CONTRO LA CRISI, TAGLI ALLE AGENZIE E PIU’ CRONISTI LOCALI

| 29 marzo 2007 |

La ‘’ricetta’’ dell’ ex direttore del Boston Metro per fronteggiare i tagli dei budget che colpiscono le redazioni dei giornali Usa – Le principali notizie delle grandi agenzie internazionali sono su internet in tempo reale – Il richiamo dell’ hyperlocal – La replica dell’ AP

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(m. b. b.) – NEW YORK – La crisi della carta stampata? Si risolve tagliando gli abbonamenti alle agenzie di stampa e assumendo più giornalisti per la cronaca locale. La provocatoria ricetta è firmata Mark A. Phillips, già capo di Boston Metro.

Il motto è “licenzia le agenzie e assumi a livello locale”, che in inglese suona come un gioco di parole: “Fire the wire – and hire locally”. “Questo – scrive Phillips sul sito specializzato Editor and Publisher – è il mio suggerimento a editori, redattori e manager del settore, che devono affrontare quotidianamente i tagli dei costi che affligge le redazioni di tutto il Paese e che spesso porta ai licenziamenti”.

Ma perché i giornali, specialmente quelli locali, dovrebbero rinunciare agli abbonamenti a Associated Press, United Press International e Reuters? “La ragione è semplice – risponde provocatorio Phillips – ormai i lanci delle agenzie di notizie sono diventate un servizio diffuso da Internet in tutto il mondo, a grande velocità, e il loro contenuto è visibile attraverso siti come Yahoo!, Google e molti altri: per un attento lettore che avrà comprato la copia del nostro giornale in edicola, la notizia sarà già vecchia di un giorno”.

Il ragionamento dell’ex del Boston Globe continua con una semplice domanda: perché pagare – e parecchio – per un servizio che i lettori trovano gratis su Internet? Più che i dispacci delle agenzie, insomma, ai giornali – specialmente quelli cittadini e regionali – servono “fotografi, reporter sportivi, redattori”. Al posto del “wire, wire, wire” bisogna passare all’“hire, hire, hire”. Phillips conclude il suo intervento con considerazioni a metà strada tra il marketing e il giornalismo: il giornale è un “prodotto” che si deve differenziare dalle pubblicazioni di altre città o contee con una diversa copertura locale. Non solo. La testata è un “brand” il cui valore sarà maggiore in base all’investimento nel renderla unica e “hyperlocal”*, parola molto in voga tra gli esperti di media.

Le reazioni alla polemica ricetta di Phillips non si sono fatte aspettare. Jay Smith, presidente della Cox Newspapers Inc. e membro del consiglio di amministrazione della Associated Press, ha preso carta e penna e ha scritto a Editor and Publisher. “Come presidente di un gruppo che include 17 quotidiani e 26 settimanali, anche io predico il vangelo della copertura locale – argomenta Smith – ma è importante ricordare che i giornali rimangono una fonte fondamentale che va ben oltre le aree di immediata diffusione”. Secondo il rappresentante della maggiore agenzia di stampa statunitense, l’informazione online e quella su formato cartaceo vengono utilizzate in maniera diversa: “Gli internauti sanno cosa cercano e se lo procurano su Internet – dice Phillips – i lettori dei giornali, invece, spendono più tempo sugli articoli, approfondiscono e riflettono”. La Associated Press, secondo Smith, non è una copia carbone della realtà o – per citare le riflessioni di Charles Peguy sulla storia – una vecchia stenografa zitella. E la prova, secondo il presidente di Cox, sta nel numero delle storie Ap messe in pagina.

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* Sull’ hyperlocal, vedi l’ articolo ”I quotidiani salvati dal giornalismo della porta accanto?”, sull’ ultimo numero di Giornalisti (pagg 29,30).

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