RIVOLTA A ‘MARIE CLAIRE’ MENTRE SI IMBELLETTA PER L’ 8 MARZO: L’ ALTRA FACCIA DEI ‘FEMMINILI’

| 24 febbraio 2006 |



Festeggiamenti e iniziative ‘’umanitarie’’ per l’ 8 marzo, la festa della donna, mentre fiocca un licenziamento ‘’esemplare’’ di una redattrice che, con altre sette colleghe, ha osato contestare la direzione – La faccia nascosta di Marie Claire, un duro articolo sul mondo dei ”femminili” pubblicato da Acrimed – ‘’Ma in tutto questo, il giornalismo che cosa diventa?’’


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Rivolta dei giornalisti a Marie Claire – uno dei più noti e diffusi ‘femminili’ europei, intorno a cui ruota un marchio di grosso peso nel campo del consumo dei beni di lusso – contro il licenziamento di una giornalista che da 22 anni lavorava per la rivista.

Il licenziamento – ‘’esemplare’’ lo definiscono i redattori e il sindacato dei giornalisti francesi – è venuto dopo che otto redattrici avevano chiesto alla direttrice, Tina Kieffer, di fissare un incontro per discutere delle ‘’disfunzioni’’ del giornale.

Ufficialmente – ha scritto Libération in questi giorni – il licenziamento non ha nulla a che vedere con questa richiesta di incontro. Ma di fatto la giornalista – afferma la Snj-Cgt (il sindacato dei giornalisti aderente alla Cgt) – è stata ‘’sacrificata per dare l’ esempio’’.

Mentre i sindacati chiedono l’ annullamento del licenziamento giudicandolo ‘’abusivo’’ e denunciano ‘’i diktat, la disorganizzazione e l’ indifferenza della direzione’’, il giornale ha lanciato una mega-iniziativa per la Festa della donna, contro cui si scaglia l’ articolo di Acrimed che qui pubblichiamo.

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Un atto d’ accusa contro la ‘’faccia nascosta’’ di Marie Claire – la stessa di tante riviste, e non solo femminili (33 pagine giornalistiche su 342) – che fa esclamare con tristezza gli autori: ‘’Ma in tutto questo il giornalismo che cosa diventa?’’.

(a cura di pino rea)

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LA FACCIA NASCOSTA DI MARIE CLAIRE

In occasione della ‘’Festa della donna’’, la famosa rivista francese Marie Claire rischia di crollare sotto il peso degli onori che l’ attendono. Ma dietro questi fasti e questi festeggiamenti si nascondono situazioni oscure e molto gravi.

di Brigitte Denis e Yves Rebours (acrimed)

Onori fastosi ed orrori nascosti

Se andate sul sito di Marie Claire troverete questa professione di fede: ‘’Marie Claire s’ engage’’. Marie Claire sostiene le donne.

‘’Marie Claire sostiene le donne?’’

Veramente? Anche le donne-giornaliste? Comprese quelle di Marie Claire?

Le giornaliste di Marie Claire hanno il diritto di attendersi rispetto, dignità e fiducia da parte della direzione?

Possono indignarsi quando vengono insultate, umiliate e maltrattate?

Possono interrogarsi sulle loro condizioni di lavoro, sulle gravi disfunzioni che sono state segnalate in tutto il giornale?

Hanno il diritto di arrabbiarsi quando l’ indipendenza che è loro dovuta in quanto giornaliste non solo è minacciata ma viene cosantemente irrisa?

E’ loro concesso di constatare che tutti questi problemi, questi attentati alla deontologia sono sfociati in un vero disastro umano e in un enorme fallimento finanziario?

Ma chiaramente che no!

Per le otto giornaliste che rifiutavano di tacere e di sottomettersi, è arrivata la sanzione. Assurda, iniqua e scandalosa: un licenziamento esemplare, venuto dopo altre misure analoghe nel gruppo. (vedi qui ).

Ma cosa importa tutto questo, dal momento che il giornale verrà festeggiato e onorato da due venerabili instituzioni della nostra bella repubblica?

