OHMYNEWS: PICCOLI SEGNI DI CRISI?

| 6 novembre 2006 |

Nonostante il successo la più famosa testata di citizen journalism, secondo Business Week, dovrebbe chiudere il 2006 con i conti in rosso – Novanta dipendenti a tempo pieno e 40.000 cittadini collaboratori producono 150 articoli al giorno – La concorrenza dei blog e dei nuovi produttori di informazione
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di Moon Ihlwan

(da businessweek.com )

OhmyNews, uno dei più noti siti di ‘’citizen journalism’’ (realizzato) nel mondo, rischia di andare con i conti in rosso. Pur continuando a sembrare un modello di business ricco di prospettive, l’ azienda di Seoul quest’ anno dovrebbe chiudere in perdita, dopo alcuni anni di profitti molto modesti.

OhmyNews, nata nel 2000, ha ora 90 dipendenti a tempo pieno – 65 dei quali giornalisti – e qualcosa come 44.000 cittadini collaboratori. Insieme essi producono 150 articoli al giorno. Quest’ anno sono previsti ricavi per 6 milioni di dollari, 60% dei quail dale attività online e il resto dalla vendita dei prodotti dell’ azienda a ortali internet e da altri servizi.

Uno specifico coreano?
Oh Jehon-ho, presidente e amministratore delegato, sta cercando di espandere l’ azienda esportando il suo approccio al citizen journalism ad altri mercati, ma OhmyNews rimane più un esperimento interessante che un’ impresa redditizia.
‘’Io penso che sia un fenomeno specifico della Corea’’, rileva Park Sung Hee, professore di giornalismo e comunicazione all’ Ewha Woman’s University di Seoul.

Anche altri osservatori economici esprimono dubbi sul fatto che il citizen journalism possa diventare realmente un affare che va. E’ stato un modello attraente e ‘’qualcuno avrebbe voluto farci un sacco di soldi’’, aggiunge Stephen Bear, direttore del McKinsey’s Korean operation di Seoul (vedi: BusinessWeek.com, 5/4/06, “OhmyNews: “Voices from the Street”).

In effetti, le dozzine di iniziative mediatiche che si sono ispirate a OhmyNews, inclusa Bayosphere del giornalista Usa Dan Gillmor, non hanno fatto soldi. L’ analista di Internet Jay Park, del Samsung Securities di Seoul, osserva che OhmyNews aveva avuto successo perché era politicamemnte motivata e non per il suo taglio imprenditoriale. I progressisti coreani, in particolare negli anni 20 e 30, avevano accumulato una grossa sfiducia nella grande stampa del paese, gran parte della quale rifletteva punti di vista conservatori.

Qualsiasi coreano sa bene che le grosse case editrici di giornali avevano legami con i partiti di governo e l’ establishment politico da cui provenivano le forze della dttatura militare post-bellica.

Fans all’ estero
Oh Yehon Ho, il fondatore di OhmyNews, è un ex reporter di una rivista pubblicata da un giornalista dissidente ed ammette che la sua azienda probabilmente non è nata solo per fare profitti. ‘’Io voglio che OhmyNews sia un’ attività sostenibile, ma la mia ambizione è far spargere il citizen journalism nel mondo, non fare soldi’’, ha ditto. Il suo desiderio è aiutare dovunque i giornalisti a diffondere lo stile OhmyNews senza alcuna copyrights o licenza.

L’ azienda ha i suoi fans all’ estero. OhmyNews ha ottenuto 11 milioni di dollari in febbraio da Softbank Corp. destinati ad assestare le sue finanze, realizzare operazioni all’ estero e sviluppare la sua edizione internazionale in lingua inglese (English language edition).
Questa divisione giornalistica viene prodotta da crca 1.500 cittadini reporter da più di 100 paesi, coordinati da cinque redattori professionisti di stanza negli Usa e in Corea. Mentre la pagina puntava a una audience globale, la sua forza è soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove gran parte dei punti di vista della gente non vengono pienamente accolti dai media occidentali.

La sua edizione in lingua giapponese – la prima realizzata in joint venture con Softbank – non ha avuto un grande impatto quando è stata lanciata, due mesi fa.

Rivali nei blog

I critici dicono che OhmyNews non riuscirà tanto facilmente a ripetere l’ exploit fatto in Corea. Deve competere per l’ attenzone degli internauti in mercati sempre più affollati, alcuni dei quali non chiederanno certo scusa per il loro stile di giornalismo un po’ selvaggio.
Oltretutto, i siti di social-networking e molti portali si stanno velocemente sviluppando come distributori di notizie e l’ esplosione del blogging probabilmente renderà privo di attrattive in futuro un sito dedicato unicamente al citizen journalism.

Comunque anche in Corea la durissima competizione per la pubblicità online dovrebbe spingere quest’ anno OhmyNews verso il rosso, secondo i dirigenti dell’ azienda. ‘’In qualsiasi industria nessun modello produttivo è sostenibile senza una costante ricerca di innovazioni per adattarsi ai cambiamenti’’, spiega Jean Min, direttore della comunicazione. E aggiunge che l’ azienda si riprenderà subito con una nuova versione appropriata per l’ era del Web 2.0. Un’ opzione in fase di verifica è quella di ‘dare ai lettori alcuni diritti editoriali’’, dice ancora Min, ma senza aggiungere ulteriori dettagli.

I manager di OhmyNews spiegano che la principale differenza fra I blog e la loro testata è il ruolo dei giornalisti professionisti. I blog non possono avere la credidibilità di OhmyNews, dove i professionisti fanno un ampio lavoro di analisi, di cura editoriale, di controllo dei fatti per filtrare inesattezze, errori e possibili denunce per diffamazione, sostiene l’ azienda. Dunque questo tipo di controllo differenzierà OhmyNews dalle concorrenti fonti di informazione e di commenti.

Per il momento, brutalmente, l’ azienda resta piena di idealismo ma un po’ a corto di strategie d’ affari concrete.

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