Giornalisti-brand? Molto scettico Eric Schmidt (Google)

| 15 ottobre 2009 |

schmidt
Il boss di Google (foto) in una intervista a Search Engine Land ritiene ‘’molto difficile che i giornalisti possano fare a meno del valore aggiunto delle proprie testate staccandosi dalle esse e diventando essi stessi dei ‘’marchi’’ – Ma all’ interno della grande G, spiega Schmidt, c’ è anche chi pensa percorribile l’ ipotesi del ‘’personal branding’’

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E’ molto difficile che i giornalisti possano fare a meno del valore aggiunto delle proprie testate staccandosi da esse e diventando essi stessi dei ‘’marchi’’. Ne è convinto Eric Schmidt, CEO di Google, che in una intervista accordata a  Search Engine Land ha preso le distanze da questa idea, al centro in questo periodo di vari interventi negli Stati Uniti e ripresa un paio di settimane fa da Xavier Ternisien su Le Monde (‘’I giornalisti diventeranno dei brand grazie a internet?’’).

All’ interno di Google – ha spiegato Schmidt – ci sono comunque due diversi unti di vista. Quelli secondo cui i giornalisti potranno essere indotti in qualche modo ad emanciparsi dal loro supporto. Dovranno però essere in grado di attirare i lettori e guadagnare sulla base del solo loro nome, mischiando blog, Twitter, collaborazioni, libri, interventi alla televisione e alla radio. Alcuni di essi potranno diventare conosciuti come le star del grande basket, anche se la maggioranza non raggiungerà questo livello (ma, si chiede Benjamin Ferran sul suo blog su Le Figaro.fr, non è così anche ora?)
 
E ci sono quelli secondo cui il lavore è anche nel marchio, nel nome della testata, che non si può trascurare. E’ ‘’l’ aggregatore’’ di cui parla Eric Schmidt. In altre parole, il giornale, la rivista. Anche se Google assicura che starà sempre al loro fianco, mancherà sempre alla gran parte dei reporter indipendenti  un supporto riconosciuto, che produce una parte di affidabilità.  La fiducia dei lettori e quella delle fonti. Che non è facile costruire senza quell’ appoggio.

"Resta da vedere se un giornalista che è riuscito a farsi il suo personal branding potrebbe fare a meno di essere presente senza un supporto prestigioso e trovare una notorietà e un pubblico equivalenti su un media online’’, scriveva Le Monde.

Patron di un Google mai come in questo periodo’’infamato’’ da una parte della stampa, ritenuto responsabile del calo dei ricavi e di dettare la propria legge – prosegue Ferran -, Eric Schmidt si situa in questa seconda categoria. E adotta anche una posizione scettica sul giornalismo di marchio, difendendo iol valore dei giornali di fronte a un internet decentralizzato. Ci vorrà sempre una struttura per inquadrare i giornalisti. Il tempo è di conforto alla ‘’vecchia stampa’’.

Il resto dell’ intervista è senza sorprese. Così, Eric Shmidt crede al giornalismo d’ inchiesta e al quarto potere. E afferma che, con o senza Google, la stampa si sarebbe trovata ad affrontare gli stessi problemi, specialmente il calo dei piccoli annunci. Ecco perché non è il caso, per Google, dfi sovvenzionare i giornali. E’ molto meglio insegnare a pescare che dar loro del pesce, conclude riassumendo Search Engine Land.

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