Il 21 febbraio, Tina Kieffer e la rivista hanno tenuto una conferenza stampa nei saloni dell’ Hotel de Ville di Parigi per promuovere ‘’La rosa Marie Claire’’, una operazione umanitaria di grande ampiezza che ha l’ obbiettivo di ‘’fare in modo che tutte le ragazze possano andare a scuola e diventare delle donne libere’’.

Salvo che a Marie Claire, ovviamente, dove, anche se sono andate a scuola, le giornaliste non sono affatto libere.

Nella presentazione di questa grande iniziativa, si può leggere questo nell’ ultimo numero di Marie Claire (marzo 2006): ‘’Il mondo è tornato ad essere tanto folle che in numerosi paesi le donne non hanno il dritto di pensare…’’. Se ne deve dedurre che Marie Claire è diventata talmente folle da vietare alle sue giornalistd di pensare?

E non è tutto…

Il 7 marzo, alla vigilia della ‘’Giornata internazionale della donna’’, il presidente dell’ Assemblea nazionale Jean Louis Debré farà proiettare nei salone dell’ Hotel de Lassay un documentario su ‘’Gli anni di Marie Claire’’.
Un documentario in gloria del giornale? Si vedranno i sei anni della ‘’cura Tina Kieffer’’ che lo hanno così svisato? Si sentirà quello che i giornalisti e i dipendenti hanno da dire sulle coulisses di questa rivista?

Dopo questo licenziamento esemplare, la cappa di piombo e l’ omertà rischiano chiaramente di ricadere sul giornale.

Fasci di rose piene di spine

L’ operazione umanitaria consiste nel vendere delle rose che – marketing oblige – portano il nome del marchio di cui faranno pubblicità. La ‘’rosa Marie Claire’’, si apprende, sarà ‘’venduta 3 euro, la cui metà sarà versata alle associazioni. La Rosa Marie Claire vi attende dall’ 1 al 15 marzo nei negozi Truffaut, Botanic, nella maggior parte dei negozi Caroll e da oggi sul sito BeBloom’’(in cui si comprano 10 rose per 30 euro).

L’ operazione beneficerà del sostengo delle ‘’nostre star’’, si legge sul giornale: ‘’L’ 8 marzo queste donne offriranno una rosa alle donne libere che sono diventate’’. Foto di Claire Chazal, Isabelle Adjani, Axelle Red, Laetitia Casta e Monica Bellucci.

Due gli scopi dell’ iniziativa:
– Borse di studio (ma come?) per le ragazze sfavorite in Francia, in collaborazione con l’ associazione ‘Un regard, un enfant’ .
– Una scuola per le ragazzine cambogiane, con l’ associazione ‘’Tutte a scuola!’’.

Ora si dà il caso

– che la prima associazione è patrocinata da Corinne Touzet (Comédienne) e … Tina Kieffert (direttrice di Marie Claire)…
– e che la seconda associazione è presieduta da… Tina Kieffer. E bisogna aggiungere che una delle vicepresidentesse è Catherine Durand, redattrice capo con Tina Kieffer a Marie Claire. E poiché nessuno ti serve meglio di te stesso, è Catherine Durand che redige (mettendo da parte qualsiasi scrupolo deontologico) l’ articolo di presentazione dell’ associazione in Marie Claire.

Così, sul sito del giornale si può leggere: ‘’Quando, dopo il genocidio, si è dovuto trovare degli insegnanti fra i sopravvissuti, ci si è dovuti contentare di un solo criterio: ‘Essere un adulto sano di spirito’’ – ricorda Tina Kieffer, presidente dell’ Associazione ‘’Tutte a scuola!’’, che ha per la Cambogia una vera passione, visto che l’ ultima dei suoi cinque figli proviene da un orfanotrofio di Phnom Penh’’.

E sia. Ma come dissimulare il malessere (termine forse troppo debole…) che suscita una tale personalizzazione e la menzione – ma a che scopo? – dell’ esistenza di questa orfana? In ogni caso, forse le lettrici di Marie Claire avrebbero voluto sapere qualcosa in più su questa associazione. Ora, se ci si rifà al suo sito, si viene colpiti nello scoprire che la generosità (che non sarebbe giusto mettere in causa a priori…) viene rivestita di strane velette. Non solo il sito riprende ciò che si legge sul giornale (a meno che non sia accaduto il contrario), ma tre dei membri della direzione, compresa Tina Kieffer, sono giornalisti a Marie Claire e si presentano come tali. Quanto alla sua presidenza, lo statuto precisa – articolo 13 – che ‘’il Presidente (Tina Kieffer) è nominato per tutta la durata della vita dell’ associazione’’.

