Spettacolo e TV

Su RaiPlay c’è un film che non puoi perderti per nulla al mondo, con un Harrison Ford ipnotico

Harrison ford
Un Harrison Ford notevole. Foto: Il potere dei soldi clip, perfezionata con IA - ldi.it

Ci sono film che arrivano troppo presto, vengono accolti con sufficienza, infilati rapidamente nel catalogo dei “thriller tecnologici dimenticabili” e poi, anni dopo, tornano improvvisamente a sembrare più lucidi della realtà stessa.

È esattamente quello che succede con Paranoia, distribuito in Italia con il titolo decisamente meno elegante ma molto più televisivo: Il Potere dei Soldi.

Il film imperdibile con un Harrison Ford indimenticabile

Ora disponibile su RaiPlay, il film diretto da Robert Luketic è una di quelle opere che meritano una seconda occasione. Non perché sia un capolavoro nascosto in stile cineforum radical chic. Anzi.

Il suo bello sta proprio nel modo quasi sfacciato con cui prende il thriller aziendale, lo lucida fino a farlo brillare come un attico di Manhattan e poi lo lascia esplodere dentro una guerra di ego, denaro e tecnologia.

E in mezzo a tutto questo c’è un Harrison Ford che domina ogni scena con una presenza quasi predatoria.

Harrison Ford recita come se fosse l’ultimo grande dinosauro di Wall Street

La vera sorpresa del film non è tanto la trama da spionaggio industriale — fatta di infiltrazioni, prototipi tecnologici e manager pronti a divorarsi vivi — quanto il modo in cui Harrison Ford trasforma il suo personaggio in qualcosa di molto più inquietante del classico magnate cinematografico.

Jock Goddard non parla mai davvero come un villain. Non ne ha bisogno. Ford lo interpreta con quel tipo di freddezza che oggi Hollywood sembra aver dimenticato. Niente monologhi teatrali. Niente cattiveria caricaturale. Solo sguardi pesanti, silenzi strategici e una sensazione costante di pericolo.

GARY OLDMAN

Nel cast anche Gary Oldman. Foto: da Il potere dei soldi – lsdi.it

È il capitalismo tossico trasformato in essere umano. E il film funziona soprattutto per questo scontro titanico con Gary Oldman, altro mostro sacro che qui si diverte chiaramente a giocare sopra le righe.

I due sembrano due squali miliardari chiusi nello stesso acquario, intenti a distruggersi usando persone, aziende e tecnologia come semplici pedine.

Liam Hemsworth è il volto perfetto della generazione sedotta dal potere

In mezzo alla guerra tra i due giganti c’è Adam Cassidy, interpretato da Liam Hemsworth. Ed è probabilmente qui che Il Potere dei Soldi diventa più interessante oggi rispetto a quando uscì.

Perché Adam è il prototipo perfetto del lavoratore contemporaneo ossessionato dall’ascesa sociale, sedotto dall’idea del successo rapido e disposto ad accettare compromessi sempre più tossici pur di sentirsi finalmente “arrivato”.

Attici di lusso, auto impossibili, vestiti perfetti, party esclusivi. Il film costruisce un mondo aziendale così luccicante da sembrare quasi pubblicità di se stesso. Eppure sotto quella superficie elegante si muove qualcosa di profondamente sporco.

La vera intuizione del film è questa: il settore tech viene raccontato non come futuro brillante, ma come nuova giungla finanziaria. E nel 2026 questa lettura appare quasi profetica.

Oggi il film sembra parlare direttamente alla Silicon Valley

Rivederlo oggi, nell’epoca dominata da IA generativa, guerre tra colossi tecnologici e ossessione per i dati, produce un effetto stranissimo.

Molte dinamiche raccontate nel film sembrano improvvisamente molto più credibili. La corsa ai brevetti, lo spionaggio industriale, il controllo delle informazioni, il culto tossico dei CEO visionari: tutto appare incredibilmente vicino alla realtà contemporanea.

E forse è proprio questo che rende Il Potere dei Soldi molto più interessante rispetto a tanti thriller moderni costruiti attorno all’intelligenza artificiale con tono pseudo-filosofico e dialoghi da conferenza TED. Qui il cinismo è diretto. Brutale. A tratti perfino divertente.

Un thriller elegante, velenoso e sorprendentemente attuale

No, Il Potere dei Soldi non è un film perfetto. A volte esagera, a volte indulge nel glamour da catalogo finanziario anni Duemila e in certi passaggi sembra quasi innamorarsi troppo del proprio lusso artificiale. Ma è proprio questo il punto.

Il film non vuole essere realistico nel senso documentaristico del termine. Vuole essere tossicamente seducente, proprio come il mondo che racconta.

E quando Harrison Ford entra in scena, con quello sguardo stanco e feroce da uomo che ha già divorato metà del sistema, tutto il resto passa in secondo piano.

Su RaiPlay ci sono tanti film dimenticabili che scorrono senza lasciare nulla. Questo invece resta addosso. Anche quando provi a liberartene.

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