Free press: nel 2009 un ‘’bagno di sangue’’ (per la gioia dei monopoli)

| 3 Febbraio 2010 |

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La diffusione dei quotidiani gratuiti è scesa del 12% nel 2009 (18% in Europa), con una perdita di 5 milioni di copie al giorno – Gli ultimi dati diffusi da Piet Bakker, il maggior esperto del settore, nella sua Newsletter di gennaio – E chiusure  e tagli hanno portato meno concorrenza, tanto che nella maggioranza dei paesi il modello del monopolio nel settore è diventata la norma

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La diffusione di giornali gratuiti è triplicata fra il 2003 e il 2008, passando da 14 a 42 milioni di copie. Nel 2008 però la tendenza si è fermata e la diffusione è rimasta allo stesso livello del 2007. E nel 2009 invece la diffusione dei quotidiani free ha cominciato a declinare, in maniera rapida. Da 42 milioni del 2008 è scesa a 37 milioni alla fine del 2009 (-12%).

Sono i dati diffusi nell’ ultima Newsletter da Piet Bakker, il maggiore esperto mondiale di free press, che al settore dedica il sito newspaperinnovation.com.

Soprattutto in Europa, dove vengono distribuiti il 60% dei quotidiani free, il calo è sostanzioso. La diffusione è scesa del 5% nel 2008 e del 18% nel 2009. Asia e Americhe (soprattutto Usa) hanno mostrato per la prima volta segni di calo (meno 3% in entrambe le regioni).

Guardando in dettaglio al mercato europeo – rileva Bakker – la situazione, a un primo sguardo, sembra un vero e proprio bagno di sangue. Solo 3 quotidiani gratuiti sono rimasti in UK (Metro, City AM ed Evening Standard), dopo la chiusura di una dozzina di testate. In Svezia è rimasta solo una delle 3 testate nazionali free; in Danimarca 2 su 5 hanno chiuso, oltre a tutte le testate locali; in Spagna il numero dei giornali gratuiti è crollato da 34 del 2006 a 14 di ora; in Svizzera delle 8 testate presenti sul mercato nel 2008 sono rimaste in piedi solo 3.

E tutti i giornali rimasti hanno proceduto a chiusure di redazioni e tagli nella distribuzione. In Germania nell’ ultimo decennio sono stati lanciati 12 titoli, non ne è rimasto nessuno.

L’ Europa orientale (Bulgaria, Ungheria, Repubblica Ceca, Ukraina, Polonia, Croazia, Turchia) mostra lo stesso panorama: meno titoli e calo di diffusione per chi rimane.

Un’ analisi più approfondita – prosegue Bakker -rivela che c’ è anche qualche monopolista che si frega le mani. Metro UK è uno dei giornali che produce più profitti fra i gratuiti a livello mondiale. In Svizzera il giornale più letto è il gratuito 20 Minuten, a cui ora è rimasto un solo concorrente. In Svezia Metro International ha pubblicato la sua più edizione più redditizia per diversi anni, fino a quando è stato costretto ad abbassare le tariffe pubblicitarie per l’ arrivo di nuovi concorrenti. Ma è tornato ad esserlo dopo che i concorrenti hanno chiuso.

Sembra che la posizione migliore per un quotidiano free sia non avere concorrenza oppure averla debole e far parte, o essere alleato a un grosso gruppo editoriale. La confluenza fra Metro ed Herald AM in Irlanda, ad esempio, è il principale ersempio recente di questa tendenza.

Condizioni di monopolio sembravano piuttosto rare fino a qualche anno fa; ma nei 29 paesi europei con quotidiani gratuiti nel 2010 il modello monopolistico sembra invece dominante: Finlandia (Metro, gruppo Sanoma), Ungheria (Metro International), Polonia (Metro, gruppo Agora), Islanda (Frettabladid), Svizzera francese (20 Minutes, Tamedia), Irlanda (Metro Herald), Croazia (24 Sata, gruppo Styria), Turchia (24dk, Dogan Group) e Bulgaria (19 Minutes) si sono spostate verso posizioni di monopolio, mentre ci sono delle situazioni di quasi-monopolio in Svezia (Metro a Stoccolma e Goteborg), Repubblica ceca (Metro, gruppo Mafra).

Belgio (Metro, g. Concentra), Lituania (5min), Serbia (24 Sata, g. Ringier) e Slovenia (Zurnal24, g. Styria) hanno sempre avuto solo un gratuito. E queste testate fanno capo a editori che operano anche nel settore dei quotidiani a pagamento. Non aver concorrenza è estremamente pesante per gli inserzionisti, anche perché offrono delle audience fisse: più giovanili rispetto a quelle dei quotidiani a pagamento, ma più ampie e meno frammentate rispetto a querlle di online, tv e riviste.

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Le testate chiuse

All’ inizio del 2010  c’ erano 210 quotidiani gratuiti al mondo. Almeno altri 154 – come si può vedere dalla tabella qui accanto – sono stati chiusi a partire dal 1999 (fra il 1995 e il 1999 non era stata chiusa nessuna testata). Questo significa che almeno il 45% dei quotidiani aperti sono stati poi chiusi. In Europa hanno chiuso più della metà dei giornali lanciati (95 su 185 testate in totale).

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