(da Xaraan)
È online il manifesto del dominio pubblico, al momento in inglese ma in corso di traduzione in varie lingue. In sintesi, i suoi principi, lanciati dal progetto europeo Communia, coordinato dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino, riguardano questi aspetti:
Storicamente il pubblico dominio, ovvero quelle opere dell’ingegno che si possono usare liberamente, come gli scritti di Alessandro Manzoni o le musiche di Giuseppe Verdi, ha rappresentato un bene comune di cruciale importanza per lo sviluppo della cultura [...]. In base alla corrente normativa sul diritto d’autore (o copyright), fanno parte del pubblico dominio quelle opere mai coperte dal copyright (perché non originali o perché meri fatti, leggi scientifiche, ecc.) o che non lo sono più per la scadenza del limite temporale di protezione previsto dalla legge (in molti paesi 70 anni dopo la morte dell’autore). Nella definizione adottata dal progetto Communia, il termine assume tuttavia un carattere più ampio, estendendosi alle varie forme di “accesso aperto” alla conoscenza, come le opere rilasciate con una licenza Creative Commons. Incluse in questa accezione di “pubblico dominio” sono anche le eccezioni e limitazioni al
Il manifesto del dominio pubblico per aprire l’accesso alla conoscenza
(da Xaraan)
È online il manifesto del dominio pubblico, al momento in inglese ma in corso di traduzione in varie lingue. In sintesi, i suoi principi, lanciati dal progetto europeo Communia, coordinato dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino, riguardano questi aspetti:
Storicamente il pubblico dominio, ovvero quelle opere dell’ingegno che si possono usare liberamente, come gli scritti di Alessandro Manzoni o le musiche di Giuseppe Verdi, ha rappresentato un bene comune di cruciale importanza per lo sviluppo della cultura [...]. In base alla corrente normativa sul diritto d’autore (o copyright), fanno parte del pubblico dominio quelle opere mai coperte dal copyright (perché non originali o perché meri fatti, leggi scientifiche, ecc.) o che non lo sono più per la scadenza del limite temporale di protezione previsto dalla legge (in molti paesi 70 anni dopo la morte dell’autore). Nella definizione adottata dal progetto Communia, il termine assume tuttavia un carattere più ampio, estendendosi alle varie forme di “accesso aperto” alla conoscenza, come le opere rilasciate con una licenza Creative Commons. Incluse in questa accezione di “pubblico dominio” sono anche le eccezioni e limitazioni al
CrossingTV: la web TV che accoglie e contiene le differenze
A fronte della situazione che le cronache di questi giorni riportano soprattutto nei confronti degli stranieri, la migliore risposta è CrossingTV - La TV delle nuove generazioni. Progetto bolognese che riunisce giovani dai sedici ai vent’anni di nazionalità o origine rigorosamente eterogenea (si veda la composizione della redazione), nasce con uno scopo ben preciso che vuole contrapporsi alla passività del piccolo schermo tradizionale.
L’obiettivo principale è scoprire e riscoprire un mondo comune, che è la nostra società in progressiva evoluzione, raccontato da punti di vista diversi, attraverso modalità strettamente legate al mondo giovanile: l’esplorazione e la conoscenza, il gioco e il divertimento, la fantasia e la creatività, e anche l’ avventura. Crossing TV è un luogo dove accogliere e contenere le differenze, dove imparare a lasciarsi attraversare da altri punti di vista nel tentativo di creare un “ponte” culturale, ma anche affettivo, tra le persone e le culture; è un luogo di apprendimenti, dove ciascuno è parte attiva e porta aspetti e realtà culturali diversi, in un confronto continuo.
Avviata con il coordinamento
OpenCongress.org: leggi federali monitorate dai cittadini

Correttezza delle notizie: quegli strani accorpamenti
Alessandro Capriccioli pubblica su RadioRadicale.it il dossier La correttezza dell'informazione e gli strani "accorpamenti" del Corriere.it. O meglio l'incipit di un dossier per il quale chiede contributi ai navigatori. Partendo da ciò che è stato pubblicato sul sito del principale dei quotidiani italiani, inizia però già a rilevare una serie di accostamenti interessanti: per esempio la notizia della morte di Piergiorgio Welby viene seguita da quella relativa a un figlicidio, la presunta logorrea femminile allo spam o un agente di polizia licenziato perché fuori servizio indossava abiti da donna a uno stupro. Ora, saranno anche accoppiate casuali, coincidenze, ma sembra che qualche antenna si stia drizzando. Tanto che Capriccioli scrive:
Pur non volendo applicare alla lettera l'adagio di Agatha Christie secondo il quale «tre indizi fanno una prova», sarebbe opportuno verificare se tali accorpamenti possano essere considerati semplici sviste, oppure se essi costituiscano dei veri e propri tentativi di gettare una luce negativa su determinati argomenti.
[...]
L’obiettività dell’informazione non è data esclusivamente dal tenore letterale delle notizie da divulgare, ma risulta da un insieme di ulteriori elementi che concorrono a costruire la comunicazione, tra i quali particolarmente significativo è il contesto nel quale le notizie vengono presentate.
