Il ‘’miracolo’’ De Correspondent: come costruire (e gestire) una comunità perfetta

| 1 febbraio 2014 | Tag:, , ,

Correspondent-i-corrispondentiSe il modello di paywall del New York Times funziona non è detto che debba funzionare anche nelle altre testate, perché di NYT ce n’ è solo uno. Ma fra i nuovi players, quelli più piccoli, qualche lezione interessante sul modello abbonamenti sta emergendo. Mathew Ingram, in una analisi su Gigaom descrive come una delle nuove testate che sono riuscite a costruire e a mantenere una forte connessione con la sua comunità sia De Correspondent. Il sito olandese è nato con il crowdfunding e  in 30 giorni è riuscito a raccogliere 1,7 milioni di dollari e ha ora oltre 28.000 abbonati che pagano 6,84 dollari al mese.

 

Una sorta di ‘’miracolo’’, ammette uno dei fondatori, Rob Wijnberg.

 
In un servizio su Fastcolabs – che riprendiamo – Wijberg racconta: “Tutto è iniziato con niente. Non c’ era nessuna piattaforma , non c’ era nessun precedente, non c’ erano soldi . Un sacco di queste persone (che lavorano con me, ndr) avevano dei buoni posti di lavoro nei media tradizionali. E il fatto che in tanti abbiano detto ‘ va bene, proviamo’  e che ora stiano lavorando (…) in un certo senso è un miracolo”.

 
Correspondent-Ciara

Inside The Ad-Free, Crowdfunded Publication That Is Upending The Newspaper Business

 
di Ciara Byrne

(Fastcolabs)

 

Per due anni Rob Wijnberg era stato un redattore di NRC Next, un quotidiano olandese. Quando è stato licenziato, ha deciso che avrebbe ricominciato lanciando una sua pubblicazione, utilizzando un modello economico completamente nuovo.
 
“Ci sono un sacco di problemi nel giornalismo, il più grande è che si ha a che fare sempre con delle eccezioni, non con le regole “, dice Wijnberg. “La tua visione del mondo diventa parecchio distorta se ti limiti a pensare in termini di notizie e mai in termini di contesto. Dopo due anni in quella testata il direttore ci diceva che dovevamo andare nella direzione opposta. Più notizie, quello che sta accadendo oggi’’.

 

Correspondent-WijnbergE così Wijnberg ha deciso di creare un nuovo giornale, che servisse veramente ai lettori – non agli inserzionisti – con cronache reali e inserite nel loro contesto.

 

Ed ecco De Correspondent, un giornale independente, senza pubblicità, e una piattaforma in cui gli investitori sono gli abbonati e gli stessi fondatori.  I corrispondenti del titolo (i ‘’redattori’’ diremmo noi, ma non tutti i corrispondenti sono giornalisti, ndr) coprono dei segmenti di nicchia, dalle questioni della sorveglianza e dalla satira alla cura dei bambini e alle “guerre dimenticate”.

 

Lanciato quattro mesi fa dopo una campagna di crowdfunding che ha raccolto 1,7 milioni di dollari, De Corrispondent ora ha oltre 28.000 abbonati che pagano 6,84 dollari al mese . Se l’Olanda avesse la stessa popolazione degli Stati Uniti gli abbonati sarebbero oltre 500.000.

 

Il profitto che viene distribuito è pari al 5 % , mentre il resto del guadagno viene reinvestito direttamente nel giornale. La pubblicazione ha già i conti in nero. “Se il 40 % dei nostri iscritti non dovesse rinnovare l’ abbonamento il prossimo settembre, potremmo sopravvivere lo stesso”, dice il direttore editoriale, Ernst-Jan Pfauth.

 

La nascita del Correspondent

 
Pfauth, che lavorava al  NRC.nl , sito web di NRC Media,  è stata una delle prime persone che Wijnberg ha cercato di reclutare.

