Rupert Murdoch: leggere fra le…bugie

| 1 dicembre 2009 |

Murdoch Nella sua ‘’guerra’’ contro il tutto gratuito su internet, il magnate australiano ha proclamato nei giorni scorsi la decisione di deindicizzare i suoi siti da Google. Ma ‘’ quando Rupert parla – racconta Jack Shafer, uno dei maggiori collaboratori di Slate, nell’ articolo che qui presentiamo – è per mentire o per ritardare l’ inevitabile. E non serve a niente ascoltarlo: è quando agisce in silenzio che bisogna tendere l’ orecchio’’ – Un ritratto insolito dell’ editore australiano

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di Jack Shafer*
(Slate)

Quando Rupert Murdoch agisce è con una determinazione e una efficacia senza eguali. Ricordatevi dei fatti di Wapping, nel 1986, quando mise i sindacati del Regno Unito in ginocchio; dell’ acquisizione e della trasformazione del vecchio gruppo televisivo Metromedia, diventato il Fox Broadcasting Network ; dell’ acquisizione del gruppo Dow Jones, padrone del Wall Street Journal; del suo ingresso fragoroso sul mercato della tv satellitare; dell’ aplomb mostrato mentre scippava i diritti televisivi degli incontri della NFL sotto il naso e in barba alla CBS; della costruzione di Fox News Channel; del tentativo (scaltro e vittorioso) di rilevare MySpace; del suo progetto per ridurre le emissioni di CO2 – per non citare che una parte dei suoi exploits famosi.

E poi c’è Rupert l’ oratore, che disserta sull’ importanza della libertà di espressione dei diritti civili mentre accetta senza batter ciglio le richieste di censura del governo cinese; il Rupert che sostiene i Tories e poi si scopre un’ anima laburista, prima di cambiare di nuovo abito al momento opportuno. Se Murdoch si prende la opena di dire qualcosa, in ujn caso su due si tratterà di una menzogna. Nel 1976, quando rileva il New York Post da Dorothy Schiff, dichiara che ‘’la linea politica [del Post] resterà immutata’’… promessa evidentemente non rispettata. Non si risparmia negli elogi del liberalismo mentre elemosina sovvenzioni governative. Pretende che una ‘’commissione speciale’’ consenta di garantire l’ ‘’indipendenza editoriale’’ del Wall Street Journal… e poi se ne infischia delle sue raccomandazioni sostituendo il redattore capo del quotidiano.

In questi giorni è stato Murdoch l’ agitatore che ha fatto fare grandi titoli, accusando Google, Microsoft, Ask.com e la BBC (fra gli altri) di rubare i contenuti dei giornali della sua News Corp. (il Wall Street Journal, il Times di Londra, il Sun, etc.). Ha dichiarato a chi voleva intendere che queste società andavano oltre il diritto di citazione (fair use); che intenterà vari processi e che alzerà dei ‘’muri’’ (dei pay walls, che consentono l’ accesso solo agli abbonati) attorno ai siti dei suoi giornali per cacciare questi vili bracconieri al di fuori dei suoi territori. Cavolo!

Ma Murdoch pensa veramente di poter vincere dei processi del genere contro i motori di ricerca? No: per la semplice e buona ragione che non si nemmeno curato di fare la denuncia… (gli avvocati di Murdoch gli hanno sicuramente consigliato di non fare nessuna causa: invece di limitare il diritto di citazione, questo tipo di processo potrebbero,addirittura, rafforzarlo). Stessa cosa per il pay walls: minaccia da mesi di metterli in funzione, ma ce avesse creduto l’ avrebbe già fatto. E se detestava davvero tanto Google, non avrebbe rifiutato di installare sui suoi siti i file robots.txt, che impediscono ai motori di ricercs di incorporarli nei risultati delle ricerche

Murdoch cerca semplicemente du influenzare il suo mondo a colpi di dichiarazioni roboanti. Tre mesi fa prometteva la realizzazione di un sistema di consultazione a pagamento sui siti dei giornali della News Corp. Entro il giugno 2010. Oggi egli dubita che la società possa mantenere questa scadenza. Questa è la vera essenza di Murdoch: seminare confuzione, raccogliere perplessità.