E conclude chiedendo
Manuali per freelance (e anche per blogger)
How to be a freelance journalist è un articolo scritto dal divulgatore economico Matthew Stibbe sul blog Bad Language. Seppure indirizzato ai giornalisti che lavorano all'esterno delle redazioni e che si interfacciano con l'interno per la pubblicazione dei pezzi, il suo intervento può tranquillamente essere preso come una sorta di vademecum per chi decide di dedicarsi al citizen journalism e ai blog. Quando infatti si parla di autorevolezza, "live sources" e "key research documents", il discorso non si allontana da alcuni dei temi cardine attorno a cui si sta articolando il dibattito sull'informazione dal basso. Tanto che tra le fonti consultate, Stibbe comprende Writing for the Web, "research on how users read on the Web and how authors should write their Web pages".
Rai, l’editoria, la rete e il loro futuro
Permangono le incertezze in merito al nuovo contratto di servizio della Rai diffuso lo scorso 4 dicembre: prima era stata annunciata una riforma piuttosto radicale tanto da arrivare anche a includere le licenze Creative Commons per i contenuti prodotti dal servizio pubblico. Tuttavia un'analisi di Diego Galli sul testo giunto alla commissione di vigilanza, scaricabile da qui, fa notare che, in tema di diritti, non ci sono riferimenti diretti a licenze d'uso più o meno libere e si parla semmai dell'"impiego delle più opportune tecnologie".
Una questione in qualche modo collegata è poi quella della riforma della legge sull'editoria di cui si era parlato qualche giorno fa: il testo da presentare in parlamento dovrebbe derivare alla consultazione diretta dei cittadini attraverso un questionario da scaricare dalla rete. Solo che... sorvolando sul fatto che il questionario e' in .doc (in alternativa ne esiste una versione in .pdf, ma per i cittadini poco avvezzi all'uso di strumenti di editing per questo genere di file diventa complesso compilare il documento per poi rispedirlo per posta elettronica), le domande sono eccessivamente tecnicistiche e
Wikimedia, pubblicità e progetti in rete
Mentre è in corso una discussione a più voci su blog ed etica, un dibattito analogo ha preso il via in seno alla Wikimedia Foundation e alla sua campagna di raccolta fondi. Un buon sunto lo fa Mike Linksvayer in merito, più specificamente, alla questione inserzionisti pubblicitari. Uno dei quali potrebbe essere il braccio benefico della Virgin e in proposito lo scrittore e programmatore canadese Evan Prodromou dice:
«Non sono in sintonia con questa gente, anzi, mi trovo in sostanziale opposizione. Penso però che l'elevato traffico web generato da Wikipedia sia una risorsa che la Fondazione sperpera. Un traffico simile vale decine se non centinaia di milioni in entrate pubblicitarie ogni anno. È denaro che potrebbe essere utilizzato per diffondere (liberamente e gratuitamente) libretti simil enciclopedie a milioni di studenti e bambini, nella loro lingua, in tutto il mondo. È irresponsabile snobbare questa opportunità».
Mentre il fondatore di Wikipedia, Jimmi Wales, rimane ancora fedele al suo concetto di libertà (riassumibile in free as in speech, not free as in beer), avendo in passato confermato l'apertura alla pubblicità sul Time Online (britannico), Linksvayer
I padroni delle notizie: pubblicità occulta e informazione mainstream
Dice bene Giuseppe Altamore, nelle conclusioni del suo libro I padroni delle notizie, quando spiega di aver cercato di "lanciare un allarme". Nel suo breve saggio, infatti, traccia un panorama minaccioso per l'informazione mainstream che ogni giorno viene proposta a chiunque apra un quotidiano o veda un telegiornale. La causa? La pubblicità occulta. L'autore parla di "inquinamento silenzioso [che] contamina il rapporto di fiducia che si instaura tra il giornalista, la testata [...] e il pubblico". Una forma di "inquinamento" nata, almeno per l'Italia, dall'intuizione di un farmacista bresciano che, nella seconda metà dell'Ottocento, colse in pieno le potenzialità di vendita insite nel rapporto tra informazione e pubblicità finendo per fondare una delle concessionarie oggi più fiorenti. (continua...)
Net-Left: nuovo soggetto politico-digitale
Verso la sinistra europea passando per la rete e utilizzando gli strumenti che mette a disposizione. Sono in estrema sostanza scopo e il fulcro di Net Left, nuovo soggetto che si presenta domani, 2 dicembre, a Roma in un incontro pubblico all'Università Valdese. Malgrado la struttura del gruppo sia ancora in costruzione, il relativo blog è attivo da qualche giorno così come i mezzi di coordinamento delle varie attività: una mailing list di discussione pubblica e una di coordinamento riservata agli operativi, oltre all'immacabile wiki. Il mondo dell'attivismo digitale italiano si arricchisce così di un osservatorio sull'innovazione e sulla comunicazione, a cui si affiancheranno eventi al momento in corso di valutazione.
“Sui media non si media”
«Il cosiddetto mainstream informativo-comunicativo [...] è essenziale, a nostro avviso, che lo si guardi, lo si critichi, lo si analizzi, lo si studi da tutte le parti possibili e immaginabili, tranne dalla prospettiva ufficiale che esso propone e impone, quando, descrivendo se stesso, si traveste da rappresentazione della realtà. Poiché già sappiamo che essa è falsa». Giulietto Chiesa non si dilunga nella presentazione di aideM - Rivista di critica della comunicazione (Chiementi Editore), trimestrale al debutto che dirige insieme a Adalberto Minucci. Va al sodo per descrivere l'obiettivo della pubblicazione: smontare ogni genere di contenuto informativo per interpretarlo in base alle logiche politiche ed economiche che stanno alla base. (continua...)