Da Ona Italia al giornalismo digitale locale e iper locale

| 18 novembre 2010 |

009Il resoconto dell’incontro svoltosi all’Università Sapienza di Roma.  L’articolo di Alessandro Basile è stato pubblicato da Caffè News

Sabato 13 novembre si è svolto a Roma, presso la Vetreria Sciarra (dove ha sede il Digilab dell’Università degli Studi La Sapienza), un importante meeting sul giornalismo digitale (iper)locale promosso dal giornalista capitolino Mario Tedeschini Lalli. Un incontro informale aperto a tutti coloro che in Italia si interessano di giornalismo online, e al quale anche noi di Caffè News abbiamo preso parte, su invito dello stesso organizzatore. Un’occasione per discutere su come dare vita a una qualche forma associativa affinché anche in Italia esista un luogo dove chi “commette atti di giornalismo” online possa discutere, confrontare le pratiche e quindi formarsi: creare, in poche parole, qualcosa di simile all’ONA (Online News Association), la più grande organizzazione professionale del settore, della quale alcuni dei promotori dell’evento sono anche membri.

Fare giornalismo online ha molti pro ma anche molti contro. Questo incontro è servito per cercare di fare il punto della situazione, capire dove si possa insistere e quali siano strade da percorrere. Rispetto alla carta stampata il giornalismo digitale deve fare i conti con un grossa difficoltà di business che si traduce in una poca probabilità di trarre profitto e di riuscire a mantenere in vita le diverse testate. digilab1Il meeting di sabato, durato quasi otto ore, ha confermato quanto nel 2010 il giornalismo online sia ancora un materia da conoscere ed inquadrare meglio. Il suo avvento ha ovviamente velocizzato l’informazione, rendendola più immediata e spesso anche più esauriente rispetto a quella della carta stampata. Il problema oggi sta però nel trarne il profitto necessario per consentire, ad esempio, la possibilità di fare progetti a lungo termine, avere una redazione e una stabilità fisse nonché degli introiti che permettano soprattutto (detto in maniera molto spicciola) di portare a casa la pagnotta. La giornata di sabato è stata, come detto, molto lunga ed importante soprattutto per le domande poste e per le riflessioni fatte in merito alla questione. La cosa che innanzitutto ha colpito di questo meeting, svoltosi nella pregevole cornice della struttura capitolina situata nello storico quartiere di San Lorenzo, è stata la perfetta organizzazione logistica e temporale, in cui tutti gli interventi dei vari giornalisti erano scanditi da un tempo fisso. Quindici minuti precisi per presentarsi, fare il quadro della situazione, proporre idee e quesiti. Tutto ciò ha consentito uno svolgimento perfetto rendendo l’incontro molto fluido e piacevole.

Ad inaugurare l’evento è stato, come si può ben immaginare, l’ideatore di questa giornata Mario Tedeschini Lalli, caporedattore del Gruppo Editoriale l’Espresso nonché docente di Giornalismo Digitale presso l’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino. Fin dalle prime battute è chiara la volontà di approfittare della conferenza per capire realmente cosa si vuole e come ci si deve muovere, con la speranza di dare un seguito all’incontro magari già per i primi mesi del 2011. Prendere spunto dall’ONA, questo il primo consiglio di Tedeschini Lalli che dopo la breve introduzione dà il via alla prima lunga serie di interventi che si concluderà solo alle 13.30, momento di una meritata pausa pranzo tra i vicoli soleggiati di San Lorenzo. Il primo a prendere la parola è Sergio Maistrello che concentra le sue riflessioni sulla possibilità di fare del giornalismo (iper)locale un hub di comunità. “Internet può essere un sistema operativo per le interazioni -debutta il giornalista freelance. La rete è una folla di centri, ma è anche una serie di “nicchie”. Il territorio deve essere l’ultima nicchia, e soprattutto bisogna esplorarle queste nicchie. Oggi in Italia ci sono troppe poche comunità -prosegue Maistrello- e con il giornalismo digitale bisogna essere presenti dove accadono gli eventi”. Puntuale arriva infatti l’esempio di quanto accaduto nell’aprile del 2009 a l’Aquila quando nei giorni successivi al terremoto l’uso di Twitter è stato fondamentale per aggiornare in tempo reale milioni di persone.

