I miei futuri redattori capo? Yahoo! o Aol

| 20 giugno 2010 |

Féraud1 Dopo aver rilevato Associated Content, un aggregatore di notizie che gestisce migliaia e migliaia di collaboratori non professionisti, Yahoo! starebbe per mettere le mani sull’ Huffington Post (che ormai tallona il New York Times come audience) per centinaia di milioni di dollari, mentre AOL ha deciso di schierare un esercito di 4.000 giornalisti (500 fissi e il resto free lance) da inserire nella catena di montaggio che dovrà produrre contenuti per gli 80 siti tematici che aggrega – Con una sola parola d’ ordine: “soddisfare la curiosità degli internauti” – Ora che un po’ dovunque risuona sempre di più il “finito di stampare”, Jean-Christoph Féraud, un giornalista francese old-style, analizza amaramente il futuro dei giornalisti, consigliando alla fine a chi ha un posto nei “veri” giornali di “conservarlo il più a lungo possibile, prima di dover andare a bussare alla porta dei nostri amici Yahoo! e AOL. Per non parlare poi di quelle dei comunicatori….”

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“Il mio capo redattore si chiama Yahoo!, o Aol. Non è fantascienza. E’ già domani.

Perché i Titani dell’ era digitale saranno i soli padroni che assumeranno giornalisti per pisciare qualcosa sui vari schermi della nostra vita.

Non ci credete?”

Jean-Christoph  Féraud, giornalista francese old-style, che ama la carta e il profumo dell’ inchiostro appena stampato sulla pagina, ma che si muove bene anche altrove, nelle varie Twitterland del Web, analizza i vari segnali che arrivano dalle varie zone del pianeta. E sente che spirano  “venti di disfatta”.

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da Mon futur red chef est une World Company du Net
di  Jean-Christophe Féraud

Venti di disfatta

Negli Stati Uniti una dozzina di quotidiani hanno fermato le rotative fra il 2008 e il 2009. Fra di essi anche testate ultracentenarie, come il Rocky Mountain View di Denver (Colorado), il Kentucky Post (del potente gruppoo Gannett), e ancora il Baltimore Examiner, la cui storia risale praticamente alla Guerra d’ Indipendenza…

I Premi Pulitzer appesi alle mura delle redazioni come tanti ex-voto non hanno potuto farci niente. L’ elenco di questo cimitero degli elefanti della stampa Usa è consultabile su “Newspaper Death Watch”. E la grande Falciatrice della carta stampata sta arrivando anche in Europa. Non siamo ancora arrivati a chiudere bottega, ma spira come un vento di panico e di disfatta nella “grande” stampa parigina.

Per quanto sia prestigioso, “le Monde” sta per concedersi per appena 60-80 milioni di euro  allo strano team costituito dal ‘mecenate’ Pierre Bergé, il banchiere  “rock’n roll” Mathieu Pigasse e il fondatore di Free “tutto compreso” Xavier Niel. A meno che non finisca nelle mani di Claude “SFA” Perdriel, il boss di “Nouvel Obs”… alleato al gigante delle telecom  Orange che avrebbe dovuto uscire dal settore dei contenuti (questa è l’ ultima!).

La Tribune è stata appena ceduta per 1 euro simbolico da Alain Weill. E abbiamo appena saputo dell’ abbandono del  Parisien da parte di  Marie-Odile Amaury. La donna di ferro della stampa francese mette in saldo l’ eredità dinastica del suo defunto marito per puntare tutto sull’ Equipe e sul succulento business delle scommesse sportive. Il messaggio che viene indirizzato alla professione è il seguente: “la stampa quotidiana è finita, alla carta non ci crediamo più”

In pratica, qui come negli Stati Uniti,  finito di stampare.

Yahoo! fa la corte ai  blog di HuffPo

Dall’ altro lato dell’ Atlantico, il messaggio è stato ricevuto in pieno da diversi pesi massimi della Rete. Stanchi di correre sietro la cometa Google, i vari Yahoo!, Aol, ecc., sono attualmente in pieno trip  Citizen Kane. Il loro obbiettivo?

