Media e potere in Russia: oligarchi sulla via del ritorno

| 6 novembre 2009 |

Vladimir Gusinskij, titolare di un grosso impero mediatico, uno degli oligarchi contro cui si era scatenata la guerra del Cremilino, annuncia che intende tornare in Russia dopo vari anni di ‘’esilio’’ e i ripetuti tentativi del Cremlino di farlo estradare e sancisce così la scelta di ‘’adattarsi’’ inchinandosi a Putin – La magistratura sospenderà l’ azione penale nei suoi confronti?

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di Valentina Barbieri

Gusinskij, Berezovskij, Chodorkovskij. Simboli – e vittime – loro malgrado di uno dei processi fondamentali della Russia di Putin: la lotta agli oligarchi. In una nuova concezione statalizzante della vita nelle sue varie forme, i grandi monopoli privati diventano per il nuovo governo un elemento di forte complicazione.

La nuova politica è chiara: o ci si adatta o si accettano le conseguenze (l’ “esilio volontario” nella maggior parte dei casi). E fin qui le vicende dei grandi oligarchi degli anni ’90 procedono parallelamente.

Fino all’intervista rilasciata da Vladimir Gusinskij a The Marker, allegato economico del giornale israeliano Gaarec, in cui l’oligarca ha espresso il desiderio di tornare in patria. Gusinskij diventa così il secondo emigrato politico ad aver recentemente ipotizzato un ritorno nella Federazione Russa. In agosto l’ ex separatista ceceno Achmed Zakaev, londinese per adozione, aveva dichiarato che il suo ritorno in Cecenia era solo questione di tempo.

Ma il desiderio espresso da Gusinskij lascia ancora più attonito chi conosce la sua storia.

Anni di conflitti durissimi

É la fine degli anni novanta quando, con i prestiti ottenuti da Gazprom e da banche statali, Gusinskij dà vita ad un vero e proprio impero mediatico: Media most, che comprende tra gli altri il canale televisivo NTV, il giornale Segodnja (‘’Oggi’’) e la rivista Itogi (‘’Il bilancio’’).

Gusinskij si rifiuta però di adeguarsi ai cambiamenti politici in atto e decide di non seguire la politica dell’ informazione e i nuovi dettami del Cremlino. Che questa scelta gli sarebbe costata cara diventa evidente nel giugno 1999, quando la Banca statale per lo sviluppo (Vnešekonombank) si rifiuta di prorogare la concessione di crediti al gruppo Media Most e al canale NTV plus, arrivando anzi per vie legali ad ottenere da loro 63,5 milioni di dollari.

Alle elezioni parlamentari del 1999 l’oligarca sostiene il suo antico alleato Juryj Lužkov e il suo blocco politico “La patria è tutta la Russia”. Stando a quanto dichiarato a Vedemosti da un ex funzionario del partito Edinstvo (unità) “il canale NTV ha giocato consapevolmente a favore del partito, a favore dei principali oppositori politici di Putin”.

Nel maggio dell’anno successivo la procura generale fa perquisire gli stabili di Media Most, con l’accusa che il servizio di sicurezza della holding stia pedinando illegalmente politici e concorrenti.
Il 13 giugno 2000 l’oligarca viene arrestato con l’accusa di appropriazione indebita di fondi statali per la privatizzazione della società Russkoe video e trascorre tre giorni nel centro di detenzione nel carcere di Butyr a Mosca.

Il giornale russo Vedomosti evidenzia una singolare circostanza: due giorni dopo l’arresto Putin dichiara: «Penso che non si dovesse arrestare Gusinskij», il giorno successivo Gusinskij é libero. Il 18 giugno il magnate, in presenza di avvocati internazionali, dichiara che tutti i documenti che sarà «obbligato a sottoscrivere non hanno alcuna valenza giuridica». Due giorni dopo firma un accordo sulla vendita di Media Most a Gazprom per 773 milioni di dollari, accordo raggiunto grazie alla mediazione del ministro della stampa Michail Lesin. Il 26 luglio il caso Gusinskij è chiuso e il magnate abbandona la Russia.