Dopo Sergio Maistrello è il momento di Pier Vittorio Buffa, da alcuni mesi al lavoro per cercare di affinare sempre l’integrazione tra la carta stampata le testate virtuali. “L’obiettivo principale è, oggi, quello di riuscire a portare nelle redazioni online la forza delle redazioni del cartaceo. Bisogna sviluppare dei siti -prosegue Buffa- con un motore interno che vada a cercare le notizie favorendo la navigazione orizzontale”. Per il giornalista del Gruppo Editoriale l’Espresso è infatti fondamentale l’organizzazione del lavoro, un lavoro che va distribuito sapientemente delegando in vari ruoli le persone che più hanno competenza senza però creare dei giornalisti specializzati affinché si possa entrare in concorrenza diretta con gli altri canali d’informazione che sono l’ANSA piuttosto che la televisione. Buffa sottolinea poi l’importanza del ruolo del direttore la cui presenza è fondamentale nella supervisione degli articoli. Non un sistema organizzato in questo caso, ma l’uso di due macromodelli: un desk continuo (cioè un ufficio che possa essere allargato con altri due redattori) e un desk diffuso in cui ognuno possa far fluire le varie informazioni sul sito. Interviene poi Vittorio Pasteris che subito riflette sulla fase confusionaria che il giornalismo sta affrontando e su come i giornalisti oggi si stiano inventando di tutto tenendo anche conto dei media che sono intorno (cioè Tv e radio). Pasteris, che da anni lavora a Genova, dimostra una grande schiettezza in quel che dice. Ammette ad esempio come sia urgente trovare un tipo di business per il giornalismo che stia in piedi, ma che ci stia sul serio, così come ammette l’uso imprescindibile dell’advertising. Il giornalista piemontese si chiede però quale sia la principale sorgente di ricavi per il giornalismo locale oltre alla pubblicità. Dopo Pasteris è il momento di Carlo Felice Dalla Pasqua. Confidando di essersi convertito, professionalmente parlando, al giornalismo digitale da ormai diversi anni Dalla Pasqua incentra la sua discussione sul cambiamento di stile e di linguaggio nell’informazione online, di cui tuttavia va stimata la perfezione generale (soprattutto da un punto di vista storico-geografico). Perfezione, o anche precisione. Dalla Pasqua ammette come il modo di scrivere abbia comportato la caduta di numerosi dogmi da un punto di vista prettamente tecnico, facendo l’esempio delle ripetizioni delle parole all’interno degli articoli online. Non in ultimo la “questione tags” strettamente connessa a questa ripetizione di lemmi. Infine una riflessione va fatta anche su un uso forse necessario del dialetto nelle testate del web, strumento linguistico che potrebbe forse rivelarsi importante per mettere in collegamento le varie comunità.