Riempire il vuoto che il gigante delle ricerche Internet ha contribuito a creare. Guardate  questo articolo di TechCrunch, il sito di Informazione biztech del sempre bene informato Michael Arrington. La cosa dice in sintesi che Yahoo! vorrebbe mangiarsi in un solo boccone il gentile Huffington Post (vedi qui). Per me – continua Féraud – l’ HuffPo sembrava destinato a mostrare la strada alla vecchia stampa: sposare il meglio dei blog all’ informazione seria (con un pizzico di people e di sesso) per proporre il tutto gratuitamente agli intyernauti avidi di scopp e di ironia… e alla fine avevano trovato la ricetta miracolosa per far esplodere le cifre dell’ audience e obbligare quei taccagni degli inserzionisti a staccare finalmente qualche buon assegno! Di fatto, questo sito fondato giusto cinque anni fa, oggi è talmente cresciuto da tallonare la versione online del prestigioso New York Times con i suoi 13 milioni di visitatori unici negli Usa e i 22 milioni a livello mondiale. La sua traiettoria sembrava ben tracciata: tanto che l’ entusiasta Henry Blodget, di Business Insider, lo vedeva in grado di rivaleggiare addirittura, in piena indipendenza, con la CNN!

E invece, patatrac! Eccio che TechCrunch assicura che Yahoo ! e Ariana Huffington, la matrona di HuffPo, stanno discutendo di cose grosse: il sito più trendy del momento avrebbe un valore fra i 125 e… i 360 milioni di dollari, tenendo conto del suo giro d’ affari che raddoppia ogni anno (30 milioni quest’ anno, 60 l’ anno venturo…).

Aggregatore più che produttore
Yahoo! ha una lunga esperienza in termini di aggregazione dei contenuti: il portale ha sempre proposto ai suoi visitatori l’ informazione (attualità varie, sport, intrattenimento…) grazie a degli accordi con agenzie di stampa e giornali. E non è certo al suo primo tentativo di incursione nel campo giornalistico: già nel 2003, ad esempio, aveva inviato qualche suo giornalista come “embedded” a coprire l’ invasione dell’ Irak, la caduta di Saddam e la caccia alle inesistenti armi di distruzione di massa. Ma a quell’ epoca, la caduta delle icone high-tech a Wall Street aveva messo fine all’ esperienza. Oggi il gruppo californiano sogna di costituire attorno a sé un piccolo impero mediatico in grado di fornirgli informazione pronta da consumare.

Ma sembra puntare più sul Giornalismo partecipativo che sui professionisti: e così ha assorbito per 100 milioni di dollari Associated Content, un aggregatore di notizie che gestisce migliaia e migliaia di collaborator non professionisti che scrivono articoli, scattano foto, propongono filmati… (vedi Lsdi, Yahoo compra Associated content). Secondo TechCrunch, il gruppo di Carol Bartz  sarebbe tra l’ altro pronto a soddisfare da solo i suoi enormi bisogni di contenuti. Resta da sapere – si chiede Féraud – se Yahoo! France seguirà un domani la casa madre in questa strategia mediatica. Anche se, per il momento questo non dovrebbe essere all’ ordine del giorno.

Féraud2AOL si costruisce la sua fabbrica di informazione

Yahoo! Non è la sola società a voler diventare autosufficiente in material di Informazione. Fresco di divorzio dal gigante americano dei media Time Warner, il concorrente AOL ha deciso di  ingaggiare un esercito di giornalisti nel quadro del suo programma Seed : 500 redattori stipendiati già lavorano per la compagnia diretta da Tim Amstrong (guardate nella foto come è contento). AOL, in più, impiegherebbe anche circa 3500 giornalisti free lance.