 

“Il sito era un disastro, sostanzialmente un copia-incolla dal giornale’’. (…) Pfauth aveva allora avviato un progetto per valorizzare le competenze dei lettori delle testate del gruppo. “NRC ha mille medici fra gli abbonati – racconta -. Sanno molto di più di qualsiasi redattore che si occupa di sanità’’.  La società che detiene  la quota di maggioranza in NRC Media ha bocciato il progetto  e Pfauth è saltato su un’ altra nave.

 

Il suo punto di vista convergeva con ridefinizione dell’ informazione giornalistica a cui stava lavorando Wijnberg nella progettazione di De Correspondent. Quello che serviva era una piattaforma.

 

La tecnologia incontra il giornalismo

 

I due si sono rivolti a  Momkai, un’ agenzia creativa che ha lavorato a campagne marketing per marchi come Nike e Red Bull, costruendo software personalizzato. “Abbiamo capito che se si vuole fare delle cose per bene, bisogna collaborare realmente e subito’’, spiega Harald Dunnink, direttore creativo di Momkai. “Con giornalisti, designer e sviluppatori che hanno lavorato insieme sin dall’ inizio”. E quindi il CTO di Momkai , Sebastian Kersten, si è unito a Pfauth e Wijnberg diventando il terzo co-fondatore di De Correspondent.

 

Il team per prima cosa ha messo a punto una campagna di crowdfunding di straordinario successo,  evitando le piattaforme di crowdfunding già esistenti come Indiegogo e creando un proprio sito.   “Dal punto di vista della direzione creativa, ho davvero voluto avere il controllo su tutto il progetto – spiega Dunnink -. Non c’ era nessun Kickstarter a dirmi come dovevo fare”.

 

La campagna è stata presentata nel principale talk show  olandese e presto ha registrato risultati record nel campo del crowdfunding per  progetti giornalistici. Un totale di 1 milione di euro (1,3 milioni di dollari) in otto giorni! Alla fine della campagna, durata 30 giorni, 18.933 olandesi avevano contribuito,  per un totale di 1,7 milioni di dollari.

 

Niente più link

 
Una volta che il denaro era in banca e i primi corrispondenti erano a bordo, Momkai si è messo a costruire per i giornalisti un sistema di gestione dei contenuti degli utenti, che è stato chiamato Respondens, così come il sito che gli abbonati avrebbero visto . “Il nostro giornalismo non è quello di ottenere la vostra attenzione. E’ andare in profondità – diceva Wijnberg -. Il design doveva corrispondere a tale missione’’.

 

Non dovendo pensare alla pubblicità, i designer non avevano vincoli. L’ obbiettivo era quello di accrescere la concentrazione sulle esigenze del lettore eliminando occasioni di distrazione. La prima scelta è stata quella di eliminare completamente i link.

 
‘’Non mi è mai piaciuta la presenza dei link all’ interno di un articolo, distraggono – dice Dunnink -. Ma odio anche il fatto di non disporre di un contesto. Noi non linkiamo. Invece di utilizzare i link nel testo di un articolo, preferiamo usare le note a margine, che aggiungono background. Se sono necessari alcuni link importanti, li aggiungiamo alla fine degli articoli, come avviene con le note di uno studio accademico’’.

 

Un altro servizio colma le lacune di informazione che un lettore può avere. “Se conosci già quella notizia puoi saltarla – dice Kersten -. In questo modo non c’ è bisogno di scrivere troppo per quelli che hanno già un alto livello di conoscenza o troppo poco per coloro che non ne sanno niente e che quindi smetterebbero di leggere”.

 
Le immagini sono opzionali. Il primo articolo che il responsabile del settore visuale del giornale, Sterre Sprengers, ha scritto per la testata era dedicato a spiegare perché era stato scelto di usare meno immagini su De Correspondent . “Abbiamo fatto comunque un grosso lavoro sugli aspetti visuali’’, dice Wijnberg. La maggior parte delle immagini le produciamo noi. Non deve essere solo una immagine dentro un servizio. Se non c’ è una illustrazione che aggiunge qualcosa non la realizziamo’’.

