FIGC scarica Infantino: cosa cambia per il calcio italiano

La FIGC ritira il sostegno a Gianni Infantino per le elezioni FIFA 2027: cosa cambia per Italia, UEFA, club e tifosi.

Gianni Infantino in abito scuro durante un incontro istituzionale con una coppa del mondo

La FIGC ha ritirato il sostegno alla candidatura di Gianni Infantino per un nuovo mandato alla presidenza della FIFA, in vista delle elezioni fissate a marzo 2027. Non è una schermaglia di palazzo: è il segnale che l’Italia del calcio si schiera apertamente con la UEFA nello scontro sulla governance mondiale, dopo settimane di tensioni intorno al progetto Fifa Forward Enterprise e al controllo delle competizioni internazionali.

La decisione pesa perché arriva da una federazione centrale nel calcio europeo, mentre club, tifosi e nazionali guardano già al calendario di Champions, Mondiali e nuove formule dei tornei. Per l’Italia significa scegliere una linea politica sportiva: meno concentrazione decisionale, più peso alle federazioni e maggiori garanzie su merito sportivo, solidarietà e sostenibilità economica del sistema.

Gianni Infantino durante un incontro istituzionale in Brasile nel 2026. Foto: Ricardo Stuckert / PR, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

La mossa della FIGC

Nel comunicato ufficiale, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha spiegato di aver ritirato il sostegno alla candidatura di Infantino per le elezioni FIFA del 2027. La scelta, si legge nella nota, è in piena condivisione con la UEFA e con il presidente Aleksander Ceferin, rispetto alle recenti iniziative promosse dalla FIFA in materia di governance e sviluppo delle competizioni internazionali.

Il presidente federale Giovanni Malagò ha legato la decisione a un’idea di calcio fondata su merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi. È una formula politica, ma anche un messaggio operativo: la FIGC non vuole apparire neutrale mentre in Europa cresce la pressione su Infantino e sulla direzione presa dal governo del calcio mondiale.

ANSA e Rai News hanno ricostruito la decisione come un allineamento italiano alla posizione europea. Il punto più delicato riguarda il progetto Fifa Forward Enterprise, finito al centro delle critiche perché percepito come un tentativo di aprire a investitori privati su asset e competizioni globali. Anche se il piano è stato ritirato, la frattura politica non si è richiusa.

Cosa cambia per l’Italia

Nel breve periodo non cambiano calendari, partite della Nazionale o partecipazioni dei club italiani alle competizioni UEFA e FIFA. La decisione della FIGC non è un boicottaggio sportivo e non tocca direttamente gli impegni sul campo. Cambia però il posizionamento istituzionale dell’Italia: Roma si mette nel blocco europeo che chiede più controllo collegiale sulle scelte globali.

Questo può incidere nei tavoli in cui si discutono format, ricavi, finestre internazionali e tutela dei campionati nazionali. Per Serie A, club e federazione, la partita non riguarda solo il nome del presidente FIFA: riguarda chi decide come si distribuiscono soldi, visibilità e carichi sportivi tra tornei mondiali, competizioni continentali e campionati.

La scelta ha anche un valore diplomatico. La FIGC manda un segnale alle altre federazioni europee e prova a non restare isolata nella fase che porterà alle candidature formali. Da qui a marzo 2027 il fronte contrario a Infantino dovrà però trasformare la critica in una strategia: senza un’alternativa credibile, il ritiro del sostegno rischia di restare un gesto simbolico.

La sede centrale della FIFA a Zurigo, centro delle decisioni del calcio mondiale. Foto: MCaviglia, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.

Il nodo FIFA-UEFA

Lo scontro tra FIFA e UEFA non nasce oggi. Negli ultimi anni il calcio internazionale ha moltiplicato format, tornei e finestre, aumentando il peso economico delle competizioni globali e la pressione sui calendari dei club. La discussione su Fifa Forward Enterprise ha accelerato la rottura perché ha toccato il punto più sensibile: chi controlla il valore commerciale del calcio mondiale.

Per la UEFA, la priorità è evitare che le competizioni internazionali vengano governate con logiche troppo lontane dalle federazioni e dai campionati. Per la FIFA, il tema è finanziare lo sviluppo globale e mantenere centralità su Mondiali e tornei planetari. In mezzo ci sono federazioni nazionali, club e leghe, che vogliono risorse ma temono calendari ingestibili e decisioni calate dall’alto.

La posizione italiana quindi non va letta come una lite personale. Infantino resta il presidente FIFA e conserva una rete internazionale ampia. Ma il fatto che una federazione come la FIGC tolga l’appoggio pubblico rende più visibile il dissenso europeo e può spingere altri soggetti a chiarire la propria posizione prima del voto.

Effetti su club e tifosi

Per i tifosi, la parola governance può sembrare lontana. In realtà produce effetti molto concreti: prezzi dei grandi eventi, orari delle partite, trasferte internazionali, carico fisico dei calciatori, numero di gare e valore sportivo dei tornei. Se le istituzioni calcistiche inseguono solo nuove partite e nuovi ricavi, il rischio è un calendario più ricco per i bilanci ma meno sostenibile per squadre e pubblico.

Per i club italiani, invece, la questione riguarda equilibrio competitivo e accesso ai ricavi. Una FIFA più forte sul piano commerciale può creare nuove opportunità, ma anche aumentare la concorrenza tra tornei. Una UEFA più compatta può difendere Champions, Europa League e Conference, ma dovrà dimostrare di non proteggere soltanto gli interessi dei club più grandi.

La FIGC, scegliendo la linea UEFA, si assume una responsabilità: chiedere regole più condivise senza chiudere il calcio italiano in una posizione difensiva. Il test sarà capire se questa presa di posizione produrrà una proposta su calendari, redistribuzione e tutela dei tifosi, o se resterà una dichiarazione di dissenso in vista delle elezioni.

Conclusioni finali

Il ritiro del sostegno della FIGC a Gianni Infantino è una svolta politica nel calcio italiano, non un terremoto immediato per il campo. La Nazionale e i club continueranno a giocare, ma l’Italia ha scelto di stare nel fronte europeo che chiede una FIFA meno verticale e più controllata dalle federazioni.

La partita vera si giocherà nei prossimi mesi: serviranno candidature, alleanze e proposte credibili. Per ora il segnale è chiaro: il calcio italiano non vuole restare spettatore mentre si decide chi guiderà la FIFA e come verranno gestiti i grandi interessi delle competizioni globali.

Fonti

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Autore: Redazione

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