Non c’ è bisogno di andare a cercare lontano: negli Stati Uniti 10.000 giornalisti si sono trovati disoccupati fra il 2007 e il 2009… AOL allineerebbe quindi ben 4000 scriventi, pari al numero di dipendenti attualmente al lavoro a New York Times ed Herald Tribune messi insieme.

Tutte queste belle persone dovrebbero scrivere alla catena di montaggio notizie per gli 80 siti tematici (attualità, finanza, auto, famiglia, cultura, divertimento…) aggregati da AOL per un compenso che va da 30 a 300 dollari a seconda del “nome”. Con una sola parola d’ ordine:  “soddisfare la curiosità degli internauti”.*

Tim Amstrong definisce Seed come una “content powerhouse”, in pratica una “fabbrica di contenuti”. E tutto questo almeno ha il merito di essere chiaro. D’ altronde l’ azienda di Dulles, vicino Washington, fa bene i suoi interessi. AOL ha comprato recentemente il sito di Informazione iperlocale Patch per 50 milioni di dollari. L’ informazione di prossimità e i piccoli annunci che la integrano fanno assolutamente tendenza di questi tempi. E poi anche StudioNow, che produce dei contenuti video…
Google invece sta da parte: perché smerdarsi con dei giornalisti?

Al contrario, Google, che in questo momento non ha certo grande stampa, non pensa per ora di diventare un produttore di informazione. Un quadro dirigente della filiale francese – racconta Féraud – me l’ ha ripetuto l’ altro giorno. “Perché smerdarsi con dei giornalisti chiacchieroni o lagnoni quando si possono fare dei bei gol senza il minimo sforzo?”. Che in maniera più corretta dotrebbe suonare così: “La nostra missione è organizzare il mondo dell’ informazione per gli internauti e non produrre informazione”. Ma l’ idea c’ era. Alla boa degli anni 2000, la maggior parte dei giornali hanno ingenuamente abbandonato i loro contenuti nelle mani di Google News pensando di costruire un business model sostenibile a partire dall’ audience che garantiva il “gentile” gigante di Internet. Conosciamo il seguito della storia: l’ ideaa che sul web l’ informazione era gratuita si è installata nello spirito degli internauti e la stampa non ha mai visto il becco di quei quattrini che invece si aspettava dalla pubblicità online. La pubblicità ? Ha fatto la fortuna di Google, che l’ anno scorso ha incamerato 25 miliardi di dollari di fatturato: il gigante diMountain View controlla oggi il 90% del mercato dei link sponsorizzati, mentre I banner sui siti dei giornali vengono acquistati dagli inserzionisti a cifre da usurai.

E Rupert Murdoch ha un bel trattare Google da “vampiro” e minacciare di impedirgli di linkare i suoi giornali (fra gli altri il Wall Street Journal e il Times di Londra) per andare a stringere accordi con Microsofot e il suo motore di ricerca, Bing… quando sei mesi dopo le sue dichiarazioni di guerra non l’ ha ancora fatto.

E quindi, perché cambiare una formula vincente: ‘succhio’ gratis le tue notizie e mi ci arricchisco sopra facendo finta di offrirti delle “soluzioni” per monetizzare i tuoi contenuti. All’ inizio di aprile, il boss di Google Eric Schmidt si diceva ancora “fiducioso” sul modo con cui i giornali sarebbero riusciti a “salvarsi da soli” utilizzando le fantastiche possibilità del web. Che grande farsa! Guardate come la cultura internet fatica a penetrare nelle vecchie redazioni dei giornali e lo scarsissimo entusiasmo dei lettori nel cacciare soldi per leggere degli articoli a cui fino ad allora avevano accesso gratis.. E non è l’ iPad di Apple che potrà cambiare questa situazione a colpi di santa tavoletta magica.

E intanto la fonte delle notizie fresche si prosciuga

Ma contrariamente a Google, altri grandi divoratori di “contenuti” gratuiti come Yahoo!, AOL e altri (presto anche Microsoft? Dopo tutto il gigante del software già negli anni ’90 aveva lanciato Slate.com per poi rivenderlo nel 2004)  hanno capito molto bene che a forza di scavare sotto l’ economia già stanca dei giornali dell’ era Gutenberg, rischiavano di prosciugare la fonte da cui succhiavano “notizie” fresche!