 

Contributi, non commenti

 

Nella costruzione del progetto l’ interazione con gli abbonati è stata cruciale. ‘’L’ intera piattaforma la stiamo costruendo col dialogo e non col solito monologo di sempre – dice Kersten – -. E il giornalista deve essere il leader di questa conversazione’’.

 
Gli abbonati possono seguire i vari corrispondenti che condividono con loro la costruzione dei loro servizi, via via che li sviluppano. Solo gli abbonati possono commentare gli articoli, anche se possono condividere i contenuti con altri utenti. “Dopo il lancio, abbiamo visto che le persone commentavano ancora di più di quanto ci aspettavamo – dice Dunnink -. Una quantità pazzesca di contributi e di interventi. Quello che abbiamo notato è che le persone si sentono libere realmente perché sanno che si tratta davvero di un club. Devi pagare per arrivarci. Devi usare il tuo vero nome. Non li definiamo commenti, ma contributi che aggiungono valore alla discussione. Più che altro è un dibattito intellettuale”.

 
Ogni mese un corrispondente anima una serata per gli abbonati. La settimana scorsa Maite Vermeulen ha ospitato un “War for Dummies “, una serata in cui i rifugiati di conflitti come quello in Siria hanno risposto alle domande. Il corrispondente che si occupa di sicurezza, Maurits Martijn,  ha organizzato una serata dedicata alla crittografia spiegando come gli abbonati possono proteggere i loro computer portatili. Queste serate con la redazione sono sempre superaffollate e il giornale sta cercando un’ altra sede per ospitarle.

 

Gli abbonati possono condividere gli articoli con gli amici e questo è il metodo principale per la testata di acquisire nuovi soci. “Un nuovo articolo ci può procurare qualche centinaio di nuovi membri – dice Dunnink -. E ‘ il nostro unico strumento di marketing. Il nostro marketing sono solo i nostri servizi. Lo abbiamo illustrato al New York Times. E loro hanno detto ‘ Oh, ve lo ruberemo questo modello di condivisione’. Siamo usciti dal palazzo e ci siamo detti: ‘E’ la prima volta che siamo entrati nell’ ufficio di un direttore. Mai andati in nessun giornale’ ’’.

 

Dentro il giornale

Correspondent-al-lavoro

 

Ho partecipato a una delle riunioni di redazione settimanali. Si è tenuta nella caffetteria del museo del cinema di Amsterdam,  The Eye. E’ a cinque minuti di cammino dalla sede del giornale, in un ex laboratorio della Shell, A Lab. La maggioranza dei ‘’corrispondenti’’ sono fra i 20 e i 30 anni, con pochissimi veterani di età superiore. I servizi progettati andavano da un articolo sugli omosessuali in Uganda alla questione della sorveglianza ai giochi di Soci, agli hooligan sessuali (bande di ragazzi che molestano donne  anziane) in Olanda.

 

“In un giornale di solito il redattore capo dice: ‘abbiamo questa notizia, che facciamo?’ – racconta Wijnberg -. Non c’ è un interesse personale di qualcuno verso quella notizia, ma solo genericamente il fatto che essa sia importante. Da noi invece è il contrario. Sono i corrispondenti che mi dicono di cosa hanno intenzione di scrivere e perché pensano che sia importante. Potrebbe essere qualcosa di attualità, diciamo, va bene. Ma anche se non lo fosse, andrebbe bene lo stesso. In un giornale si direbbe: perché adesso? Qui da noi invece diciamo: perché è importante?’’.

 

Wijnberg è chiaramente orgoglioso della sua squadra. “Tutto è iniziato con niente – commenta -. Non c’ era nessuna piattaforma , non c’ era nessun precedente, non c’ erano soldi . Un sacco di queste persone avevano dei buoni posti di lavoro nei media tradizionali. E il fatto che tutte queste persone abbiano detto ‘ va bene, proviamo’  e che ora stanno lavorando e noi siamo qui su queste sedie, in un certo senso è un miracolo”.

 

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