”Tracciare” il web per capire il ciclo delle notizie

| 22 luglio 2009 |

nyt5 Un recente studio della Cornell University sfrutta per la prima volta il web per ricostruire il processo attraverso cui l’ informazione diventa notizia – Un articolo del New York Times

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Gli organi di informazione tradizionali arrivano sulle notizie con circa 2 ore e mezzo d’ anticipo rispetto ai new media, anche se le prime 10 fonti in termini di velocità di cronaca sono tutte blog. E nel 3,5% dei casi, anzi, sono i blog le fonti primarie delle notizie.

Sono alcuni dei dati emersi da un recente studio di alcuni ricercatori della Cornell University che ha suscitato un forte interesse.

Gran parte degli interventi si sono concentrati però soprattutto sulla comparazione/competizione blog/Mainstream media, mentre ci sembra altrettanto interessante il fatto che per la prima volta uno studio abbia analizzato in maniera approfondita l’ attuale ciclo di produzione delle notizie e le sue caratteristiche.  

Lo segnala Steve Lohr, in un articolo molto interessante sul New York Times di cui pubblichiamo qui sotto la traduzione, spiegando che lo studio ‘’sfrutta per la prima volta il Web per tracciare – e tentare di misurare – il ciclo delle notizie, ovvero il processo attraverso il quale l’informazione diventa notizia, si pone all’attenzione del pubblico e poi sfuma via’’.

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Un nuovo studio misura l’andamento del ciclo delle notizie

di  Steve Lohr
New York Times, 12 luglio 2009

In prevalenza, le fonti tradizionali di informazione battono i blog sul tempo di circa due ore e mezza. Questo il risultato di una nuova analisi computerizzata in merito agli articoli e ai commenti apparsi sul Web durante gli ultimi tre mesi della campagna presidenziale degli Stati Uniti svoltasi nel 2008.

nyt31Tale scoperta non è l’unica e deriva da uno studio che, secondo esperti di Internet, sfrutta per la prima volta il Web per tracciare – e tentare di misurare – il ciclo delle notizie, ovvero il processo attraverso il quale l’informazione diventa notizia, si pone all’attenzione del pubblico e poi sfuma via.

Grazie a potenti computer e algoritmi intelligenti, alcuni ricercatori della Cornell University hanno studiato il ciclo delle notizie monitorando le frasi ripetute e tracciando la loro comparsa su 1,6 milioni di siti di informazione e blog mainstream. Durante un periodo che va da agosto ad ottobre sono stati analizzati circa 90 milioni tra articoli e post attraverso un software studiato per riconoscere le frasi chiave.
Secondo i ricercatori, frasi brevi ripetute di frequente sono l’equivalente di una “firma genetica” per le idee e la narrazione. A generare la maggiore impennata è stata la mini-frase “rossetto ad un maiale”, nata dal colorito commento di Barack Obama all’affermazione del Senatore John McCain e del Governatore Sarah Palin secondo cui essi stessi rappresenterebbero le voci autentiche di un cambiamento (commento che, secondo il gruppo di McCain, era volto ad insultare proprio Sarah Palin).

I dati raccolti dai ricercatori indicano un’evoluzione nel modello dei media dell’informazione. Mentre la maggior parte delle notizie sbarcava sui blog attraverso i media tradizionali, lo studio ha evidenziato come il 3,5% delle notizie oggi nasce dai blog per poi approdare sui media tradizionali. Ad esempio, quando Obama ha dichiarato che la questione del momento in cui inizia la vita in seguito al concepimento andasse oltre la sua autorità, sono stati i blog a parlarne per primi in maniera approfondita.

E nonostante la blogosfera nel suo insieme resta indietro, vi è una certa quantità di blog che brucia tutti sul tempo nel raccogliere notizie che poi guadagnano l’attenzione del Web, tra i quali spiccano Hot Air e Talking Points Memo.

Questo studio, così come molte delle attività di data mining che avvengono sul Web, solleva la questione se un qualcosa sia necessariamente significativo solo perché può essere misurato da un computer – soprattutto quando si ipotizza che i click degli utenti rappresentino il pattern comportamentale di un essere umano.

“Questo tipo di ricerca può essere vista come un ulteriore trampolino per il ruolo rivestito da frasi estratte da un discorso e circoscritte”, afferma Jon Kleimberg, professore di informatica presso la Cornell University e co-autore di un saggio su tale ricerca presentato due settimane fa a Parigi. “Ma ciò che stiamo facendo è piuttosto usarle come approssimazione di un’idea e di una notizia”.

“Non riteniamo che una citazione sia l’essenza più importante, ma gli algoritmi sono in grado di catturare le citazioni”, continua Kleimberg. “E secondo noi questa ricerca sfrutta un ricco ventaglio di dati per portarci a comprendere il perché alcuni punti di vista e alcune notizie emergono di più rispetto ad altre”.

Il saggio, “Meme-tracking and the Dynamics of the News Cycle,” è stato scritto a sei mani con Jure Leskovec (ricercatore presso la Cornell che quest’estate diventerà assistente a Stanford), e con Lars Backstrom (studente di filosofia sempre presso la Cornell che a breve lavorerà per Facebook), e i risultati a cui si è giunti sono stati pubblicati attraverso display interattivi su memetracker.org.

Sociologi e analisti del mondo dei media hanno esaminato a lungo il ciclo delle notizie, sebbene si fossero concentrati principalmente sulla casistica piuttosto che su una congrua quantità di dati provenienti dal Web. E gli esperti di informatica hanno sviluppato strumenti in grado di raggruppare e tracciare articoli e blog, suddividendoli per tema ed inclinazione politica.

Ma secondo gli esperti la ricerca della Cornell travalica il tentativo di tracciare il fenomeno dell’ascesa e della caduta delle notizie. “Questo studio è una pietra miliare sul flusso di notizie che attraversa il mondo”, ha affermato Eric Horvitz, ricercatore presso  Microsoft  e presidente dell’Association for the Advancement of Artificial Intelligence. “E dimostra come gli studi analitici basati sul Web fungano da potenti laboratori sociologici”.

Sreenath Sreenivasan, professore della Columbia Journalism School specializzato nel settore dei new media, ha affermato che tale ricerca rappresenta un ambizioso tentativo di misurare un fenomeno sociale difficilmente quantificabile, dichiarando che “questo tipo di approccio può aprire le porte ad una nuova, interessante concezione del ciclo delle notizie”.

Secondo Sreenivasan la sfida che si presenterà a questo genere di ricerche sarà dare conto e forma alla velocità del cambiamento che sta investendo le fonti di informazione e i network distributivi. In merito a ciò, il professore della Columbia indica i social network, e specialmente la rapida ascesa di Twitter, come network distributivi nonché traghettatori di notizie informali ma fortemente influenti.

“Anche rispetto allo scorso anno”, sostiene Sreenivasan,  “le dinamiche relative al ciclo delle notizie sono molto diverse per via di Twitter”.

(traduzione a cura di Andrea Fama)
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Vedere anche:
– The News Cycle Heartbeat
– Study measures the chatter of the news cycle
Amici bloggers, arriviamo prima noi (o forse no)
Tracking the online news cycle

 

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