Pubblicità: oltre 40 aziende aderiscono al manifesto contro lo stereotipo femminile

Pari-o-dispare L’ iniziativa lanciata nel gennaio scorso da’’Pari o dispare’’, il movimento per un uso responsabile dell’ immagine femminile da parte degli investitori pubblicitari, sta inducendo le aziende a ‘’ una riflessione e un’ attenzione diversa nel ‘guardare’ le proprie campagne pubblicitarie’’, racconta Cristina Molinari, presidente del Comitato –Un articolo su Tabloid

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Oltre 40 aziende hanno aderito al Manifesto per un uso responsabile dell’ immagine femminile in pubblicità  lanciato a gennaio dal comitato ‘’Pari o dispare’’. Lo annuncia un ampio articolo sul numero di Tabloid (il magazine dell’ Ordine dei giornalisti della Lombardia) in distribuzione in questi giorni.

Chi aderisce  al manifesto si impegna a non associare il proprio marchio a messaggi discriminatori o degradanti.

‘’Le aziende con cui parliamo riconoscono che l’ iniziativa del nostro Manifesto ha indotto una riflessione e un’ attenzione diversa nel ‘guardare’ le proprie campagne pubblicitarie. Intendiamo continuare su questa strada, proponendo altre occasioni di dibattito e coinvolgendo interlocutori diversi: aziende, pubblicitari, creativi, associazioni di consumatori, ecc’’, racconta Cristina Molinari, presidente del Comitato, tagliando corto sulle evetuali accuse di bigottismo e censura.

‘’Noi non vogliamo mettere il cappotto a nessuno – dice -, chiediamo solo che siano rappresentate più donne reali e non un solo stereotipo. Le critiche sono tutte sciocchezze perché è ovvio che le pubblicità sessiste nascono dall’ incontro di un direttore marketing con la testa vecchia e un pubblicitario privo di idee’’.

Il Manifesto, che è consultabile qui , sottolinea come una pubblicità creativa e innovativa possa ‘’contribuire all’evoluzione sociale nella direzione di una più realistica ed attuale visione della donna e di una compiuta parità di genere’’.

Come?

– Astenendosi dal proporre immagini femminili riduttive o in termini di intelligenza o in quanto associate a stereotipi limitati, ripetitivi e segreganti e promuovendo una diversificazione delle immagini che comprenda tagli, proporzioni, ed età differenti

–  Dissuadendo da una trasformazione esagerata dell’aspetto fisico e dalla produzione di ideali estetici basati sulla finzione;

– Astenendosi dal ridurre il ruolo femminile ad un corpo esposto a sproposito o non pertinente al contesto del prodotto/servizio promosso e ridotto a merce per l’appagamento di pulsioni sessuali;

– Articolando le immagini proposte entro una varietà di registri e una più moderna concezione dei ruoli, rispetto sia alle donne che agli uomini, essendo lo stereotipo bilaterale;

– Garantendo il rispetto della dignità umana e dell’integrità della persona, evitando messaggi che comportino discriminazioni dirette o indirette, o incitamento all’odio basato su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, o contengano elementi che, valutati nel loro contesto, approvino e esaltino la violenza contro le donne.