Il 28 settembre 2000, in seguito al rifiuto da parte dell’imprenditore di attuare l’accordo con Gazprom, la Procura generale intenta causa a Gusinskij per sottrazione di crediti a Media Most e riprende l’indagine per Russkoe video.

Il 13 dicembre, su richiesta della Procura russa, Gusinskij viene arrestato in Spagna e passa 4 mesi tra prigione e arresti domiciliari. Il 18 aprile 2001 il tribunale di Madrid si rifiuta di riconsegnarlo alla giustizia russa.

Con Gusinskij all’estero, Gazprom ha il via libera su Media Most e la notte del 14 aprile 2001 prende il controllo dell’intera holding. Inizia così per Media Most una fase di cambiamenti epocali.

In particolare, l’influenza sulla politica editoriale di NTV porta a gravi contrasti e scissioni. Vladimir Gusinskij in quell’occasione dichiara alla CNN che “tutte le grandi decisioni in questa campagna sono state prese, purtroppo, con il beneplacito dello stesso presidente. (…) Sono sicuro che Putin sa e dirige tutto quello che sta accadendo”.

Di nuovo, il 21 agosto 2003 l’oligarca viene arrestato all’aeroporto di Atene ed è incarcerato per 8 giorni. Il 14 ottobre il tribunale di Atene, come quello spagnolo in precedenza, nega l’estradizione.
L’ufficio centrale russo dell’Interpol del Ministero degli interni invia una circolare al segretariato generale dell’organizzazione per chiedere un mandato internazionale. La richiesta viene rifiutata perché, come dichiara la rappresentante ufficiale dell’ Interpol, Svetlana Zueva, “il segretariato generale ha visto nell’azione contro Gusinskij motivazioni politici”.

Il 19 maggio 2004 il tribunale europeo per i diritti dell’uomo riconosce che l’obiettivo dell’azione penale contro Gusinskij è costringerlo a cedere NTV e obbliga la Russia a pagare 88 mila euro per le spese processuali.

Nel febbraio 2007 l’oligarca ottiene la cittadinanza spagnola, sulla base della sua discendenza da ebrei-sefarditi cacciati dal paese nel XV secolo. Questo status lo protegge dalle conseguenze penali in Russia, in quanto la legge spagnola prevede che non possano essere estradati i cittadini spagnoli accusati di delitti penali.

Tutto questo porterebbe a pensare che Gusinskij abbia più ragioni per restare all’estero e continuare ad occuparsi di media (in primis il canale satellitare in lingua russa RTVi e il portale internet NEWSru) che ragioni per tornare in Russia.

Invece, ad otto anni dall’ultimo contatto con la stampa, il magnate dichiara tutta la sua stima a Vladimir Putin, critica Michail Saakašvili ed esprime il desiderio di tornare in Russia ad occuparsi di business.

La ‘’stima’’ per Putin

“Come ogni ebreo ho due cuori. Uno appartiene al paese in cui sono nato, l’ altro ad Israele” ha spiegato, ribadendo in questo un rapporto preferenziale con la Russia: “Sono nato in questo paese, parlo russo, non sono in esilio e ad oggi considero la Russia il mio paese”.

Gusinskij ha voluto poi tornare a parlare dei grandi nodi del suo passato, e in particolare di Media Most (“una questione conclusa al 100%”), rilevando nella Russia attuale un sistema della giustizia
migliore e più indipendente.

Secondo l’oligarca si è inoltre indebolito il rapporto tra business e stato, caratteristico degli anni ’90. Del resto, lo stesso magnate aveva sostenuto attivamente El’cin nelle elezioni presidenziali del 1996, incidendo sulla rielezione. Ora Gusinskij non nega quel sostegno, ma precisa che i vantaggi sono durati ben poco: “Sono stato un uomo del Cremlino un anno in tutto”.

Il tema centrale dell’intervista è stato comunque Vladimir Putin, per molti il vero destinatario dell’intervista.

