.000 copie e 88 copie per 1.000 abitanti, contro i 136 giornalisti per 100.000 copie e le 440 copie vendute per 1.000 abitanti in Norvegia.

L’ Italia risulta all’ ultimo posto fra i sette maggiori paesi dell’ Ocse in una classifica realizzata da Frédéric Filloux incrociando i dati di una recente Ricerca su Evolution of News and the Internet (di cui Lsdi ha pubblicato degli ampi estratti, vedi Quotidiani: diffusione in calo del 13% in nove anni in Italia anche se le testate crescono del 50%) relativi a numero di addetti, produzione e diffusione dei quotidiani nei paesi dell’ area.

Al di là della situazione eccezionale del Giappone (41 giornalisti per 100.000 copie e 402 copie vendute per 1.000 abitanti), la tabella mostra come Svezia e Norvegia abbiano la situazione migliore: maggior numero di lettori e più grandi redazioni per copie vendute.  L’ Italia mostra invece i dati peggiori: relativamente pochi giornalisti per il più basso bacino di lettori.

– In una sua recente Monday Note, dal titolo “Too many journalists?”, Filloux utilizza i dati dell’ Ocse per segnalare alcune questioni.

C’ è un eccesso di giornalisti nella stampa quotidiana? E, se sì, come cambia questo sovrappiù da paese a paese? E che peso hanno i contributi pubblici sull’ economia dei quotidiani?

Rifacendosi a un’ analisi di due anni fa, in cui Earl Wilkinson, il direttore esecutivo della International Newsmedia Marketing Association (INMA), mostrava come l’ aumento del numero di giornalisti dei quotidiani Usa non avesse fermato il calo della diffusione, Filloux sottolinea come primo dato che, sul mercato Usa, la dimensione delle redazioni non è stato uno scudo contro l’ erosione del numero dei lettori.

Con la sola eccezione dell’ India, l’ era delle grandi cattedrali editoriali, secondo Filloux, è finita.

In Francia, ad esempio, secondo uno studio compiuto nel 2009 dal Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS), il numero dei giornalisti è per lo meno triplicato in due generazioni, circa 50 anni. Nello stesso periodo il numero di copie vendute per 1.000 abitanti è sceso del 66%, da 320 a circa 120 per 1.000.

Filloux ha fatto quindi un po’ di calcoli utilizzando i dati del Rapporto Ocse e ne ha tirato fuori alcune tendenze.

#1: Gli organici editoriali. Se aumentare il numero dei giornalisti si è dimostrato inutile nel tentativo di rovesciare il trend del calo dei lettori, in ogni paese più numerosi sono i giornalisti e meglio va l’ industria dei quotidiani.

La tabella sotto il titolo copre sette paesi, con i dati divisi in due colori: in blu il numero di giornalisti per 100.000 copie vendute; in rosso, la diffusione delle copie vendute per 1.000 abitanti.

Svezia e Norvegia mostrano la situazione migliore: maggior numero di lettori e più grandi redazioni per copie vendute. L’ Italia mostra invece i dati peggiori: relativamente pochi giornalisti per il più basso bacino di lettori.

Una notevole eccezione: con soli 41 giornalisti per 100.000 copie vendute,  il Giappone gode della maggiore penetrazione, con 402 copie vendute ogni giorno per 1.000 abitanti. La ragione è che nel fatto che il Giappone possiede cinque dei 10 quotidiani più venduti al mondo: fra di essi, Yomiuri Shimbun, con una diffusione giornaliera di 10 milioni di copie, e Asahi Shimbun (8 milioni).

Mentre il Giappone ha 13 volte meno testate degli Usa, la sua popolazione è quasi 2,4 volte più piccola. Gli Usa hanno 112 giornalisti per 100.000 copie vendute e una penetrazione di 159 copie per 1.000 abitanti. Ma questi indicatori andranno rapidamente degradando a causa del forte calo nei ricavi pubblicitari.

#2: La produttività dipende dalla densità del mercato e dalla concentrazione

Per produrre un milione di copie ci vogliono

414 giornalisti in Giappone, un mercato con una forte densità in cui ogni quotidiano vende in media 500.000 copie.

… ma 1600 in Svezia e Finlandia dove un quotidiano mediamente vende 40.000 copie

…e 1122 negli Usa dove, in media, ogni quotidiano vende 34.000 copie.

Trend #3: Profitti. In Europa, ci sono sostanzialmente due gruppi:

– Quelli che sono riusciti a mantenere un decente tasso di profitto attraverso dei ritocchi sul lato forza lavoro. Questo gruppo include Finlandia, Germania, Norvegia – un paese in cui le aziende possono intervenire prontamente quando è tempo di recuperare i livelli di profitto.

– Gli altri, che non hanno fatto aggiustamenti e i cui tassi di profitto calano (solo la Svezia soffre su entrambi i versanti).

La tabella sotto mostra il tasso di profitto e le sue principali componenti.

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Trend #4: Sussidi.

I dati Ocse mostrano che troppi contributi portano a bassi profitti operativi, scarsi ritocchi al numero di addetti e calo di lettori.

Italia e Francia ne sono un perfetto esempio. Paragonata alla Svezia, l’ Italia ha 4 volte meno lettori per 1.000 abitanti, ma 12 volte più contributi per lettore.

Per quanto riguarda la Francia, i numeri sono leggermente migliori: 3 volte meno lettori e 5 volte più sussidi diretti (secondo una stima prudente, il 10% del reddito dei quotidiani francesi proviene dal sostegno pubblico). Gli ultimi dati Ocse mostrano che né Italia né Francia hanno proceduto a sensibili ridimensionamenti.

Di fatto, in Europa, la più sana strutturazione economica dei quotidiani è quella del Regno Unito: nessun sussidio diretto, Iva allo zero per cento (come in Finlandia e in Norvegia).

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