Quotidiani, nuove previsioni sulla morte della carta, mentre De Kerckhove lancia un appello alla sua tutela

| 5 ottobre 2011 |

Carta

Nel 2040 si estinguerà l’ ultimo giornale cartaceo (negli Usa ciò avverrà già nel 2017), secondo Francis Gurry, direttore dell’agenzia dell’Onu per la proprietà intellettuale – Intanto il sociologo belga collaboratore di Marshall McLuhan invita i governi a tutelare la carta perché, dice, ci protegge dall’ ”Alzheimer digitale”

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Se Derrick De Kerckhove è convinto che la carta va tutelata perché ci protegge ‘’dall’ Alzheimer digitale’’, dalla Svizzera arriva una nuova previsione sulla ‘’morte’’ della carta nel quotidiani.

Questa volta è Francis Gurry, direttore della World Intellectual Property Organisation (WIPO), l’agenzia dell’Onu per la proprietà intellettuale, a fissare per il 2040 l’ estinzione definitiva della versione cartacea dei giornali a favore di una vita unicamente digitale, avvertendo anzi che negli Stati Uniti ciò dovrebbe avvenire molto, molto prima, già nel 2017.

Gurry ha affidato queste sue previsioni a una intervista alla Tribune de Geneve, insieme a una osservazione all’ insegna della massima asetticità: ‘’Si tratta di un’ evoluzione, non c’ è niente di buono né di cattivo. Ci sono degli studi che lo dimostrano’’. Aggiungendo che negli Usa vengono già vendute molte più copie di giornali digitali che non quelle stampate e che nelle città ci sono sempre meno librerie.

A Roma, al contrario, nella sede della Federazione editori (Fieg) De Kerckhove – direttore scientifico di Media Duemila e professore di Sociologia della cultura digitale all’ Università di Napoli –  ha invitato i ministeri dell’ Istruzione dei vari Paesi a “proteggere la carta, così come è stato fatto per il teatro e per la cultura in generale, per rendere coscienti le popolazioni anche attraverso campagne che invitino alla lettura sui mezzi tradizionali”.

“Il lettore digitale deve continuamente prendere decisioni su quale link seguire e quale ignorare e rischia di essere disorientato dal web, mentre il cloud computing esteriorizza le sue capacità cognitive – ha argomentato de Kerckhove – Sul mezzo cartaceo invece la parola si fissa e cresce dentro di noi. La carta mantiene dunque il cervello dentro il corpo. Oggi non abbiamo più memoria perché ci stiamo abituando ad averla fuori del nostro corpo. Pensiamo al cloud compiuting quale memoria universale, dove contiamo di conservare ogni nostro segmento di conoscenza”. Insomma “l’utente che legge on line non vuole pensare – ha sostenuto il sociologo illustrando un suo studio -. Vuole avere informazioni nel minor tempo possibile e i designer del web studiano le pagine in modo da impedire il pensiero”.

La carta, invece, consente una lettura più veloce ed induce ad analisi più profonde, inoltre è un mezzo personale che si può toccare. “La luce cade sulla carta – ha affermato ancora de Kerckhove, citando Marshall McLuhan con il quale ha lavorato per oltre 10 anni – ed evita l’aggressione dello schermo con la luce che arriva verso il volto”.

(via Afp, Ansa, Asca)

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