Perché al ritmo con cui vanno le cose oggi, presto (in 3 anni? 5 anni?) non ci saranno più grandi quotidiani né buoni giornalisti in grado di produrre giornalismo “all’ antica”. Ora, il consumatore, come avviene generalmente in natura, ha orrore degli spazi vuoti, soprattutto nell’ uiverso informazionale in perpetua espansione del cyberspazio…

Dell’ ipotesi che i giganti di Internet si potessero mettere a produrre informazione per loro conto si parlava già dieci anni fa. Ma quando la bolla è scoppiata, la maggior parte delle star del web hanno seppellito l’ idea di fare del giornalismo maison al fondo di un server, e non se n’ è più parlato. Oggi essa torna con forza visto lo stato di decomposizione in cui si ritrova la vecchia stampa.

Con una storia centenaria o meno alle spalle, centinaia di giornali attraverso il mondo hanno dovuto fermare le loro vecchie rotative in questi ultimi due o tre anni, mandando centinaia di giornalisti in disoccupazione, proprio quelli che oggi sognano di venire assunti da Yahoo! o AOL!

Per loro non tutto è perduto, anche se la risposta sarà negativa. Perché ecco che i nostri amici si mettono essi stessi in testa di “embeddare” dei colleghi giornalisti. Prendete ad esempio questo recente articolo di  “The Independent” , che rivelava la recente assunzione dell’ ex boss della BBC News, Richard Sambrook, da parte del Centro di relazioni pubbliche americano Edelman… Il nome del suo nuovo incarico è molto esplicito: “Chief content officer”. La sua mission: produrre dei messaggi Canada Dry che possano passare agli occhi del pubblico come una buona informazione millesimata! “Il nuovo mantra è che ogni azienda deve diventare un suo stesso media, raccontare le sue storie non più attraverso dei semplici siti internet, ma con dei contenuti video, del divertimento, sull’ iPad e sui telefoni mobili”, spiegava recentemente il caro Mister Sambrook con l’ entusiasmo dei freschi convertiti. E’ quello che si chiama passare nel lato oscuro della forza…

E voi, cari confratelli, sareste pronti a servirvi di quello che avete imparato nella grande stampa, e a rinnegare tutto quello in cui avete creduto per anni, a seppellire i vostri sogni di grandi reporter per andarvi a vendere alla prima agenzia di pubblicità?

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Consigli da amico

Ora, potendo scegliere, eviterei la disoccupazione (cerchiamo di evitare, fa veramente freddo là fuori, anche se è estate) e preferirei forse andare a faticare per Yahoo! o AOL… Dopo tutto I giornali sono già diventati “delle aziende come le alter” (ahimé, ma è un fatto).

Allora, via a lavorare per un’ impresa e scegliendo un settore che ha un futuro: internet of course. E’ là che verranno reclutati domani quelli che non sanno fare nient’ altro che raccontare storie giorno per giorno. E tanto peggio se nel passaggio si perdono sette settimane di vacanze, le RTT (Riduzioni del tempo di lavoro), la carta stampa, la riduzione delle tasse e l’ entrata gratuita nei musei… Quanto a fare dei bei gol, non bisogna chiedere troppo. La bolla internet c’ era già dieci anni fa. I salari di miseria praticati attualmente nelle redazioni web sembreranno assolutamente adeguati ai vostri futuri datori dui lavoro.

E allora un consiglio da amico: se siete un giornalista e lavorate in un “vero” giornale, come Le Monde, Le Parisien o Les Echos, ritenetevi fortunato per avere ancora un buon posto di lavoro dati i tempi che corrono. E soprattutto cercate di conservarlo il più a lungo possibile, prima di dover andare a bussare alla porta dei nostri amici Yahoo! e AOL. Per non parlare poi di quelle dei comunicatori….

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