Se il fatto di realizzare dei fossati attorno alle proprietà giornalistiche della NewsCorp. era nel suo interesse, Murdoch non ne avrebbe parlato, l’ avrebbe messa in atto. Se oggi lancia delle grida così alte e stridule è per indicare ai suoi concorrenti 1) in quale direzione pensa di condurre News Corp. e 2) che egli pretende assolutamente che questi ultimi lo seguano in quella strada. E loro devono seguirlo perché, in caso contrario, i giornali del tiranno genocida (l’Australian, il Times, il New York Post, il Sun, News of the World, fra gli altri) si ritroveranno completamente isolati.

Se Murdoch vuole veramente collaudare il sistema dei pay wall, il Wall Street Journal sarebbe senza dubbio la miglior cavia potenziale: il quotidiano fa già pagare i lettori del suo sito, lasciandolo loro una parte dei contenuti ad accesso libero, secondo un sistema «freemium» (neologismo composto con i termini «free» e «premium» da Chris Anderson, redattore capo di Wired). Secondo Bill Tancer, di Experian Hitwise, se Murdoch consolidasse il ‘’muro’’ del Journal per tenere Google e Google News a distanza, il sito del quotidiano potrebbe perdere il 25% del suo traffico: e aggiunge che una decisione di questo tipo « potrebbe scoraggiare dei potenziali abbonati online ».

Non è certo quello che Murdoch desidera. Ha voglia di ripetere che il ‘’giornalismo di qualità’’ costa caro, e che un ‘’settore che offre gratuitamente quello che produce cannibalizza la sua capacità di fornire un lavoro di qualità’’; mentre faceva abbassare il prezzo dei giornali a Londra (e cercava di fare lo stesso a New York). Al contrario, non ha niente contro la diffusione gratuita (o contro il cannibalismo, se preferite) quando la cosa lo interessa. Tutte le sue reti analogiche sono gratuite – o, meglio, finanziate dalla pubblicità. Allo stesso modo, il sito MySpace resta totalmente gratuito.

Quando compra MySpace, nel 2005, Murdoch dichiara che i giovani ‘’vogliono avere accesso all’ informazione dove lo desiderano. Non vogliono che il loro media li manipoli: sono loro che vogliono manipolare il loro media. Vogliono rimettere in questione, analizzare, proporre un punto di vista differente’’. Un anno dopo, quando veleggia ancora sull’ onda di MySpace e dei nuovi media (fra gli evviva della stampa), Murdoch si felicita del fatto che ‘’il potere sfugge poco a poco alla vecchia elite del nostro settore – i redattori capo, i quadri superiori e, bisogna ammetterlo, i proprietari’’.

Ma quest’ epoca è bella e andata: MySpace è entrata recentemente in una ‘’spirale di morte’’. Il suo tasso di visitatori unici quest’ anno è caduto del 15%. Negli Stati Uniti il numero di pagine viste a settembre 2009 non era che di 22 miliardi (contro 44 miliardi nel settembre 2008). Un calo spettacolare di pagine viste che penalizza molto seriamente il sito, che ‘’guadagnerà 100 milioni di dollari in meno del previsto sui 900 milioni previsti al momento della firma del contratto di tre anni con Google’’, l’ Associated Press. Niente da meravigliarsi, quindi, se Murdoch fa di nuovo gli occhi dolci alla ‘’vecchia elite’’: ha detto che oggi si aspettano il suo ritorno…
Quando lo si sente adottare il metodo Coué (il metodo del cosiddetto ‘’pensiero positivo’’, ndr) a dispetto del buon senso, è meglio avvicinarsi a qualche porta di uscita. Questa tecnica non ha più segreti per Murdoch. Secondo Cory Doctorow , Jason Calacanis e Mark Cuban , è possibile che l’ uomo d’ affari australiano desideri raggiungere a un accordo con un motore di ricerca di serie B (Bing o Ask, ad esempio); quest’ ultimo lo pagherebbe abbondantemente per acquisire (e proporre ai suoi utenti) un diritto di accesso ersclusivo ai siti di News Corp. Un progetto che rassomiglia punto per punto all’ accordo MySpace/Google (che terminerà l’ anno prossimo). Buona fortuna Rupert! Ne hai bisogno!

Quanto Rupert parla è per mentire o per ritardare l’ inevitabile. E non serve a niente ascoltarlo: è quando agisce in silenzio che bisogna tendere l’ orecchio.

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*Jack Shafer è uno dei principali collaborator di Slate.com. Cura in particolare la rubrica “Press Box” con vari articoli ogni settimana.

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