Le nuove ‘’3 C’’ del giornalismo

| 18 febbraio 2010 |

BardazziNe ‘’L’ ultima notizia’’ Marco Bardazzi e Massimo Gaggi  affrontano i cambiamenti radicali che stanno segnando il mondo dell’ informazione e che hanno condotto alle nuove ‘’3 C’’ della comunicazione del futuro: condivisione, comunità, conversazione – A cui il giornalismo può portare in  dote le sue «3 C» ‘’storiche e irrinunciabili: «Contenuti, credibilità, creatività»’’ – Quanto alle notizie, secondo i due giornalisti ci dovremo abituare all’idea, in un futuro remoto, di pagare una «bolletta delle news» a fine mese, come ci siamo abituati a pagare quelle del telefonino o della tv satellitare (che prima non esistevano) perché ne abbiamo riconosciuto l’utilità. Navigheremo nell’informazione digitale con una sorta di Telepass, senza fermarci ai caselli. O su piattaforme sempre più intelligenti e avvincenti come l’iPad. Ma il presupposto è che la qualità dell’informazione ha un suo costo

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Il giornalista deve reinventare le sue competenze, capire che la convergenza comporta un uso simultaneo di più media (la scrittura, ma anche la radio, il video, eventualmente i social network). Come sostengono Gaggi e Bardazzi, «Internet e i social network hanno fatto emergere quella che potrebbe essere definita la “regola delle tre C” della comunicazione del futuro: condivisione, comunità e conversazione ».

Così il libro termina regalando alcuni consigli pratici per cambiare pelle e sopravvivere: il futuro sarà multipiattaforma e l’informazione non sarà più totalmente gratuita; la «purezza » delle rete è un mito da sfatare (i blog possono e devono funzionare da contraltare all’informazione professionistica ma non la sostituiscono); non tutta la stampa è di regime e non tutti citizen journalist che usano Twitter sono santi; la carta deve sapersi fondere con il digitale imparando a raccontare il mondo con modalità diverse da quelle finora utilizzate e insegnate ancora in qualche vecchia scuola di giornalismo.

Così Aldo Grasso, sul Corriere della Sera, chiude la sua recensione del libro che Marco Bardazzi e Massimo Gaggi hanno appena pubblicato: L’ ultima notizia,  Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro (Milano 2010, Rizzoli, pp. 276, euro 18).

Il libro analizza i cambiamenti radicali che stanno segnando il mondo dell’ informazione, delineando lo scenario a cui il giornalismo dovrebbe riuscire ad adattarsi. Uno dei punti chiave è naturalmente  il costo dell’ informazione giornalistica. 

La soluzione probabile viene sottolineata da Mario Calabresi, direttore della Stampa, in una sua riflessione sul libro: 

‘’Ci dovremo abituare all’idea – dice -, in un futuro remoto, di pagare una «bolletta delle news» a fine mese, come ci siamo abituati a pagare quelle del telefonino o della tv satellitare (che prima non esistevano) perché ne abbiamo riconosciuto l’utilità. Navigheremo nell’informazione digitale con una sorta di Telepass, senza fermarci ai caselli. O su piattaforme sempre più intelligenti e avvincenti come l’iPad. Ma il presupposto è che la qualità dell’informazione ha un suo costo. Io non sono convinto che le notizie su Internet si possano semplicemente far pagare, perché ciò accada bisogna creare una vera informazione multimediale che sappia mettere insieme approfondimento e accuratezza dello scritto con grafici, video e audio. Per sopravvivere occorre tenere presente la regola delle «3 C» introdotte dal web: «Condivisione, comunità, conversazione» e sapere aprirsi ogni giorno di più. A queste, il giornalismo porta in dote le sue «3 C» storiche e irrinunciabili: «Contenuti, credibilità, creatività

E conclude:

 E questa carta su cui mi state leggendo? Non scomparirà, a patto che sia capace di continuare a convincervi. Per farlo deve smettere di inseguire l’intrattenimento della televisione o la velocità della rete e darvi il senso compiuto di quanto è accaduto ogni giorno, conquistandosi il diritto di continuare a essere una persona di famiglia.

 

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Massimo Gaggi è inviato del “Corriere della Sera” a New York. Marco Bardazzi, giornalista della “Stampa”, è  stato per 9 anni corrispondente dell’Ansa dagli Stati Uniti

 (via Franco Abruzzo)

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