A proposito di strumenti, come non ragionare sull’apporto del video e della sua ribalta in un’informazione sempre più in fase evolutiva. Ad avvicendarsi con Dalla Pasqua è Stefano Lariccia. Anch’egli lavora sul web da parecchi anni, anzi da sempre e subito mette in chiaro quanto sia necessario abituare le persone alla digitalizzazione alla possibilità di creare dei corsi di formazione per il giornalismo, attraverso questa futura associazione che potrebbe nascere attraverso l’appoggio delle persone presenti in aula, sfruttando proprio le alleanze. E’ Antonio Sofi ad intervenire subito dopo. Gran parte del suo discorso ruota attorno al fatto di dover saper sfruttare al massimo le tecnologie, cosa che non sempre l’uomo riesce a fare. Sofi si basa molto sulle sue ultime esperienze giornalistiche che l’hanno visto coinvolto nel seguito di diverse campagne elettorali e quindi politiche, soprattutto quella recente in Toscana dove fu anche creato per l’occasione un web-magazine dedicato agli aggiornamenti, sempre frequenti e tempestivi sulle novità della campagna stessa.”Si debbono raccogliere feedback e reazioni -conclude Sofi- che per essere rese efficaci devono dare spazio soprattutto ai cittadini. Saper ascoltare, questo deve essere alla base di tutto”. Marco Giovannelli (l’ultima persona ad intervistare il sindaco di Pollica Angelo Vassallo, prima del suo clamoroso omicidio) è il direttore di Varese News e ciò che colpisce immediatamente sono i dati incredibili del suo giornale. Varese News, nel solo mese di ottobre, ha ottenuto oltre un milione di visite. Giovannelli ammette come alla base degli ottimi riscontri di lettori vi sia soprattutto la richiesta diretta da parte di chi, con grande assiduità, segue questa testata che non punta quasi minimamente sull’apporto di Facebook. Come si è arrivati a questo successo? Il direttore individua tre motivi principali: l’unione di una redazione complessa (dove i vari redattori provengono da mondi ed esperienze diversissime); l’apporto di almeno due giornaliste professioniste provenienti da una formazione molto quadrata in quanto universitaria; il rapporto diretto con il lettore che spesso può dare il suo contributo al giornale. Un punto di forza di Varese News è infatti l’apporto dei propri lettori, le cui testimonianze vengono spesso inserite all’interno delle notizie. Non delle lettere, ma dei veri e propri articoli. La principale fonte di introito per Varese News risiede soprattutto nella pubblicità locale. Saverio Zeni è il direttore di Ok! Mugello, un quotidiano di informazione che fa del territorio il punto di forza, esaltando quelli che sono i pregi di una delle più belle zone della Toscana che fa del turismo e delle tradizioni il proprio punto di forza. Ma la particolarità di Ok! Mugello sta anche nel fatto di non chiudere gli occhi di fronte a quelle che sono le problematiche del posto, cosa che spesso viene sempre evitata. Non far finta di nulla, ma approfondire sui fatti che troppo spesso non hanno la giusta visibilità. Un rapporto più onesto che cerchi di esaltare quindi le cose positive ma cosciente di quel che accade premiando il coraggio di parlare di determinate cose. Betto Liberati chiude poi la prima parte della giornata presentando l’ANSO, una delle più grandi realtà italiane dedicate allo sviluppo web. ANSO nasce circa sette anni fa ed ha numerosi associati, testate regolarmente iscritte al tribunale e di qualsiasi tipo: dalle più piccole a quelle più grandi, senza fare distinzioni. Liberati afferma come un’alternativa importante per cercare di fare business possa essere importante il concetto di società.

Dopo la pausa, a parlare è Antonio Rossano da molti anni all’interno di Pulitzer, associazione impegnata al sostegno dal basso soprattutto per le inchieste giornalistiche di giovani studenti. L’Associazione Pulitzer è no-profit e soprattutto un struttura libera. Quattro sono stati i progetti di inchiesta che Pulitzer ha sostenuto e per i quali è riuscita ad ottenere delle cifre importanti che hanno permesso a giovani giornalisti di fare servizi ed approfondimenti di grandissima qualità, tra questi ricordiamo anche il focus dedicato alle discariche del Vesuvio, problema che ha attirato anche l’attenzione di Caffè News. Nicola Rabbi è invece il direttore di Bandieragialla.it, una splendida realtà, un giornale solidale che nasce a Bologna sul finire del secolo scorso. Rabbi ammette come il pubblico di Bandiera Gialla sia molto di nicchia ma nonostante questo, la testata riesce comunque a sopravvivere grazie agli introiti provenienti dalla pubblicità. Tiziana Cavallo e Daniele Chieffi chiudono infine l’incontro prima di passare ai collegamenti con i quatto giornalisti d’Oltreoceano. La prima parla soprattutto di Ustation e dei media universitari, poco sostenuti dai singoli atenei per una mancanza di organizzazione. Il secondo, ex caporedattore di Vivacity, è da tempo Responsabile On Line media relations UniCredit Group. Interessanti le sue osservazioni, soprattutto sul fatto di notare come, ancora oggi, internet sia mal visto dalle aziende. La parte finale dell’incontro è dedicata a quattro collegamenti via Skype con quattro giornalisti per fare un po’ un paragone con quanto accade nel continente americano. Ad essere contattati sono: Rick Thames, giornalista del North Carolina; Sherry Skalko, editrice di Patch; Bob Payne, director of community del Seattle Times, e infine Anthony Moor. Il meeting si conclude con il saluto di Mario Tedeschini Lalli, dopo tante ore di dialogo e di scambio di opinioni. Con gli occhi stanchi e i fogli sgualciti ricolmi di appunti torniamo a casa, senza non pochi pensieri sul futuro del giornalismo e nella speranza di riuscire a trarre qualcosa di prezioso da una giornata del genere che ci ha visto comunque partecipi ed attivi fino all’ultimo.

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