E non è tutto. Tina Kieffer si è profusa in un lungo editoriale magniloquente destinato a produrre un miracolo di dimensioni planetarie:

‘’A Marie Claire abbiamo deciso di lanciare questa idea. Venendo rose in tutta la Francia (e un domani all’ estero, grazie alle nostre 25 edizioni), finanzieremo delle borse di studio e delle scuole per ragazze … Senza dubbio, se la Festa della donna diventa la Giornata internazionale della scolarizzazione delle adolescenti, se decdiamo, tutte e tutti, di sostenere questa causa fondamentale offrendo tante rose quanti sono i mazzetti di mughetto del Primo maggio, il miracolo si produrrà. Le donne di domani saranno salve. E quindi, un po’ anche il mondo’’.

Un po’ soltanto?

Come tacere le tante questioni che solleva la lettura di queste undici pagine consecrate a questa operazione bizzarra che mischia dei generi difficilmente compatibili: aiuto umanitario, giornalismo connivente, promozione del marchio Marie Claire e…Tina Kieffer?

Inserzionisti opulenti e giornalismo col contagoccia

Le operazioni di promozione di Marie Claire, il film documentario e soprattutto l’ aiuto umanitario (con I artner mediatici TF1, Chérie e L’ Express) beneficeranno di ricadute importanti su stampa, radio e tv per rassicurare gli inserzionisti e sedurre nuove lettrici. Ma in tutto questo il giornalismo che cosa diventa?
La composizione dell’ ultimo numero di Marie Claire (marzo 2006) è eloquente e stupefacente.

Su 342 pagine, circa 150 sono consacrate a inserzioni pubblicitarie conclamate, a doppia pagina o sulla pagina di destra (quella preferita dai pubblicitari), senza che la minima menzione ‘’pubblicità’’ permetta di distinguerle dalle pagine redazionali. Tariffe? 33.000 euro a pagina, come si può apprendere sul sito del Gruppo.

A queste 150 pagine bisogna aggiungere 107 pagine destinate e vari prodotti di consumo che garantiscono una pubblicità nascosta a marche diverse (moda, bellezza, desideri, piacere).

A parte la pubblicità restano solo 85 pagine.
Ma se si escludono le pagine dedicate al sommario, all’ elenco dei redattori e dei collaboratori e alla gerenza, all’ oroscopo e alle altre minutaglie, le 11 pagine di promozione dell’ iniziativa delle rose e il dossier di 10 pagine consacrate ai prodotti dimagranti, non ne restano che 48, di cui 8 per le opinioni e 7 per un servizio interamente fotografico.

Comprando Marie Claire le lettrici dispongono quindi complessivamente di 33 (su 342) pagine che in qualche modo sono prodotte dal lavoro di un giornalista e non da quello di un esperto di comunicazione.

Dopo questo conteggio dettagliato si può capire la collera degli otto giornalisti di Marie Claire. E meravigliarsi, o meglio indignarsi per il fatto che il Parlamento e il Comune di Parigi, con la scusa di festeggiare un ‘femminile’ e di sostenere una operazione umanitaria, non fanno altro che consacrare un gruppo editoriale (il Gruppo Marie Claire) particolaremente florido sul piano internazionale e un marchio (il marchio Marie Claire) che fa vendere prodotti di consumo di lusso nel mondo intero.

Un bella e paradossale concezione dell’ interesse generale!

E un curioso conglomerato in cui sono mischiati partner pubblici e partenr privati, partner mediatici, associativi e commerciali.
A beneficio di chi?

Del giornalismo, delle donne o meglio di Tina Kieffer in cerca di notorietà planetaria sotto l’ egida di un gruppo campione del liberalismo trionfante?

Brigitte Denis e Yves Rebours

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