Alla domanda se tornerebbe in Russia qualora invitato da Vladimir Putin, la risposta è stata netta. “Si, tornerei”. Altrettanto netta quella alla domanda se questa decisione debba essere presa da Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev. “Si, certo”.

Una posizione che manifesta una precisa volontà di saldare i conti con un passato in cui, per Gusinskij, “Putin aveva i suoi motivi per non amarlo”:”Se uno in un qualche modo ha lottato contro il governo, a decidere che deve tornare o meno sarà il governo”.

In alcune frasi poi questa nuova visione del primo ministro è davvero lampante. “Lo conoscevo da prima che diventasse presidente e lo stimavo molto. Era un uomo onesto e fatto molte cose buone. Non penso che oggi sia cambiato qualcosa”, Putin è “uno dei più influenti uomini non solo in Russia ma in tutto il mondo”.

Alla domanda se Putin si candiderà di nuovo per il posto di presidente nel 2012, Gusinskij ha risposto: “Penso di sì”, sottolineando però che “la scelta verrà presa da Putin e Medvedev insieme” e che definire Medvedev una marionetta di Putin “é una forma semplicistica e deformata della descrizione delle loro relazioni”.

A questo clima di apertura verso il primo ministro non può non corrispondere una presa di distanza dai grandi oligarchi entrati in rotta di collisione con Putin. Rispetto a Chodorkovskij, Gusinskij ha preferito non commentare, limitandosi ad affermare di avere amici in Russia di cui però non ha voluto dire i nomi. Il rapporto con Berezovskij è invece stato meglio definito: i due si incontrerebbero di tanto in tanto, ma già da tempo tra di loro ci sarebbe una marcata divergenza di opinioni.

Anche rispetto al conflitto con la Georgia della scorsa estate, Gusinskij si sarebbe attestato sulle posizioni del premier russo, arrivando a definire le azioni della Georgia “una grande provocazione”. Bisogna qui tenere in considerazione anche le motivazioni personali del magnate russo: Saakašvili durante il conflitto ha oscurato il canale RTVi. “In quel momento RTVi era l’unica fonte di informazione attraverso cui i georgiani potevano ascoltare un’opinione alternativa su ciò che stava accadendo”, aveva dichiarato allora Gusinskij ad Interfax.

Stando a Interfax, l’artefice di questa distensione dei toni con il governo russo sarebbe Ariel Sharon, ex primo ministro israeliano, che negli anni 2002 – 2004 lo avrebbe invitato a “lasciar perdere gli slogan politici”, a non occuparsi di politica e a confrontarsi con le autorità russe.

Il nome di Sharon torna anche in quanto dichiarato da Nathan Lipson, che ha intervistato Gusinskij per The Marker. “Si è rivolto a me Arnon Perlman, da tempo partner commerciale di Gusinskij e consigliere di Sharon, chiedendo se fosse possibile fare un’intervista. Io ho risposto “Certo, perché no?”. (…) Negli ultimi tempi sono successi diversi fatti legati a Gusinskij: le elezioni presidenziali in Russia, il declino di eminenti uomini d’affari israeliani di provenienza russa, l’uscita di Gusinskij dal tabloid Maariv (di cui possedeva circa il 25%). Per questo l’intervista non è strana, anzi, è naturale. Non parlava con la stampa da circa 8 anni e questa era una buona occasione che abbiamo deciso di sfruttare.”

Del resto, spiega Lipson, “é evidente che vuole davvero tornare in Russia e l’ha fatto capire molto concretamente. Nel parlare con un giornalista ed essendo consapevole dell’imminente pubblicazione dell’intervista, ha capito sicuramente che ora tutti conoscono questo suo desiderio. (…) Lui sa che io ne avrei scritto e che alcune persone a Mosca leggeranno e ne saranno consapevoli. (…) Vuole tornare. E capisce che per questo non deve essere raffigurato come nemico né di Putin né di Medvedev. Se questo è nei suoi interessi, gli tocca dare un parere positivo su entrambi. Questo non vuole dire che lui non abbia una buona opinione di loro. Semplicemente, anche se li ritenesse degli stupidi, cattivi per sé e per la Russia, non lo direbbe lo stesso.”

