IL BLOG DI UNA RAGAZZA IRACHENA CANDIDATO A PREMIO BBC

| 31 marzo 2006 |


Si tratta di Baghdad burning, in cui, da tre anni, Riverbend (questo il soprannome della giovane autrice) i racconta il conflitto e le difficoltà della vita quotidiana nella capitale irachena.
————-

Un blog è candidato ad uno dei più prestigiosi premi letterari inglesi. Ne dà notizia ITNews spiegando che non si tratta di un diario online come tanti. Baghdad brucia (Baghdad burning) è il racconto di una programmatrice di 27 anni che la lasciato il lavoro perché da quando è scoppiato il conflitto era diventato troppo pericoloso andare al lavoro da sola nella capitale irakena.

Il suo diario online è stato pubblicato in forma di libro e selezionato tra i 19 finalisti del Samuel Johnson Prize-BBC Four – del valore di 30.000 sterline (quasi 50.000 euro) – riservato ad opere storiche, memorie e biografie. ‘Riverbend’, questo il nome online dell’autrice, ha iniziato il blog nell’agosto del 2003 e ha scelto di rimanere anonima: ”Sono donna, irachena e ho 24 anni. Sono sopravissuta alla guerra. E’ tutto quello che vi serve sapere. E comunque, e’ tutto quello che conta di questi tempi”, aveva spiegato.

Il vincitore del Samuel Johnson Prize sarà annunciato a Londra il 14 giugno in una cerimonia all’hotel Savoy. Tra gli altri finalisti ci sono opere sulla guerra fredda, sulle donne di Mozart e sulla vita di Shakespeare. Una nuova edizione di “Baghdad brucia” e’ stata annunciata per aprile o maggio.

—————

“Penso che l’occupazione e la guerra mi abbiano resa più consapevole del mondo – aveva raccontato Riverbend nell’ aprile scorso in una intervista concessa ad Alternet (e riportata dal blog mirumir )-. Penso che l’iracheno medio abbia cominciato a guardare in modo diverso a certe situazioni mondiali – come lo tsunami, per esempio. Prima, sarebbe stato difficile immedesimarsi nelle migliaia di persone che vivevano nella paura e senza il necessario. Ora, vedere queste persone senza casa, senza acqua corrente, senza scuole, ci ricorda i nostri rifugiati in fuga dalle città e dai villaggi bombardati o evacuati’’.

’’Personalmente, penso che mi abbia per certi versi indurita. Ora siamo abituati a sentire esplosioni e sirene. Diventa meno spaventoso e traumatizzante con il tempo.

’’Mi ha aiutata a rendermi conto come vi sia ovunque nel mondo (ma soprattutto negli USA e nel Regno Unito) tanta gente ingenua e disinformata. È stato inquietante ricevere e-mail che contenevano affermazioni semplicemente false. Per esempio, la percezione occidentale della condizione delle donne irachene prima della guerra. Prima di cominciare a scrivere il blog non immaginavo che gli americani credessero che le donne irachene fossero come le afgane o le saudite. Non immaginavo che molti americani pensassero che i loro soldati avessero portato in Iraq i computer e Internet. È stato inquietante e frustrante sapere che così tante persone che appoggiavano la guerra lo facevano per le ragioni sbagliate”.

L’ intervista integrale è qui .

I commenti sono chiusi.