Murdoch rinuncia alla “tripletta” ma non è ancora chiaro perché

| 25 maggio 2008 | Tag:, ,

Murdoch Ritirando l’ offerta di acquisto su Newsday, il boss australiano dei media ha evitato forse una durissima battaglia legale sulle norme anticoncentrazione – O forse è stato costretto a rinunciare per la mancanza di denaro dovuta alle ingenti spese per accaparrarsi il Wsj – Ma gli analisti si chiedono anche a chi giovi questa rinuncia e che intenzioni abbia l’ acquirente, la Cablevision, che non possiede altri giornali e di conseguenza non avrà grandi vantaggi in operazioni di accorpamento

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di Matteo Bosco Bortolaso

Rupert Murdoch, il potente proprietario del Wall Street Journal e del New York Post, ha rinunciato alla tripletta. Lo “squalo” australiano ha ritirato l’offerta di acquisto su Newsday (raccontata qualche settimana fa da LSDI). Il re del mattone Samuel Zell, padrone del tabloid newyorchese, ha ceduto il giornale a Cablevision, operatore tv via cavo che ha sborsato 650 milioni di dollari.

Niente da fare nemmeno per Mortimer Zuckerman, il proprietario del concorrente tabloid The Daily News. Ma secondo alcuni Zuckerman, in realtà, aveva fatto la sua offerta perché era più che altro preoccupato da un Murdoch pigliatutto che dopo il New York Post (il terzo tabloid della Grande Mela) e il Wall Street Journal (una vera e propria bibbia negli ambienti finanziari) poteva fare il tris con il Newsday (il cosiddetto giornale della gente che pensa), allargandosi a dismisura nel mercato newyorchese della carta stampata.

Rimane fuori dai giochi pure Jared Kushner, proprietario del The New York Observer, settimanale di nicchia della Grande Mela, rosa come Il Sole 24 Ore. Kushner aveva tentato di convincere Cablevision a intraprendere un’azioni congiunta, invano.

Cablevision controllerà il 97% di Newsday mentre alla Tribune di Zell – editrice del Los Angeles Times e del Chicago Tribune – rimarrà il 3%. Il re del mattone, che ha deciso di avventurarsi nel mondo del giornalismo potrà così cominciare a pagare i miliardi di debiti accumulati nel corso degli anni dall’azienda che ha acquistato.
Inizialmente la Cablevision aveva proposto di comprare non solo la testata, ma pure l’edificio di Melville, non molto distante da New York, dove ci sono gli uffici del giornale. Ma la Tribune, su questo punto, ha nicchiato. In compenso, assieme a Newsday Cablevision riceverà in dote anche la freepress amNY, distribuita ai tanti pendolari della Grande Mela.

Rimane avvolta nel mistero la mossa di Murdoch: perché si è tirato indietro? Richard Perez Pena, esperto del mondo dei media a stelle e strisce, annota sul New York Times che “lo squalo” avrebbe potuto “consolidare le operazioni di Newsday e New York Post e vendere spazi pubblicitari combinati”. Così facendo, “avrebbe reso il Post lucroso per la prima volta da generazioni (la testata perde 50 milioni all’anno ndr), creando un concorrente molto più forte nei confronti del suo arcirivale, il Daily News” di Zucerkman.

Allo stesso tempo, però, la proposta di Murdoch aveva sollevato dubbi e proteste perché andava contro le norme che limitano le concentrazioni delle proprietà dei media. Oltre al Wall Street Journal e il New York Post, la sua News Corporation controlla anche due emittenti televisive di New York, la Wnyw e la Wwor. E l’azienda sta già cercando di essere considerata un’eccezione rispetto alle regole che proibiscono di possedere un giornale e una televisione nello stesso mercato.

Aggiungere un terzo giornale, Newsday, avrebbe complicato ulteriormente la situazione.

Ma il magnate australiano, di solito, non si fa fermare da leggi ostili (le battaglie legali che lo riguardano sono descritte in un precedente articolo). Stavolta, a bloccarlo, potrebbe essere stata la mancanza di denaro dovuta alle ingenti spese per accaparrarsi il Wsj. Lo “squalo” aveva offerto 580 milioni di dollari. E forse non si poteva permettere di più. Dall’entourage dell’imprenditore australiano filtravano voci che descrivevano un Murdoch deciso a non alzare l’offerta, nemmeno quando era diventato chiaro che la cifra non sarebbe bastata.

L’altra domanda sollevata dal passaggio di proprietà del giornale è: a chi giova? La Cablevision, di proprietà della famiglia Dolan, non possiede altri giornali e di conseguenza non avrà grandi vantaggi in operazioni di accorpamento. Secondo molti, anzi, dovrà migliorare il centro di stampa di Newsday.

“Siamo ben coscienti della nostra inesperienza con i giornali – ha detto di recente Charles Dolan agli azionisti, durante l’assemblea annuale – abbiamo intenzione di consultarci ampiamente e cercare consiglio tra le persone che hanno il background adeguato e sono dei professionisti del settore”. “Newsday è uno dei grandi nomi della storia del giornalismo americano e per noi è un grande onore e un privilegio”, ha aggiunto.

La società, comunque, ha non pochi interessi nel campo delle comunicazioni: Cablevision vende anche accesso ad Internet e servizi telefonci, possiede la squadra di basketball dei Kincks e quella di hockey dei Rangers, il Madison Square Garden e il Radio City Music Hall, dove si tengono tanti concerti.

A differenza del concorrente Post, il giornale – che vanta una diffusione di 380 mila copie – è relativamente lucroso. L’anno scorso, con entrate complessive per 500 milioni di dollari, si sono registrati 80 milioni di profitti. Secondo gli analisti, inoltre, alcune operazioni potrebbero essere migliorate, aumentando ulteriormente gli introiti. Potrebbe nascere quello che qualcuno ha chiamato un “nuovo partenariato”.

Insomma, è stata evitata una maggiore concentrazione e il subbuglio dei quotidiani newyorchesi è finito con un happy end? Non è detto: la porta è ancora aperta per accordi con i tabloid concorrenti . “Non c’è niente che impedisce a Cablevision di fare un accordo di qualche tipo con News Corp. oppure The Daily News in settori come produzione, distribuzione e magari addirittura vendita pubblicitaria”, dice John Morton, analista dell’industria dei giornali. Ma a Cablevision si trincerano dietro una sintetica reazione: “Questa è pura speculazione”.

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