Il confronto con le dichiarazioni che Gusinskij ha rilasciato in passato è immediato. Artёm Kobzev di Gazeta ricorda che in un’intervista al giornale ABC Gusinskij aveva dichiarato: “Il governo russo è asiatico per carattere: pensa una cosa, ne dice un’altra, ne fa un’altra ancora”. E ancora: “Il paese si muove verso il totalitarismo”.

Nel 2001 parlava in questi termini al giornale spagnolo El Mundo: “Putin pensa che lo stato sia lui e che chi lo critica attacchi lo stato. Per questo i detestabili media del traditore Gusinskij sono anti-statali. Un ex amico è diventato nemico del popolo. Dopo la messa in onda del nuovo spettacolo “Pupazzi”, nella quale c’era anche il pupazzo di Putin, il presidente ha giurato di sbattermi dentro».

Un nuovo Gusinskij filo Putin

A 8 anni di distanza chi pronunciava queste frasi sembra sparito nel nulla, lasciando spazio ad un nuovo Gusinskij filo-putiniano.

All’indomani dell’intervista con The Marker non ci sono state dichiarazioni ufficiali da parte del governo. Sia Natal’ja Timakova, addetta stampa del presidente, che Dmitrij Peskov, addetto stampa del primo ministro, si sono rifiutati di commentare le posizioni di Gusinskij.

“Sanno del desiderio di Gusinskij di tornare in Russia ma non sono pronti per il momento a sostenerla”, aveva detto tempo fa a Vedomosti un collaboratore dell’amministrazione presidenziale.
Persino lo stesso Vladimir Gusinskij il giorno dopo l’intervista ha sintetizzato così la sua posizione: “tutto quello che volevo dire l’ho già detto”.

Anche la Procura generale e il comitato d’indagine della Procura non hanno voluto toccare l’argomento. L’ avvocato di Gusinskij, Jurij Bagraev, ha raccontato che dopo vani tentativi di estradizione del suo cliente gli organi preposti non hanno più intrapreso nessuna azione legale. Formalmente non si è in proscrizione “ma le accuse mosse a Gusinskij sono così infondate che si può tranquillamente decidere di sospendere l’azione penale”, spiega l’avvocato, che comunque “da tempo non riceve indicazioni dal suo cliente e non le attua”.

Molti sono stati invece i commenti delle forze di opposizione che si interrogano sulle ragioni profonde di questo gesto. “Gli oppositori russi, non negando i meriti passati dell’ oligarca ora caduto in disgrazia, sono convinti che l’unica condizione per il suo ritorno sia una completa fedeltà al governo attuale, proprio quella che ha dimostrato nella sua intervista”, spiega Kommersant, per cui “se l’ex oligarca tornerà in Russia, non sarà di sicuro per “lottare contro il governo”.

Una mossa, quella dell’intervista che comunque per alcuni non porterà a nessun risultato.
“Gusinskij l’ha fatto inutilmente” dichiara un banchiere russo a lui vicino. “Non è così che si compra il biglietto per il ritorno e i rischi per la sua reputazione aumentano”. Condivide lo stesso pensiero un anonimo uomo d’affari russo che qualche anno fa ha lasciato il paese a causa di un’azione della Procura: “Con questo governo non c’è possibilità di ritorno né per Gusinskij né per nessuno di noi”.

E allora “perché inchinarsi a Putin in questo modo?” si chiede Boris Nemcov, condirettore del movimento “Solidarietà”, che vede comunque l’ipotetico ritorno di Gusinskij come “una cosa buona, perché è una persona carismatica, eccezionale, un uomo d’affari”.

