Salvare le news (o il controllo sulle news)?

| 30 luglio 2009 |

ap2 L’ Associated Press, ha annunciato un software speciale di ‘’protezione’ dei contenuti che chiarirà agli utenti i limiti del loro possibile utilizzo e notificherà all’ agenzia in che modo essi vengono effettivamente usati, seguendone tutti i percorsi – Aggregatori e motori di ricerca ribattono di essere un vero beneficio per gli editori dal momento in cui dirigono un traffico web molto proficuo verso i loro siti, collegandoli con i lettori di tutto il mondo – Le reazioni ostili della Rete e l’ alternativa della Reuters

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La guerra scatenata dai grandi gruppi editoriali contro la libera circolazione delle notizie (o la ‘’pirateria’’) in rete si arricchisce di un nuovo capitolo. La più grande agenzia di informazione del mondo, l’ AP, ha annunciato che sta mettendo a punto un software speciale di ‘’protezione’ dei contenuti prodotti che chiarirà agli utenti i limiti del loro possibile utilizzo e notificherà all’ agenzia in che modo essi vengono effettivamente usati, seguendone tutti i percorsi.

Per il presidente e amministratore delegato dell’Ap, Tom Curley, la posizione dell’azienda – riporta Adginforma.it – è facile da spiegare e chiara: anche il minimo uso degli articoli online richiede un accordo di distribuzione con l’agenzia. Obiettivo della stretta – ha aggiunto in una intervista al New York Times - non è quello di limitare l’uso degli articoli, ma quello di farsi pagare per ogni utilizzo.


Gli aggregatori di notizie online e i motori di ricerca respingono le critiche indirette, e spiegano che le brevi citazioni di articoli che compaiono rientrano nell’ ambito del principio legale del “fair use”, in base al quale i lavori protetti da copyright possono essere disponibili al pubblico come materiale grezzo senza la necessità di autorizzazione, a condizione che tale libero utilizzo soddisfi le finalità della legge sul copyright, che la Costituzione degli Stati Uniti d’America definisce come promozione “del progresso della scienza e delle arti utili’’.

"Il sistema – riporta Mauro Vecchio su Puntoinformatico – registrerà informazioni chiave volte a identificare gli elementi descrittivi di ogni articolo distribuito, così come i termini d’uso legati a quel determinato contenuto, e utilizzerà un segnale interno che avviserà AP sui modi con cui l’articolo viene utilizzato. La tecnologia pensata da Associated Press è stata sviluppata dal suo partner britannico Media Standards Trust e, stando alle dichiarazioni del vicepresidente di AP Jim Kennedy, entrerà in una fase di testing alla metà di novembre, per poi essere implementata su tutti i contenuti entro la fine del 2009’’.

‘’Al momento – spiega ancora Vecchio -, questo involucro digitale ricoprirà soltanto i testi, ma AP ha mostrato tutta l’intenzione di espanderlo ad immagini e video, arrivando entro il 2010 ad una protezione totale, estesa a tutti i contenuti prodotti da tutti gli organi d’informazione che fanno parte del suo network globale. Nel frattempo, continuerà ad essere attivo il servizio fornito da Attributor per rintracciare usi non autorizzati tra i marosi del web. Come, ad esempio, quelli di Google News, continuamente accusati da New York di appropriarsi dei contenuti senza rispetto per la creatività degli autori originali’’.

A Mountain View, quartier generale di Google, le posizioni non sono poi cambiate molto, ben ancorate all’idea che l’ aggregazione favorisca, anziché derubare, le grandi organizzazioni della stampa internazionale. "Crediamo che i motori di ricerca – ha dichiarato Gabriel Stricker, portavoce di Google – siano un vero beneficio per gli editori dal momento in cui dirigono un traffico web molto proficuo verso i loro siti, collegandoli con i lettori di tutto il mondo".

Al di là delle reazioni, prevedibili di Google, comunque, tutta la Rete – come rileva Enrico Bertini su Stalkked.com –  è seccamente ostile all’iniziativa di Associated Press.

Secondo NewsFuturist, addirittura, non c’è posto per Associated Press su Internet, perché se ad AP non piacciono le regole di Internet alle quali intende resistere, ad "Internet non piace l’AP", visto che il ruolo giocato dall’organizzazione nella stampa cartacea è diventato superfluo nell’Universo Digitale.

Ma anche la Reuters prende le distanze strizzando l’ occhio alla Rete.

Su Twitter il suo Presidente Chris Ahearn scrive un esplicito, chiarissimo, messaggio indirizzato a Jeff Jarvis,  che in un articolo aveva spiegato "How (and why) to replace the AP". Un messaggio che suona così: la Reuters è pronta ad appoggiare quelli che desiderano una alternativa all’ AP.

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