Apriamo i cassetti: Foia.it chiede alla Presidenza del Consiglio di accedere al “dossier Cottarelli”

| 9 Dicembre 2014 | Tag:, , ,

Tasse e tagli alla spesa sono temi cronicamente all’ordine del giorno. Il Commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, si è dimesso ormai da mesi, non senza polemiche. E da mesi si attendono i documenti, 25 per l’esattezza, che il suo gruppo di lavoro ha elaborato durante questo controverso anno di attività. Documenti prima annunciati come salvifici, ora declassati a semplici slide – tuttavia gelosamente riposti in qualche cassetto di Palazzo Chigi. Non conoscibili. Inaccessibili.

 

Si tratta di un tema di interesse nazionale, ma che ci tocca individualmente tutti, quotidianamente, sotto forma dei disservizi nei quali ci imbattiamo (che un’attenta spending review contribuirebbe a ripianare), piuttosto che al momento di pagare le tasse (che diminuirebbero se non dovessero coprire gli sprechi e i disservizi di cui sopra), e via discorrendo.

 

La Iniziativa per l’adozione di un Freedom of Information Act in Italia (www.foia.it) ha inoltrato alla Presidenza del Consiglio una formale richiesta di accesso al dossier Cottarelli. In calce trovate i modelli utilizzati, già compilati in ogni loro parte: uno per le associazioni con finalità analoghe a quelle di FOIA.it; uno per i giornalisti, in virtù del loro diritto di cronaca (già minacciato da una recente decisione del Consiglio di Stato). L’invito è a scaricare e inoltrare quante più richieste possibile alla Presidenza del Consiglio. E coinvolgere altri a fare altrettanto.

 

Oggi la legge italiana non riconosce ai semplici cittadini il diritto di accedere a tali documenti, sebbene di interesse comune; al contrario lo limita fortemente. Una richiesta massiva, da parte di soggetti maggiormente legittimati quali giornalisti, organi di informazione o associazioni, aumenta le possibilità di vedere riconosciuto quello che dovrebbe invece essere un diritto acquisito da ciascuno, a prescindere dalla professione svolta: conoscere in che modo le istituzioni operano per suo conto e a sue spese.

 

Se anche in Italia, come in decine di Paesi del mondo, vigesse una legge come il Freedom of Information Act (FOIA), questo diritto sarebbe sancito, concorrendo alla creazione di una Pubblica Amministrazione più trasparente efficiente e partecipativa, ponendo il rapporto tra quest’ultima e i cittadini su di un piano di ritrovata parità, e affrancando l’Italia dallo status di Paese diversamente democratico in cui versa anche a causa di ritardi normativo-culturali come quello relativo ad una adeguata legge che sancisca in modo inequivocabile e netto il diritto di chiunque ad accedere ai documenti della PA, anche ai fini di controllarne l’operato.

 

C’è da augurarsi che i limiti posti dalla normativa vigente siano colmati dalla volontà, e dalla coerenza, della Presidenza del Consiglio, che ostenta proprio la trasparenza e un rinnovato rapporto tra Istituzioni e cittadini tra i pilastri del proprio mandato. D’altronde, il Premier Renzi ha già promesso in più occasioni che avrebbe prioritariamente varato una legge come il FOIA: dalla campagna elettorale per le primarie del PD, fino al discorso di insediamento a Palazzo Chigi, passando per diversi dibattiti pubblici.

 

Intanto però l’Italia sprofonda, anche nelle classifiche e negli indici internazionali su trasparenza e corruzione.

 

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