Una possibile risposta è quella data al Kommersant da Sergej Ivanenko, vicepresidente del partito d’opposizione Jabloko nel periodo in cui Vladimir Gusinskij finanziava i partiti di opposizione.
“Il grande business è sempre amico di un qualche potere. In questo sta la sua forza e la sua debolezza”, spiega, precisando che “l’idea di tornare” nel caso di Gusinskij sarebbe legata al desiderio di tornare ad occuparsi di business in Russia.

Altri vedono nell’intervista non l’attuazione di un piano meticoloso ma una mossa d’azzardo. “Gusinskij non ha fatto nessun accordo con i funzionari russi, ha semplicemente puntato tutto” dice un partner commerciale del magnate. “Non ha niente da perdere, è anche in contrasto con il partner commerciale Kagalovskij che cerca di allontanare Gusinskij dalla gestione del canale televisivo”.

Sia Kagalovskij, sia il presidente di RTVi Igor Malašenko si sono rifiutati di commentare.
In effetti nella situazione del canale RTVi vi sono delle anomalie. Il canale ha un ufficio a Mosca che da oltre un anno non ha progetti autonomi, ma solo in collaborazione con la stazione radio Echo Moskvy (proprietà di Gazprom), spiega Kommersant. RTVi non dirige la raccolta delle proprie informazioni in Russia dall’estate dello scorso anno, dopo che per disposizione del proprietario dell’ufficio la redazione delle news è stata chiusa.

Tra i media che in passato sono appartenuti a Gusinskij solo Il giornale quotidiano, presente su Internet, sembra aver mantenuto l’indipendenza dal governo. Come ha confermato a Kommersant il suo redattore capo Aleksandr Ryklin, la pubblicazione rimarrebbe inflessibilmente in opposizione al “regime putiniano”, ma “al momento non avrebbe relazioni di nessun tipo con Gusinskij”, nemmeno finanziarie.

Si potrebbe quindi parlare in questo caso di una precisa linea mediatica, che in qualche modo coinvolgerebbe anche l’intervista rilasciata ad inizio ottobre, ma da molti l’intervista è stata comunque definita un evento imprevedibile.

“Gli oligarchi “caduti in disgrazia” e i loro sostenitori hanno spesso visto nelle azioni legali della giustizia russa delle motivazioni politiche” spiega Infox. “Per questo le dichiarazioni molto indulgenti con cui Gusinskij si è riferito alla situazione politica russa e all’esser pronto a tornare sono risultate davvero inaspettate.”

Ciò che forse rende veramente inaspettate queste parole è la distanza cronologica dagli avvenimenti, dal mandato di Putin e dall’ultima intervista rilasciata alla stampa. Questi elementi ci fanno però intuire che sono cambiati per Gusinskij degli elementi di importanza tale da motivare la scelta di una tale esposizione mediatica.

Quello che è indubbio dopo quest’intervista è che si tratta per Gusinskij della fine di un’epoca.
Concetto che si manifesta anche nelle parole di Berezovskij: “Fino a poco tempo fa i nomi di Gusinskij e Berezovskij nella cronaca erano riportati assieme molto spesso. Dopo quest’intervista non più”.

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FONTI:

Il contrasto di Vladimir Gusinskij con lo stato, Kommersant, 9.10.09

Vladimir Gusinskij aspetta un invito speciale per la Russia, Kommersant, Chamraev V., 9.10.09

Gusinkij vuole tornare in Russia, Izvestia, Aleksandrov V., 9.10.09

Gusinkij, deluso di Berezovskij, ha iniziato a stimare Putin, Lenta, 8.10.09

Gusinskij chiede di tornare a casa, Vedomosti, Resnik I., Kornja A. e Kostenko N., 09.10.09

E’ stato lo stesso Gusinskij ad accordarsi sull’intervista, per essere ascoltato da Putin, Svobodanews, Elena Vlasenko, 09.10.09

Gusinskij aspetta da Putin il permesso di tornare in Russia, Gzt, Artёm Kobzev, 08.10.09

Gusinskij è pronto a tornare in Russia, se il governo lo lascia tornare, RIA Novosti, 8.10.09

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